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Viaggio segreto (in cassaforte) della Sacra Sindone: da Torino, Ceva, Garessio, Ormea, Pieve di Teco, Oneglia, Savona, Genova

Il 25 giugno 1706 la Sacra Sindone si ferma a Ceva. E’ l’anno 1706 quando, il Piemonte invaso dai Francesi, Vittorio Amedeo II, stretto a Torino dall’assedio, decide di mettere in salvo la famiglia: la madre, la duchessa Giovanna Battista di Savoia Nemours, dalla moglie Anna d’Orleans, coi figli Vittorio Filippo e Carlo Emanuele (il futuro Re Carlo Emanuele III), nonché dai principi di Carignano Emanuele Filiberto e sua moglie Caterina d’Este e, accogliendo un invito della Repubblica di Genova, decidono di raggiungere Genova portando con loro la Sacra Sindone, per preservarla dai francesi.

La Sacra Sindone contenuta in questa cassaforte dei Marchesi di Ceva

Mercoledì 16 giugno 1706 Vittorio Amedeo II, stretto a Torino dall’assedio francese, affida alla madre la Sindone che, in quel giorno, venne sfiorata da una palla di cannone che aveva attraversato la cupola della Cappella del S. Sudario mentre il generale La Feuillade, comandante delle truppe francesi, aveva dichiarato con spavalderia che avrebbe cantato il Te Deum proprio in quella cappella….

Già da qualche tempo il Duca aveva aperto trattative segrete con la Repubblica per sapere se, in caso di emergenza, la sua famiglia avrebbe potuto essere temporaneamente ospitata nella fortezza di Savona, ma la Repubblica aveva consigliato il soggiorno a Genova, con il pretesto di una accoglienza più consona alla Famiglia Reale. Il viaggio ebbe dunque inizio. La prima sosta avvenne a Cherasco, dove la Sindone, come testimoniato da una lapide commemorativa, fu esposta tre giorni ,per proseguire poi alla volta di Mondovì, e giungere il 25 giugno a Ceva dove la famiglia Ducale venne ospitata da Carlo Emanuele Pallavicino, Marchese di Priola e dei Marchesi di Ceva e la Sacra Reliquia custodita in un’apposita cassaforte collocata in una camera appartata, con lumi accesi e decorosi addobbi.

Il viaggio prosegue poi per Garessio, Ormea, e il 28 giunge a Pieve di Teco, “prima terra del Genovesato” dove venne accolta con ogni rispetto e devozione… Ancor maggiore fu l’accoglienza che la carovana trovò ad Oneglia, con le acclamazioni di un popolo fedele, che fiancheggiava la strada ai due lati per oltre di dodici miglia. La loro entrata in città fu un trionfo festeggiato con lieti suoni di campane, con salve di artiglierie, con generale illuminazione e con tanta pubblica gioia. A causa di condizioni meteorologiche avverse, la loro partenza non poté aver luogo prima del 16 luglio, data in cui la Corte si imbarcò sulle cinque galere che la Repubblica aveva inviato, accompagnate da un’ambasciata di quindici nobili capeggiati dal Marchese Negroni de Negri Rivarola. Prima di giungere a Genova, la famiglia sostò a Savona “dove trovò apparecchiati gli alloggi nei palazzi Gavotti e Ferreri, messi in comunicazione per mezzo di un ponte levatoio.

Sabato 17 luglio 1706, ore 22. Finalmente le principesse e la Sacra Sindone giungono a Genova. Quasi in incognito. Tuttavia l’accoglienza fu grandiosa e le principesse sbarcarono al Ponte Reale, che per l’occasione era stato coperto di tappeti. L’appartamento superiore del Palazzo, fatto preparare in Multedo, ospitava Madama la Duchessa e i Principini e l’inferiore, al piano del portico, à Madama Reale. Da ciò si può dedurre che anche la Sacra Sindone si trovasse nella villa, in quanto era “affidata personalmente alla Duchessa Madre”.

La Sindone,”entrando in terra genovese, secondo gli accordi convenuti doveva d’ora in poi viaggiare in incognito” come avevano sottolineato gli inviati di Vittorio Amedeo alla Serenissima Repubblica per chiedere la temporanea ospitalità specificando che “il favore sarà maggiore se sarà praticato con tutta la più desiderabile cautela e segretezza”. Il governo genovese, da parte sua, si impegnò “per rendere il luogo più sicuro, aumentò il numero delle guardie alle porte ed ai terrapieni e una guardia speciale fu stabilita nel palazzo del marchese Pallavicini Ignazio, ove soggiornavano le Principesse…”.

Finalmente Torino fu sciolta dall’assedio, e il 13 settembre gli inviati di Vittorio Amedeo furono ricevuti dal Doge e gli presentarono i più vivi ringraziamenti; con il beneplacito del Senato nuovamente fu concessa la flotta al comando del Rivarola per la partenza, che ebbe luogo il 21 settembre imbarcandosi alla volta di Savona per poi ripercorrere a ritroso il tragitto dell’andata. Man mano che la Sindone ritornava nei suoi stati l’incognito si dileguava e le dimostrazioni di stima e affetto della popolazione riprendevano. Il 2 ottobre tornò a Torino e la preziosa reliquia fu riposta nella sua Cappella dal Beato Sebastiano Valfré che ne diede immediata comunicazione a Vittorio Amedeo, impegnato in operazioni belliche al campo militare di Cava Corta, presso Lodi.

Quello di Genova fu l’ultimo viaggio della Sindone fino alla Seconda Guerra Mondiale.

Luciano Bona

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