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Storia triste da ex cantiere navale sul mare
Pietra Ligure un progetto arenato e superato
Urge la ‘variante’ senza porto e poco cemento

La Lista civica dei pietresi ha chiesto che si discuta in consiglio comunale la situazione della mancata riconversione dell’ex cantiere navale di Pietra Ligure. Un progetto che ‘favorito dal decreto Burlando’ avrebbe dovuto portare alla realizzazione di un approdo turistico e cantiere di rimessaggio, insediamenti abitativi, ricettivi, commerciali, aree verdi. E garantire quell’attività occupazionale che si era ‘persa’ con la chiusura dell’attività cantieristica. Un progetto di sviluppo con valenza sociale. Non si è fatto nulla. Ora l’opposizione consiliare chiede di intraprendere la strada della trasformazione dell’area sul mare con interventi di riqualificazione: poco cemento e servizi a beneficio della comunità. I privati non devono essere penalizzati, ma la città deve pensare al suo futuro senza perdere altro tempo.

Punto da iscriversi all’O.d.G del prossimo Consiglio Comunale

La situazione dell’inattuata riconversione dell’area del cantiere navale. Determinazioni

All’insediamento dell’Amministrazione comunale del sindaco Valeriani, la riconversione dell’area del cantiere navale era stata data per imminente : i lavori avrebbero dovuto cominciare subito dopo il rilascio delle ultime, definitive autorizzazioni.

Il progetto era in fase così avanzata e la determinazione ad attuarlo era così forte che il sindaco uscente, De Vincenzi, si era fatto immortalare, alla vigilia delle elezioni, col piccone in mano, all’atto della demolizione parziale delle astanterie prospicienti la curva presso il passaggio a livello.

Dal 2014 alla fine del 2016, si sono susseguite reiterate dichiarazioni provenienti dall’amministrazione Valeriani, che annunciavano l’ormai imminente inizio dei lavori secondo le direttive del progetto approvato.

Queste si riassumevano nei seguenti punti:

1) Costruzione di un cantiere navale e reimpiego delle maestranze provenienti dal vecchio cantiere navale, nella nuova struttura, dedita al rimessaggio ed alla riparazione di pànfili e Yachts, prevista nella zona “a ponente” delle opere “a mare” di tutta l’area medesima.

2) Costruzione “ex novo” di un porto turistico di pregio per nautica da diporto.

3) Cessione al Comune di Pietra Ligure del palazzo posto su via don Giovanni Bado.

4 Riconversione in edilizia civile del palazzo un tempo destinato ad ospitare la direzione e le sale tracciati del cantiere, tale da ospitare residenze e destinazioni commerciali.

5) Erezione di nuovi edifici di edilizia civile, atti ad ospitare fino a oltre 210 nuove unità abitative o appartamenti.

6) Costruzione di un nuovo grande edificio destinato ad “Albergo”.

7) Inoltre: spazi a destinazione servizi pubblici.

C’è da aggiungere che l’attuale intera “riconversione” dell’area, da area “industriale” ad area “mista”, “residenziale, alberghiera, commerciale, turistico-nautica, servizi”, era stata ottenuta solo grazie al fatto che, invocandosi come iter procedimentale il “decreto Burlando“, permaneva, comunque, un’attività di carattere “industriale”, con la previsione della costruzione di un nuovo cantiere. Esso, come detto, avrebbe dovuto “riassorbire” i lavoratori provenienti dall’attività precedentemente esercitata in loco e offrire, pure, nuova occupazione, che veniva pronosticata fino a 30 nuovi dipendenti.

Il “decreto Burlando” proprio per le implicazioni e le finalità di valore “sociale”, quali quelle del mantenimento dell’occupazione e di un’attività lavorativa di carattere “industriale”, aveva consentito tempi e procedure più rapide ed “attenzioni” diverse nell’esame e nell’approvazione del progetto.

Infatti, sarebbe stato pur possibile promuovere un iter procedurale di “mera ristrutturazione urbanistica ” fine a se stessa, che mirasse alla piena riconversione urbanistica dell’area nel senso dello sfruttamento delle sue potenzialità edificatorie e di un recupero delle volumetrie esistenti, non considerando per nulla né la previsione di un parziale mantenimento industriale, né ipotesi di collocazione dei lavoratori del precedente cantiere, né, men che meno, prospettive di sviluppo ed incrementi occupazionali successivi.

Tuttavia, una tale procedura avrebbe dovuto seguire i tempi ed i modi previsti per le ordinarie “varianti” agli strumenti urbanistici, tali che, forse, a tutt’oggi, essa avrebbe potuto essere ancora in corso ed il proprio iter, non ancora compiuto.

L’intero attuale progetto ha avuto, quindi, la possibilità di essere così approvato proprio perché basato sul presupposto del mantenimento e dell’incremento dell’occupazione e sulla conferma di una destinazione di carattere industriale, (il nuovo cantiere), seppur ridotta e parziale, nell’area oggetto dell’intervento.

Il presupposto era quello ora citato: diversamente il “decreto Burlando” non avrebbe potuto invocarsi ed il suo iter procedimentale non avrebbe potuto essere percorso.

Ora, a Giugno 2017, risulta, invece, che i lavoratori del precedente cantiere navale sono stati tutti licenziati, meno uno “trasferito” a Sarzana. Non uno è stato reimpiegato nelle attività di riconversione dell’area del cantiere: anche perché non sono nemmeno ancora incominciate. Né per nessuno vi è nemmeno la prospettiva del nuovo cantiere che, nell’ambito della riconversione dell’area, avrebbe dovuto essere realizzato come “prima opera”, ma che, anch’esso, nemmeno, è stato ancora iniziato.

Gli organi d’informazione riportano notizie circa presunte difficoltà della società privata titolare del progetto, nella sua esecuzione; si è pervenuti ad ipotizzare, addirittura, una “vendita” del progetto stesso a soggetti attuatori, muniti di una più consistente “solidità finanziaria”, in grado di reggere l’onerosità dell’impegno economico.

Nell’ultimo Consiglio Comunale, il Sindaco Valeriani Avio, rispondendo alle critiche dell’opposizione, che gli attribuisce responsabilità sulla mancata attuazione del progetto, da lui tanto “sbandierato” in campagna elettorale come priorità assoluta , ha dichiarato, sostanzialmente, che “il mondo dal 2007 è cambiato e che con il crollo del mercato dell’edilizia, sono profondamente cambiate le condizioni che consentivano l’attuazione del progetto stesso.” Confermando, indirettamente la sussistenza di difficoltà vere nella sua attuazione.

Tuttavia, come scritto più sopra, è dal 2014 che il Sindaco Valeriani ha più volte solennemente annunciato l’inizio dei lavori, spostandolo tutte le volte, gradatamente, in là nel tempo, quando questi, alla data preannunciata, non erano stati eseguiti.

L’ultimo inizio SICURO dei lavori di riconversione dell’area del cantiere, secondo il piano dei lavori stessi depositato in Comune nel Gennaio 2016, “ prevedeva la partenza dei lavori di demolizione per Settembre-Ottobre 2016 , con l’avvio delle successive attività di costruzione e messa in sicurezza dell’area stessa “.

Oggi la situazione è di uno “stallo” totale e le dichiarazioni del Sindaco Valeriani non fan altro che confermarlo.

Quello che sconcerta è che, al di là di ” telefonate ” e di un’opera di persuasione “blanda”, il Comune di Pietra Ligure non abbia esercitato, né eserciti i propri poteri “pubblici” di pressione per avere l’attuazione degli accordi a suo tempo stipulati tra istituzioni ed organi di rappresentanza imprenditoriali e sociali.

Di questo al Sindaco gliene è già stata rivolta critica esplicita dai sindacati dei lavoratori, quando gli operai sono stati messi in mobilità e successivamente licenziati dall’azienda titolare del progetto, senza che l’Amministrazione Valeriani non sia andata oltre l’espressione di una solidarietà di “sola facciata”, senza intraprendere qualsiasi altra valida, decisa iniziativa a loro sostegno. Ed il risultato si è visto.

Paradossalmente, si sta ora producendo proprio quello che, in campagna elettorale, la LISTA CIVICA DEI PIETRESI aveva prospettato, cioè: l’inattuabilità del progetto sostenuto dall’Amministrazione Comunale, per i suoi costi eccessivi e per le mutate condizioni generali di mercato.

Prima ancora, questa posizione era stata espressa in Consiglio Comunale dalla precedente opposizione tramite il proprio capogruppo Ciribì.

Per queste ragioni, era stato presentata all’opinione pubblica una bozza di progetto alternativa che prevedeva meno opere “onerose”, come la costruzione del nuovo porto turistico, che non rappresenta neanche una necessità, essendo distante solo alcune centinaia di metri in linea d’aria con quello di Loano e, quindi, meno nuova edilizia e più spazi verdi.

Con il licenziamento “di massa” dei lavoratori del vecchio cantiere navale e, conseguentemente, riteniamo, con la non realizzazione del nuovo previsto cantiere navale, vengono meno i presupposti per i quali era stato percorso con successo l’iter procedimentale del “decreto Burlando”, quindi, il progetto stesso sarebbe da considerarsi, di per sé, decaduto.

Se, oltre a ciò, si considerano le valutazioni espresse dal Sindaco Valeriani nell’ultimo Consiglio Comunale, che reiterano altre sue precedenti dello stesso contenuto agli organi d’informazione, circa le difficoltà d’attuazione del progetto per le mutate condizioni economiche generali, si capisce bene che ben difficilmente il progetto approvato potrà essere attuato così com’è.

D’altronde, i nuovi massicci interventi di nuova edilizia per oltre 35.000 metri cubi e 210 nuovi appartamenti, che avrebbero potuto esser in qualche modo sforzatamente giustificati con il mantenimento dei posti di lavoro e con l’apertura di nuove prospettive di incremento occupazionale, non hanno più nessuna, ma proprio nessuna, ragione di sussistere, se non sussistono più le motivazioni di carattere “sociale” che potevano renderli “accettabili”.

Questo progetto, nelle attuali condizioni e con le attuali previsioni di intervento, non sta diventando null’altro che la rappresentazione di un’ennesima colata di puro cemento nella zona tra le più belle della città. Una città che proprio perché soggetta ad un brutale saccheggio edilizio negli anni sessanta e settanta, ha più bisogno di spazi liberi e di salvaguardare quanto le resta della sua antica bellezza, che non certo di nuove cementificazioni massicce, dissimulate come “riconversione ” o “risanamento “; potrebbero essere tali se stessimo parlando di “fiori”, invece, stiamo parlando di “cemento armato”!

Alla luce di tutte le considerazioni sopraesposte, si ritiene quanto mai opportuno un’esame approfondito dell’attuale situazione del progetto approvato di riconversione dell’area del cantiere navale, considerando lo stesso:

1) Decaduto, essendo venuti meno i presupposti che giustificavano la sua approvazione tramite le procedure del ” decreto Burlando”.

2) Inattuabile, sentite e considerate le dichiarazioni del Sindaco di Pietra Ligure Valeriani Avio, circa le profondamente mutate condizioni economiche generali e del mercato edilizio dal 2007 ad oggi.

3) Inaccettabile, svolte le considerazioni di cui al precedente punto 1, in quanto, venendo meno le ragioni di ordine “sociale” che lo supportavano, lo stesso progetto non costituisce nient’altro che una nuova colata di cemento, che “sfigura” in modo grave il fronte mare della città.

Per tutto quanto sopra,

Si propone che le delibere finora espresse sul tema dall’Amministrazione Comunale di Pietra Ligure, vengano REVOCATE.

Venga, inoltre, redatto un nuovo progetto che, essendo stata eliminata la forza lavoro specializzata dei dipendenti del cantiere navale, non contempli più nessuna previsione delle opere “a mare”, come il nuovo porto turistico, per di più non necessario, che inciderebbero in modo pregnante sui costi dell’intera operazione urbanistica, per una somma ipotizzata in ben oltre 22 milioni di euro.

Conseguentemente, non dovendosi più sopportare, da parte del soggetto attuatore, oneri per interventi pubblici così rilevanti, RIDUZIONE consistente dei nuovi interventi di nuova edilizia privata che, a loro volta, non dovrebbero più “compensare ” l’onere del costo delle stesse opere pubbliche se non non più fattibili.

Concludendo,, il nuovo progetto dovrebbe seguire delle semplici linee guida così riassumibili:

1) Non opere costosissime e non necessarie, come il nuovo porto.

2) Meno cemento, quindi meno nuovi palazzi, meno nuovi metri cubi, meno nuovi appartamenti.

3) Più spazi liberi, più spazi verdi, più parcheggi pubblici : più salvaguardia per questa zona sul fronte mare della nostra città.

Pietra Ligure, 9 Giugno 2017

Mario Carrara

Capogruppo Consiliare Lista Civica dei Pietresi

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