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La Terra Brigasca si interroga sul suo futuro
Due giorni di convegni e gite a Upega
Ma urgono investimenti pubblici e privati.
A Carnino l’incontro 2017 ‘Genti Brigasche ‘

Terapia d’urgenza al capezzale del moribondo ? La Terra Brigasca: servono investimenti pubblici e privati, c’è chi è stanco di buone parole e promesse al vento. Priorità allo sviluppo sostenibile per creare un ciclo virtuoso di posti di lavoro. Per non dimenticare questa terra nel cuore delle Alpi Liguri, sospesa tra Italia e Francia. Per non sciupare i suoi tesori, valorizzare ciò che la può rendere attrattiva e produttiva per lo sviluppo. Un incontro – convegno di due giorni  (24-25 giugno) a Upega dove non ci si occuperà solo di dibattere temi ed argomenti di stretta attualità, a partire dalle ferite e dalla ricostruzione post alluvione del 24 novembre 2016. Saranno anche ore di relax e di ‘ cultura ‘ dell’anima e del corpo. Conoscere per apprezzare e tramandare, propositivi ed incisivi. Mentre domenica, 3 settembre, per la prima volta nella storia brigasca, si terrà nella culla di Carnino il ritrovo annuale delle ‘Genti Brigasche’ (Encontr en Tèra Brigasca). Una rimpatriata all’insegna dell’amicizia e coesione.

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Andiamo in ordine di date. Il primo, importante e qualificato, appuntamento nell’ultimo week end di giugno. Spiega il presidente dell’Associazione A VaštéraGiovanni Belgrano, medico e specialista di lungo corso: “Si tratta di una due giorni alla ricerca e valorizzazione di peculiarità della nostra Terra Brigasca, con i suoi endemismi e con la sua storia. Il secondo giorno si tenterà soprattutto di trovare vie percorribili di sopravvivenza per i nostri paesi, in questa fase molto difficile per un concatenarsi di eventi e situazioni. Ci sono relatori di ottimo livello e prestigio. E’ inoltre prevista una escursione in compagnia del prof. Enrico Martini, illustre botanico, alla ricerca sul campo di fenomeni per cui alcune specie animali o vegetali sono esclusive del territorio. La sede dell’incontro è il locale coperto della Pro Loco Upega. Tutti sono invitati. In calendario una mostra di fotografie del territorio e la possibilità di acquistare prodotti locali.”

Lo scopo dichiarato è esaltare quanto di buono c’è ancora in Terra Brigasca e quanto soprattutto si può in prospettiva realizzare, tenendo conto dello spopolamento e, non ultimo, dei danni post-alluvionali. Si pensi alle condizioni off limits in cui versa ancora Piaggia, capoluogo di Briga Alta. Si pensi alle condizioni dell’ex strada militare Monesi – Limone di Piemonte la cui praticabilità, dopo i lavori e la normativa sul transito di automezzi, motomezzi, resta un punto interrogativo. Ci sono infatti diversi tratti con gravi danni. Lavori di risistemazione. Il suo blocco estivo sarebbe un ulteriore ‘mazzata’ al turismo pendolare e della natura, all’economia di una realtà segnata già da anni di declino e che stava dando i primi segnali di ripresa. Grazie anche alla Monesi – Limone, al primo tratto della seggiovia, in attesa che la Regione trovi i soldi per il secondo e ultimo tratto verso il Redentore.  In attesa che si decida  di ripristinare nella stagione estiva, come accadeva fino agli anni novanta,  la funzionalità della seggiovia che poteva beneficiare, con l’Alta Val Tanaro e Alta Valle Arroscia, del movimento turistico italiano e straniero che soggiornava nel ponente ligure, da Genova a Ventimiglia. I gitanti mare – montagna.

Alpi Liguri e Alpi Marittime, due parchi che ospitano una delle maggiori aree carsiche d’Europa, ricorda il testo del ricco ed interessante del programma  della due giorni di giugno, dove tra i moderatori spicca il nome di Marco Scajola, imperiese Doc, assessore all’Urbanistica e al Demanio, ma anche alla pianificazione territoriale, tutela del paesaggio, politiche abitazione ed edilizia, attività  estrattive e rapporti con i lavoratori transfrontalieri.

Scajola ospite per un giorno, c’è da augurarsi in compagnia del papà l’onorevole Alessandro,  già vice presidente Carige, di un territorio ricco di oltre 700 grotte censite, percorsi alpinistici, escursionistici, scii alpinistici, ciclistici, equestri.  Un territorio con fauna di pregio come l’aquila, il gipeto, gallo forcello, pernice, lepre, caprioli, daini, stambecchi, cervi, cinghiali ed assai più discreto il lupo.

Un territorio che può vantare un unico dialetto a forte componente occitana – roiasca, tra Liguria e Provenza, “rimasto integro per secoli e principale legame di coesione”. Con la cultura della pastorizia e transumanza che ha segnato il corso degli ultimi secoli, tra Tolone e Finale Ligure, dove migravano d’inverno i pastori, con la loro la gastronomia, la cucina ‘povera’ ma salutare, con usi, costumi, persino monumenti.

E’ con questi contenuti che l’Associazione A Vaštéra e il Cai di Imperia si propongono di portare in ‘prima pagina’, alla ribalta, “natura, cultura e potenzialità economiche”.  I bisogni più urgenti ed indilazionabili delle popolazioni, ma anche dei proprietari di seconde case. Con aspettative da non deludere dopo tavole rotonde, convegni, incontri, promesse che si ripetono nel corso dei decenni creando quel clima di sfiducia di cui soffre gran parte del Belpaese.  Non essere dimenticati, si suole dire dalla politica, dalla società civile, e dall’informazione sia essa on line, cartacea, televisiva, radiofonica. Qui non serve un giorno da leoni, serve pure l’impegno e l’attenzione costante dei media. Quei riflettori della cronaca che non devono limitarsi ai grandi eventi, alle feste, alle sagre, alle passerelle del politico di turno.

Oggi, nel 2017, sono chiamati a dare il loro contributo intellettuale e di esperienza di vita, di lavoro, professionale, Franco Bianchi direttore del Parco Alpi Liguri, Emilio Cordeglio tenace e popolare operatore turistico ad Imperia (Etlim),  Paolo Riba  responsabile  ‘Morinesio Apes Doc Vale Mara (CN),  Maria Alberti presidente della società Lagarè Srl che ha realizzato la Locanda di Upega facendo seguire fatti alle parole,  Maurizio Oliveri esperto di finanziamenti territoriali (A4S Srl),  Bruno Gallino del Parco Alpi Marittime, Francesco Pastorelli direttore  della Commissione  Protezione Alpi.

Tra i presenti e coprotagonisti  il sindaco di Briga Alta, Alberto Ivo; Ferruccio Dardanello presidente Camera di Commercio di Cuneo, Franco Amadeo presidente Camera di Commercio di Imperia,  Elena Norzi presidente Cai di Imperia, Roberto Macciò geologo del Cai di Albenga impegnato da tecnico nella mega frana di Monesi di Mendatica, il prof. Marco Bologna ordinario di zoologia, il prof. Roberto Moriani ricercatore e come accennato una mitica figura di studioso, Enrico Martini botanico. Infine  Gabriele Cristian fotografo naturalista.

Per il presidente Belgrano, ‘figlio’ di Viozene, non è soltanto un impegno organizzativo, è una sfida, forse la più importante di questi decenni, affinchè la Terra Brigasca possa recuperare forza e sviluppo. Incoraggiare chi resta, dare un segnale forte. Ai giovani, uomini del domani. Se siamo arrivati oltre il precipizio ognuno si dia una risposta sul fronte dell’impegno civile e della coerenza, si pensi per un attimo alle enunciazioni andate deluse. Certo, in ballo ci sono scelte ( o non scelte politiche), il ruolo purtroppo di secondo piano di comunità che elettoralmente non hanno un peso.  Ecco che entra in gioco quella teoria dell’informazione capillare per rendere consapevoli tutti i cittadini che la Terra Brigasca non è un’isola per pochi, ma può essere una grande risorsa per molti a cominciare dal Basso Piemonte e dalla Liguria di Ponente. Senza nasconderci che nell’area francese si è fatto di più, ci si è preoccupati con maggiore impegno delle future generazioni della Terra Brigasca. (L.Cor.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

No, sono due cose diverse: quello di Carnino è l’incontro annuale delle Genti

Brigasche (“Encontr en Tèra Brigasca”), che avviene ogni anno a rotazione in

uno degli 8 Centri brigaschi. Quest’anno in realtà è a Carnino per la prima

volta il 3 settembre. Abitualmente si caratterizza con la Messa solenne e

cantata tutta tradotta in brigasco, concelebrata da 2 nostri Sacerdoti, con

l’arrivo della nostra gente residente ma, prevalentemente, da Liguria, Francia,

Piemonte e altro. Seguono rinfreso / pranzo e cori in costume e lingua brigasca

, con musica occitana e no . E’ insomma una annuale rimpatriata, molto

sentita..

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