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Il racconto di un giornalista deluso
Risvegliato dal micio mentre sognavo l’aldilà
Ma c’è chi litiga sulla par condicio. Aiuto!

La prima volta che sono morto (Guglielmo Olivero is dead). Fisso il mio corpo steso sulla bara e mi sforzo di capire quando ho lasciato questo mondo. Non ricordo, sono annebbiato, confuso, sono già in una nuova dimensione e non ne ho preso ancora confidenza. Eppure non mi sembra sia trascorso molto tempo dal decesso e non ne ricordo la causa. Malattia improvvisa, un infarto, un incidente? E adesso qui, mentre mi specchio sul corpo esanime, a domandarmi se le mie volontà sono state esaudite. Il funerale laico, il cantare “Bella Ciao” con voce soffusa da parte dei presenti. Ma non ho tempo per pensarci perchè il mio sguardo è stato rapito, sulla destra della bara, dalla presenza di Ringo, il mio amato gatto. E’ fermo, vedo la ciotola ancora piena, non ha mangiato, non credo possa resistere a lungo a questo abbandono. L’avevo preso quando, rimasto solo, volevo in casa qualcuno di cui fidarmi completamente: un cane od un gatto. Scelsi Ringoperchè mi corse subito incontro quando lo vidi per la prima volta. Un amore cresciuto giorno dopo giorno e adesso spezzato.

Guglielmo (Willy) Olivero, giornalista pubblicista, per 24 anni, a La Stampa redazione di Savona

Lo guardo ma vedo che sul mio viso si ferma una mano di donna, sento le sue carezze: si è le, è venuta a trovarmi la donna che ho rincorso tutta la vita e che mi ha fatto perdere tutte le altre. Un amore difficile, complesso, frazionato nel tempo. Due persone che non hanno mai trovato la loro pace, ma si cercavano, si trovavano, si abbandonavano ad una passione travolgente, si lasciavano…..Ora lei è qui, si, lo so, non riesce a vivere senza di me. Vedo le sue lacrime, mi sta per sussurrare parole, ma squilla il cellulare: <Dammi un paio di minuti, il tempo di salutare un vecchio amico>. Hai capito, si è rifatta una vita, e passi per l’amico, ma non per il vecchio.

E quelli che sono entrati con la faccia nascosta dai fazzoletti chi sono ? Piangono, parlano tra loro, sussurrano parole. Ah, devono essere delle persone con le quali ho lavorato insieme, almeno pensavo io, considerato che loro ne dubitavano. Stanno piangendo, ma non mi sembra un pianto dettato dalla mia scomparsa, quanto un pianto di rimorso. Ora, davanti alla morte, si sentono impotenti, si sentono piccoli, e magari pensano che se avessero avuto un sussulto d’orgoglio.

Non li voglio guardare, non mi voglio curar di loro…Io guardo Ringo, che è solo, miagola, mi sta bagnando il viso con il suo musetto….Mi sveglio, non vedo più il mio corpo, sono sul letto, accanto il mio micio che reclama la scatoletta. Ma allora sono vivo, almeno penso.

Non ne sono sicuro: accendo la tivù, sono le 7,30 di mattina e Rainews24 ha ancora come <ultima ora> le notizie della sera prima: tutto nella norma.

Ma ora devo uscire, comprare i giornali. E mentre mi avvicino all’edicola vedo uno di quelli che nel sogno piangevano con il fazzoletto che copriva loro il volto…..Lo vorrei fermare per raccontargli il sonno, ma mi fa cenno che ha fretta,. che deve andare. Mi da una pacca sulle spalle e mi dice di tenere duro. Ora non ho più dubbi, sono vivo.

Guglielmo Olivero

E’ LA SAVONESE ALESSANDRA COSTANTE FINISCE NEL MIRINO DELLA COLLEGA  ALESSANDRA SPITZ

Storie di vita, anche Alessandra Costante aveva una predilezione per il suo gatto, ma non si chiamava Ringo come quello di Willy

Una miscela micidiale di negazione della democrazia e arroganza proprietaria delle istituzioni.

Non si riesce a definire altrimenti la vicenda che vede protagonisti i vertici dell’Associazione stampa della Liguria e il suo collegio dei probiviri, ai danni del giornalista Gian Luigi Corti.

Una storia di regole violate due volte, prima con i comportamenti e poi con un giudizio assolutorio che stravolge i principi costitutivi della Fnsi.

Ma raccontiamo brevemente i fatti: nei primi mesi del 2016, in piena campagna elettorale per le elezioni degli amministratori dell’Inpgi (istituto di tutti i giornalisti italiani e non solo degli iscritti al sindacato), la segretaria della Associazione ligure, Alessandra Costante, ignorando la par condicio, oltre che la correttezza istituzionale, fa propaganda elettorale sul sito della Associazione ligure a favore dei “suoi” candidati favoriti, omettendo di informare i propri lettori ed iscritti che si è candidato anche, nella lista dei pensionati, il giornalista ligure Gian Luigi Corti, che oltretutto è anche il presidente dell’Unione pensionati della Liguria.

Corti, ovviamente, presenta un esposto al collegio dei probiviri, lamentando il comportamento discriminatorio adottato nei suoi confronti dalla segretaria Costante.

A sostegno della posizione di Corti ci sono, chiari ed evidenti, i principi scolpiti nello Statuto della Fnsi che afferma: “Il compito della Fnsi è difendere l’unità della categoria a fronte di qualsiasi tentativo di discriminazione”. “Il compito della Fnsi è difendere la libertà di stampa e d’informazione e il diritto di cronaca nei limiti e nel rispetto delle norme deontologiche della categoria, garantendo la pluralità degli organi di informazione, l’accesso alle fonti delle notizie e il diritto del cittadino di manifestare il proprio pensiero e di essere informato”. E ancora: “La Federazione della Stampa riconosce e basa la propria azione e la propria rappresentanza sul principio delle pari opportunità”.

Invece, che cosa decide il collegio dei probiviri della Liguria? Assolve a sorpresa la segretaria, pur riconoscendo che “è opinabile l’opportunità di prendere posizione a favore di uno dei contendenti, utilizzando gli strumenti di comunicazione dell’ Associazione, omettendo la presenza nella competizione di un altro candidato”.

La motivazione della assoluzione è dovuta al fatto che “tale evenienza (il comportamento della segretaria, ndr) – a giudizio di questo collegio – non si può configurare alla stregua di un comportamento antisindacale nè appare una discriminazione, come lamentato dal ricorrente, nel riguardo degli altri competitori, dal momento che è nella discrezionalità di ciascuno di promuovere il candidato che ritiene più vicino a sè e alla propria linea politica”.

Insomma, non è compito della segretaria Costante nè del collegio dei probiviri difendere l’unità della categoria di fronte alle discriminazioni, nonché il diritto di chiunque a essere informati e il rispetto del principio delle pari opportunità. L’unico principio che vale è: l’Associazione è mia e me la gestisco come voglio io.

Si tratta, con tutta evidenza, di atteggiamenti discriminatori e prevaricanti operati da una associazione che dovrebbe essere un esempio di democrazia, rispetto deontologico della informazione e delle regole statutarie.

Il collega Corti, di fronte a una decisione scandalosa, ha fatto ricorso agli organi nazionali della Federazione che, ne siamo certi, non potranno avallare il comportamento dell’Associazione ligure che ha ignorato i principi fondanti del sindacato unitario dei giornalisti.

Riteniamo però che questa vicenda rappresenti l’ennesimo campanello di allarme preoccupante presente e futuro per la democrazia del sindacato e per la correttezza dei comportamenti nelle campagne elettorali della categoria.

Alessandra Costante dovrebbe ricordare che le elezioni di Inpgi e Casagit non le consentono di svolgere quel ruolo “politico” che lei rivendica, trattandosi di enti il cui patrimonio appartiene a tutti i giornalisti e non certo a lei e alla sua linea politica.

Se si vuole continuare a fare politica, anche nelle situazioni in cui è d’obbligo la par condicio, si restituiscano prima i finanziamenti che Inpgi e Casagit girano per fornire servizi a tutti i giornalisti, senza discriminazioni di sorta.

Alessandra Spitz*

* Consigliera generale per Inpgi Futuro, esecutivo di Puntoeacapo

 

 

 

 

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