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Se ne è andata Andreina, 107 anni, da Mendatica a Garessio. Lucidissima, leggeva senza occhiali. Storie di famiglie e mestieri fino a Ponti di Pornassio e Ortovero

L’unico giornale a darne notizia è stato la Provincia Granda. Eppure la morte di Andreina Rossignoli, vedova Fachino, merita almeno il capitolo di una storia di famiglie e di antichi mestieri che si dipana tra Mendatica, Ponti di Pornassio, Garessio, Ortovero. E per via delle ultime generazioni abbraccia più province in Piemonte e in Liguria. Andreina la cui mamma ‘Maietta’ Porro faceva parte della numerosa comunità mendaighina che portava questo cognome. E quasi come fosse una favola si racconta che Maietta trasferita a Pornassio ha sposato un Rossignoli, originario del torinese, ha vissuto, giovanissima, una povertà dignitosa. Raccoglieva sulle strade lo sterco (in dialetto ‘buse’) degli animali per concimare l’orto.

Nonna Ines ha raggiunto il traguardo dei 107 dopo che due settimane fa avevamo dato notizia dell’addio a Maria Cordeglio vedova Grasso originaria di Montegrosso Pian Latte, una vita trascorsa a Mendatica e spentasi alla soglia dei 104 anni

La figlia di Maietta, Andreina, si era sposata a Garessio; il marito Mario Facino era un calzolaio provetto. Hanno messo al mondo due figli:  Pierluigi che abita a Chieri, geometra in pensione  e Luciano , dipendente dell’Enel e vive nel biellese.  Hanno figli e nipoti. A Garessio abitavano in borgo Ponte, il capoluogo, vicino a quello che è stato lo studio fotografico per antonomasia del paese dei coniugi Goso – Corrado. E’ ancora in vita Olga Corrado; un fratello si era sposato a Mendatica con una Pelassa – Porro: Pierina, la sua immagine è presente nel libro ‘maestro’ della storia dell’800 e ’900 scritta da Pietro Porro. Mamma di Luciano Corrado, giornalista professionista nato a Mendatica e ora da pensionato coordinatore di trucioli.it, blog di volontari e di passione.

Andreina Rossignoli era sicuramente il personaggio vivente che più di ogni altra persona poteva testimoniare l’avvincente  e straordinaria avventura vissuta nella sua lunga esistenza, attraverso due secoli. La Provincia Granda ha dato notizia ricordando: ” Saranno celebrati domani, alle 10, nella chiesa di Santa Caterina, a Garessio Ponte, i funerali di Andreina Rossignoli Facchino. ‘Nonna Ines’, come tutti la conoscevano in paese, aveva 107 anni ed era la donna più anziana  della Valla Tanaro, tra le longeve del Piemonte. Era nata a Pornassio il 30 novembre  1909. Da giovanissima  si era trasferita per lavoro a Garessio dove aveva sposato Mario  con cui ha condiviso 72 anni di amore, era solita raccontare. Lascia i figli Luciano e Gigi, numerosi nipoti e bisnipoti”.

Andreina che, narra il cugino Angelo Rossignoli, da Ponti di Pornassio trasferitosi a Ortovero,  oltre a casalinga, ha gestito per molti anni la ‘pesa pubblica‘ di Garessio. Un tempo era una delle attività più diffuse, alla stregua dei ‘Sale e Tabacchi’. E a Garessio che ha vissuto in un periodo di grande sviluppo e floridezza (si pensi  al lavoro che scaturiva dalle cave di pietra nera), la ‘pesa’ rappresentava il punto di riferimento comune per commercianti, artigiani, imprenditori, agricoltori. Manco a ricordarlo tutte le opere pubbliche erano caratterizzate dal trasporto di materiale che doveva avere la certificazione del peso, ma aveva pure un ruolo ai tempi del Dazio’, imposta comunale che veniva riscossa in ogni municipalità. Nel commercio, nell’edilizia, nell’agricoltura, nel legname e nel carbone.

Nonna Ines era un’enciclopedia, conosceva vita e miracoli di intere generazioni, sapeva tutto sulle sue origini in quel di Pornassio e di Mendatica. Qui, tra l’altro, viveva una sorella soprannominata Girometta, abitava sulla piazza della chiesa ed aveva sposato Paolo Ramella, il ‘maestro’ del paese. Il nonno del prof. Paolo Ramella, personaggio pubblico dell’imperiese, non solo per aver ricoperto il ruolo di vice sindaco di Mendatica e consigliere comunale; è stato direttore de Parco Regionale Naturale delle Alpi Liguri, ex candidato provinciale dell’Udc allora affidata al portabandiera Vittorio Adolfo, ex parlamentare ed ex assessore provinciale e regionale. Un’altra sorella di Ines era sposata a Lavina.

I Rossignoli, a loro volta, in Valle Arroscia erano falegnami ingegnosi ed affermati. Oggi sono ancora in vita i fratelli Angelo e Giuseppe. Gli avi avevano iniziato nell’800 con la falegnameria a Ponti di Pornassio dove hanno operato fino agli anni ’50. La loro specialità erano i serramenti ed i mobili. Successivamente arredamenti su misura. I fratelli Rossignoli hanno trasferito l’attività ad Ortovero dove hanno resistito fino a pochi anni fa. E ancora oggi, confida Angelo, quel mestiere continua ad appassionare.  ”Adesso ci divertiamo, un passatempo”.

Un figlio di Angelo, Sandro, vigile del fuoco, ha comprato due tecci a Valcona che ha ristrutturato. Un amore che lo spinge a trascorrere le ferie, i fine settimana, i giorni liberi in quella che è stata metà e dimora estiva dei pastori di Mendatica. “C’è stato un periodo – dice Sandro - che addirittura mi ero stabilito a Valcona e ogni giorno facevo il viaggio andata e ritorno al posto di lavoro. Piange il cuore vedere lo stato di desolazione, con la chiusura della strada di Monesi siamo al deserto. Un peccato perchè sono angoli meravigliosi di madre natura e di quanto ci hanno tramandato i nostri avi. Per loro tanta fatica e sudore, per noi motivo di relax. Però in queste condizioni è davvero difficile resistere”.

Andreina se n’è andata con i suoi ricordi di vita, i suoi insegnamenti, il suo ricco bagaglio da tramandare alle future generazioni. A chi mai più potrebbe immaginare cosa significava vivere la dignitosa povertà di un’infanzia, una gioventù, poi da sposa, mamma e nonna. Il suo insegnamento è racchiuso nel testamento morale al quale tutti potremmo attingere per un’esistenza meno frenetica e meno edonista. Senza egoismi e più solidale. Andreina che ha trascorso solo due settimane della sua vecchiaia nel ricovero degli anziani a Garessio dopo un periodo di malattia in ospedale. E anche questo aspetto, ai nostri giorni, è un primato da libro di storia. Un tempo i nostri vecchi morivano nella loro casa, assistiti dai figli, dalle figlie. Oggi solo Iddio sa quanti siano gli anziani, il popolo della terza età, che volente o nolente deve abbandonare i suoi punti di riferimento, le sue cose, i suoi affetti, con destinazione e soggiorno negli ospizi, nella case di riposo. Un lacerante distacco capace di spegnere la fiammella che tieni in vita. (l.c.)

 

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