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Ortovero, quel rogo ‘annunciato’
chiude la bocca agli interrogativi

Scusi, volevamo sapere se la sua azienda ha subito danni in seguito all’incendio. Risposta: “Lasciatemi stare, non ho nulla da dire e non dico nulla”. Non siamo in un’area popolata da cosche mafiose. Ci troviamo a Pogli di Ortovero dove la notte del 3 marzo scorso un spaventoso incendio ha distrutto centinaia di camper e roulotte, mobilitazione della protezione civile, creato allarme nei paesi del comprensorio. In attesa di conoscere i risultati dell’inchiesta disposta dalla Procura della Repubblica resta il mistero delle cause, di quali erano le condizioni antincendio e se corrisponde al vero che in passato al Comune era giunte anche segnalazioni scritte di possibile pericolo. E quale sia oggi il potenziale inquinante da polveri.

Il deposito di camper e caravan andato distrutto da un violentissimo incendio nella notte tra il 2 e 3 marzo scorso

Il rudero rimasto dopo che le fiamme hanno distrutto due piani della struttura su un’area di 4 mila mq. lungo la statale Albenga – Pieve di teco

Il lavoro del cronista è quello di informare e far parlare i cittadini che in qualche modo possono sapere, sono stati testimoni o involontari spettatori. Non è una bella notizia giungere ad una conclusione sconfortante. Nella zona in cui si è consumato il gigantesco rogo ci sono aziende agricole e commerciali. C’è chi confina, come nel caso di un avviato vivaio di piante e fiori. Hanno subito danni notevoli le strutture in vetro e il tappeto ‘paciamanta’ che si è di fatto fuso. Danni di cui inspiegabilmente nessun organo di informazione pare abbia dato conto. Impossibile avere una risposta quando chiediamo se risulta che in passato il Comune di Ortovero avrebbe ricevuto segnalazioni in merito ai rischi.

Il grande capannone non è nato ieri. Un’attività che si protrae da anni. Ci pare superfluo nel momento in cui sono in corso indagini ed accertamenti peritali chiedere al titolare  Manuel Fandetti se in effetti fosse funzionante, a norma, l’impianto antincendio. La risposta pare ovvia. Quello che sicuramente Fandetti – in passato aveva gestito un commercio di carni ad Alassio, a meno non sia un omonimo, ma pare proprio di no – non può dire o escludere è quali siano le condizioni ambientali conseguenti ad un incendio che ha fuso metalli di ogni genere, materie plastiche, vernici e quanto altro di inquinante si possa trovare nei centinaia di camper e caravan ridotti in ammassi, inceneriti.

Se è stato provvidenziale l’allarme  nelle ore immediatamente successive di tenere chiuse le finestre e non consumare acqua, c’è da domandarsi se abbiano o meno fondamenta le preoccupazioni di quanti – e non sono pochi quelli con cui abbiamo parlato –  ritengono che al di là delle risultanze dell’inchiesta sull’esistenza o meno di responsabilità (a cominciare dall’incendio colposo, senza escludere eventuali azioni dolose)  quali siano allo stato attuale le conseguenze ambientali. Sussiste o meno in queste condizioni il rischio inquinamento dell’aria e delle prime falde ? Sussiste o meno la subdola presenza di polveri sottili nell’aria, portate dal vento, dal calore solare, dalla pioggia? Ignoriamo per quale ragione sia calato il silenzio su questi ed altri interrogativi al punto che il cronista si trova di fronte la ‘scena muta’. Cosa significa ?  Farsi i fatti propri si suole dire, o ci sono altre ragioni ?

Il sindaco leghista di Ortovero Andrea Delfino che ha subito emesso ordinanze, l’unica dichiarazione agli organi di stampa è stata: “Finalmente oggi possiamo tornare a sorridere, dopo il risultato tranquillizzante dell’analisi delle falde”. Campioni d’acqua prelevati nell’Arroscia e nella falda acquifera nei pressi dei pozzi che riforniscono gli acquedotti della zona.  In allarme la prefettura, i sindaci di Villanova e Casanova, oltre a Ortovero.  Tra le cause inquinanti si è scritto di contaminazione da parte di derivati dal petrolio.

Andrea Delfino sindaco di Ortovero

Ora  ad oltre un mese dalla sciagura, nessuno pare abbia ancora censito un bilancio complessivo dei danni. C’è pure da chiedersi se, come risulterebbe, la polizza assicurativa risponde ai  danni provocati al territorio e a terzi. E ancora, se l’assicurazione pretenda di conoscere quale fosse lo stato di efficienza degli impianti antincendio. O ancora: chi doveva verificare che l’utilizzo dei capannoni rispettava tutti i crismi previsti dalle norme in vigore ? Era compito del Comune, dell’Asl, delle forze di polizia, nel caso i carabinieri,  svolgere gli accertamenti di rito prima nel rilascio dell’autorizzazione ?

Un problema di prevenzione e legalità che ci riguarda tutti. Un problema che riguarda l’incolumità ma anche le condizioni a tutela della salute degli abitanti, dei cittadini, delle comunità, delle aree coltivate ad ortaggi e frutteti. Leggendo i servizi giornalistici su quanto è accaduto viene ignorato il tema di quale fosse nel complesso dell’insediamento lo stato inerente la prevenzione, la funzionalità delle dotazioni. E dopo il fatto se sussistono garanzie per tranquillizzare i cittadini sul fronte dell’inquinamento, in qualunque forma si manifesti. E il sindaco, i sindaci, sono per legge, i primi tutori della salute pubblica.

 

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