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Interroghiamo i sindaci di Diano Marina, Laigueglia, Pietra e Borgio. La ferrovia, il futuro e chi mette la testa sotto la sabbia

Sul numero 117 di trucioli.it abbiamo titolato: “ Raddoppio ferroviario Andora – Finale. Perché integrare i progetti si può e si deve. Non lasciamo morire il futuro in Riviera”. Un servizio documentato dell’ing. Federico Mazzetta di Savona che da tempo approfondisce la tematica ‘mobilità ferroviaria’ anche alla luce del trasferimento a monte dei binari tra Andora e Ventimiglia e soppressione di stazioni. Se i cittadini devono essere informati, coinvolti, i sindaci hanno il dovere della saggezza, con la sensibilità del buon padre di famiglia.  Per un confronto civile, ragionato, pacato, anzichè praticare il malgoverno dello struzzo con la testa sotto la sabbia. Chi ha responsabilità politica ed amministrativa sia coerente e coscienzioso.

Roberto Borri autore dell’articolo è ingegnere e medico

Disamina approfondita e quasi esaustiva: purtroppo, come scritto nell’articolo del collega ingegner Federico Mazzetta di Savona, è inutile piangere sul latte versato, ancorché nulla sia stato compiuto per impedire questo sversamento. Fuor di metafora, abbiamo consentito l’edificazione selvaggia, nell’illusione che il trasporto su gomma, con l’aggravante di volerlo, per di più, sbilanciare verso l’autovettura, l’autobus turistico, potesse sopperire a solo presunte carenze di un mezzo giudicato, a torto, obsoleto e destinato ad essere soppiantato dalla motorizzazione individuale.

La ferrovia deve rappresentare, invece, il cardine dei trasporti terrestri ed il problema relativo all’attraversamento di Laigueglia, così come la mancanza di servizio all’area ospedaliera di Pietra Ligure, nonché la perdita del servizio a Borgio Verezzi richiedono particolare intelligenza per essere risolti. D’altro canto, non si può pretendere che l’utenza si sobbarchi viaggi verso gli scali ferroviari, poiché questo farebbe venire meno la caratteristica peculiare di un sistema di trasporto che permette di viaggiare anche molto velocemente e raggiungere anche con la dovuta capillarità tanto i centri delle metropoli quanto le località minori, grazie alla collocazione delle stazioni in ambito urbano ed alla programmazione eterotachica dell’orario. Giacché i Rapidi nascono per prestare il loro servizio tra Capoluoghi di Regione e di Provincia, mentre, via via con il decrescere dell’importanza della località, ci sono le categorie inferiori, a patto di assicurare le necessarie coincidenze in tempi ragionevoli, operazione questa più preziosa di qualsiasi cadenzamento.

Lodevole il cenno alla linea ferrata Savona – Torino, ancora con tratte a semplice binario e retrocessa da pari mentalità al rango di linea complementare, deprivata di qualsiasi parvenza di collegamento veloce od a lunga percorrenza e lo stesso dicasi della Savona – Alessandria.

Come già scritto altrove, il raddoppio in sede della vecchia linea, interrandola in corrispondenza degli attraversamenti urbani permetterebbe di avere una vera ferrovia metropolitana, senza compromessi di sorta, mentre il valico tra Albenga e Garessio, proponibile anche nella soluzione alternativa tra Imperia ed Ormea, come, in effetti, previsto in origine, assicurerebbe quel collegamento attraverso le Alpi a distanza baricentrica tra quello di Cadibona e del Tenda.

Roberto Borri

L’ESEMPIO DI DIANO MARINA, MA IL PRIMO CITTADINO ONOREVOLE LEGHISTA GIACOMO CHIAPPORI NON HA NULLA DA DIRE ?

L’ingegner Federico Mazzetta esperto di tematiche ferroviarie e della mobilità urbana

- stralcio del servizio apparso la settimana scorsa – L’esempio di Diano Marina è lampante: l’attuale SS1 Aurelia corre accanto al Lungomare, mentre ora si prevede (come sul resto della tratta) la conversione dell’ex-ferrovia (più interna) in ciclabile. In questo caso sarebbe pensabile scambiare i due ruoli, declassando l’attuale statale, realizzandovi la ciclabile lungo la Promenade, destinando invece gli spazi ferroviari allo sviluppo del traffico veicolare, con la possibilità di preservare il patrimonio storico ferroviario, in quanto memoria storica del centro, auspicando nuova vita nel nuovo contesto. La città va ridisegnata, cercando di andare oltre alla specialità (molto diffusa da questa parte d’Italia) del “tapullo”. Una nuova ferrovia è una nuova visione della città, come l’urbanistica ottocentesca ci insegnava: penso che dobbiamo vivere con la stessa impostazione di pensiero, ma calata sulla nostra epoca contemporanea.

Il fatto è che ogni centro ha una realtà peculiare, non esiste una ricetta universale per tutti: per questo va pianificata sia su una scala comunale, sia su una scala di coordinamento provinciale.

Nel frattempo, dobbiamo fare il possibile per adeguare i centri alle condizioni attuali, impegnandoci con le istituzioni affinché i servizi siano competitivi e appetibili: in caso contrario, cala anche la domanda, e la ferrovia diventa inutile. A quel punto per il territorio sarebbe troppo tardi, emarginato ad un’area di confine dove tornano solo i residenti (o, meglio, gli ex-residenti) periodicamente durante i ponti festivi.

Federico Mazzetta

 

 

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