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Mendatica morta a 104 anni la ‘Regina di Poilarocca’, era mamma di Renato, chef a Varazze, ambasciatore del turismo enogastronomico a Mosca con i tartufi ‘bianchetti’ di Balestrino

ULTIMA ORA - E’ morta a 104 anni Maria Cordeglio, madre di Renato Grasso e della sorella  Bruna, nonna di sei nipoti, nata a Montegrosso, dopo il matrimonio si era trasferita a Mendatica. Era la ‘Regina di Poilarocca’, piccolo borgo storico, andato in rovina, chiesetta inclusa, dopo la Guerra, ad un’ora e mezzo da Mendatica, e che era abitato da pastori. I funerali lunedì 27 marzo a Mendatica, ore 15. Leggi il ritratto della ‘mendaighina-babarcia’ che si è sempre curata con le erbe, di cui era un profonda conoscitrice, ne conosceva tutte le proprietà curative e a lei si rivolgevano donne e uomini, giovani,  villeggianti.

L’ambasciatore dell’Associazione Tartufai e Tartuficoltori con destinazione Mosca ed il ricco mercato del miliardari russi ha un nome: Renato Grasso, maestro di cucina di Varazze, ma origini a Mendatica, che non vuole rassegnarsi all’età, nè alla pensione o al riposo, facendo arrabbiare la consorte e collaboratrice di origine sarda. Grasso che è corso alla chiamata di Maurizio Bazzano, del giornalista Stefano Pezzini collaboratore di La Stampa-Il Secolo XIX, Ivg.it, ed il docente di marketing e comunicazione Franco Laureri, insegnante all’alberghiero, immancabile animatore della promozione oltre i confini della sua Laigueglia. Il tesoro enogastronomico ? Il tartufo ‘bianchetto’ di Balestrino.

Una notizia luttuosa è sopraggiunta dopo aver scritto e messo in rete l’evento enogastronomico e di promozione turistica che si è svolto a Balestrino. L’annuncio triste è la scomparsa di Maria Cordeglio, una donna eccezionale e davvero d’altri tempi. La sua scomparsa racconta quasi una fiaba di vita. Era la più longeva di Mendatica e della Valle Arroscia, a 100 anni era stata premiata con una semplice ma suggestiva cerimonia, presente sindaco del paese, famigliari, amici. Si trovava ospite della storica casa di riposo a Pieve di Teco. Maria fino a 97 anni non era mai stata ‘vista’ da un medico, non assumeva medicine. La sua prima volta quando fu colpita da bronchite e ricoverata all’ospedale di Imperia. Colpa di un’imprudenza, si era seduta in un punto del paese dove tirava una corrente d’aria.  Nonna  e mamma Maria che nella vita si era sempre e solo curata con le erbe. Lei che  aveva appreso dai vecchi tutti i segreti curativi di fiori, radici, foglie, erbe e ai suoi consigli ricorrevano le amiche, conoscenti, forestieri che trascorrevano le vacanze estive in paese. Maria originaria di Montegrosso, apparteneva ai ‘Russetti’ ovvero originari della Russia, pastori: papà Antonio e mamma Margherita Maglio.  Oltre a Maria, due sorelle ed un fratello. Nessuno è più in vita. Ci sono i figli, figlie, nipoti, cugini. Si trovano tra Badalaucco, Oneglia e Varazze. Maria Cordeglio Grasso era rimasta vedova e con il marito Silvio aveva condiviso la pastorizia comune alla stragrande maggioranza delle famiglie di Mendatica.  Non aveva mai voluta lasciare Mendatica per seguire la figlia a Genova ed il figlio a Varazze. Apparteneva ai pastori con malga nel borgo di Poilarocca; avevano le mucche che hanno venduto quando il figlio Renato Grasso compiva 13 anni.  La ‘Regina di Poilarocca’  negli ultimi due anni aveva iniziato a perdere la memoria, con momenti di lucidità. Da una ventina di giorni aveva smesso di mangiare ed era alimentata per via endovenosa, ma il cuore, la pressione cardiaca hanno continuato a resistere, con regolarità. Una forte fibra che ha resistito per quasi 104 anni, mancavano un paio di mesi al compleanno.  Leggi a fondo pagina la storia di Poilarocca curata dall’architetto Giovanni Spalla.

Anna Baydyuk di Tour Event Liguriaal centro Cristina Gelvi ufficio stampa Agenzia in Liguria conchef Renato Grasso

Il 12 maggio chef Grasso sarà a Mosca dove sta collaborando dallo scorso anno con un magnate alberghiero: 4 alberghi già operativi altri due quasi pronti. L’ultima struttura dotata di 280 camere. Grasso fa da consulente alla messa a regime di un ristorante del gruppo, ovvero solo cucina italiana, persino dotata di una pizzeria spettacolo con forni girevoli.

Così il Ponente Ligure aggiorna il suo catalogo di proposte per il turismo enogastronomico ed esperienziale grazie ad un’eccellenza dei suoi territori al di là del mare – scrive il giornale on line Savona News che prosegue Il successo dell’educational organizzato da E.L.F.o Liguria, L.G.O di Varazze e C.E.S.C.O.T. di Savona, finanziato dal Fondo Sociale Europeo in collaborazione con l’Associazione Tartufai e Tartuficoltori Liguri, ha visto la partecipazione, in qualità di sperimentatori, di giornalisti, blogger, chef, fotografi, esperti di marketing, di social network, agronomi e cineoperatori, ha consentito al tartufo ligure di inserirsi a pieno titolo tra le risorse da mettere in campo per destagionalizzare l’offerta climatico-balneare.

E ancora da Savona News: la grande prova d’orchestra, gestita dal presidente ligure dell’associazione tartufai, Maurizio Bazzano, dal giornalista Stefano Pezzini e dal docente di marketing e comunicazione Franco Laureri, ha coinvolto oltre dieci “Trifolai” e ha dimostrato che oltre alla vendemmia, all’orto-garden, ai muretti a secco, all’oliveto, anche il “bianchetto” di Balestrino può entrare nel circuito del team building “made in Liguria”.

Franco Laureri insegnante e Stefano Pezzini giornalista promotori dell’evento enogastronomico

Una gamma di proposte “en plein air”, ideate da Franco Laureri, responsabile del Centro Studi dell’alberghiero di Alassio, capaci di intercettare quei turisti a caccia di emozioni e di viaggi-ricerca.

Per dare un seguito al grande sforzo organizzativo e al fine di promuovere questa nuova proposta turistica, nell’ambito dell’evento sono stati predisposti un set video per le ricette, con le telecamere di Tele Varazze e un servizio fotografico a cura del circolo fotografico San Giorgio di Albenga, sulla ricerca del “bianchetto” di Balestrino.

Lo staff del team building ha affidato allo chef Renato Grasso il compito di ambasciatore di questa eccellenza attraverso una serie di videoricette in lingua russa, con protagonisti i tartufi di Balestrino e due testimonial d’eccezione: la pittrice russa Elena Buzhurina e Anna Baydyuk di Tour Event Liguria.

L’educational ha dimostrato che anche in Liguria, come nel vicino Piemonte, è possibile costruire un network capace di mettere in rete, grazie al supporto e alla collaborazione dell’Associazione Tartufai e Tartuficoltori Liguri, le risorse materiali ed immateriali legate al tartufo bianchetto e in generale ai tartufi autoctoni.

“Ora – come sottolineano gli organizzatori – l’obiettivo è quello di creare una rete di relazioni e conoscenze capaci di connettere dalle strutture ricettive ai tartufai, dai ristoranti alle guide naturalistiche, al fine di generare interesse e valore intorno ad un’eccellenza come il tartufo ligure”.

Il sindaco di Balestrino Gabriella Ismarro con lo chef Renato Grasso

La parte organizzativa del team building è stata gestita dal direttore di E.L.F.o. Liguria Valentina Pesce, dai docenti del corso Franco Laureri, Matteo Zerbini e Pino Vallerga e coadiuvata dai corsisti Roberto Allegra, Chiara Ascheri, Giada Bonfiglio, Anna Domenica Codino, Luigi Marengo, Marinela Negoita, Donatella Nocerino, Alina Olinici, Silvia Terragno e Caterina Vio. Partner dell’evento il panificio Cacciò di Gavenola e le aziende agricole La Casetta di Ranzo e Biovio di Albenga.

Balestrino lo staff del team building

 

Balestrino cacciatori e cani tartufai a ‘caccia’ dei tartufi ‘bianchetti’

Domenico Biagi con un tartufo da 204 grammi 1° classificato

Terzo classificato, Pieraldo Bonaventura  con una preda da 129 grammi

Maurizio Bazzano presidente regionale dei tartufai

Olinici Alina con Grasso

Giada Bonfiglio della cantina La Casetta di Ranzo con una ricetta di di Renato in mostra il pane di Gavenola del Panificio Cacciò

  

 MENDATICA LA STORIA DEL BORGO POILAROCCA CURATA DALL’ARCHITETTO GIOVANNI SPALLA

Poilarocca è stato abitato fino alla seconda guerra mondiale. Se un tempo c’erano case, caruggi, fontane, forni e anche una chiesetta, oggi restano solo ruderi. Spalla è emozionato, erano più di sei anni che non tornava sui suoi passi e – come si vede nel video – il suo sentimento prevalente è l’amarezza. Guarda il video.

All’interno di queste abitazioni in pietra, ancora oggi si possono vedere gli argani, che servivano per sorreggere i tegami. Le pentole venivano poste sul fuoco, acceso direttamente sul pavimento.

All’interno delle case, spesso vivevano più famiglie e dormivano tutti insieme in grandi letti. I rapporti incestuosi non erano rari per niente. Guarda il video.

Gli chiedo se sarebbe ancora possibile intervenire e salvare il salvabile, ma no – scuote la testa – non ci sono più speranze per quelle case diroccate, hanno raggiunto un punto di non ritorno. Si tratta di murature troppo fragili, che andrebbero monitorate costantemente. (Se ascolti il prossimo video, alza il volume delle casse, ripeto è un prodotto artigianale, come la pasta fatta in casa). Guarda il video.

Anche la fontana del paese, un tempo ricca d’acqua, adesso è asciutta. «Se manca l’acqua, le città sono finite» afferma Spalla. Guarda il video.

E poi Spalla cita l’amico Massimo Quaini, docente di Geografia all’università di Genova, uno dei miei maestri – grazie a lui vivo con due mappe, una nel cuore e una nel cervello. Secondo Quaini è giusto che il paese sia così com’è: severo e austero testimone della mutazione del paesaggio nella storia. Guarda il video.

Ci congediamo da Poilarocca, visitando la chiesetta. Spalla indica l’abside, la decorazione a stucco, i semplici affreschi, fatti di colori caldi azzurri e gialli. E il tetto crollato, sei anni prima era ancora al suo posto. Tuttavia, ribadisce l’architetto, Poilarocca racconta la nostra incapacità di conservare le tracce della storia. Guarda il video.

Scendiamo a valle verso l’imbrunire, mi sembra di sentire bisbigliare gli abitanti di Poilarocca, vedo la fontana che trabocca d’acqua, le pentole sul fuoco, sento il campanaccio delle mucche, le donne che chiacchierano. M’immagino la bellezza del paesaggio di allora, ma anche le sofferenze e le violenze. Poilarocca non c’è più, ma c’è ancora, è un rudere. Ma Poilarocca lo sa, che non c’è speranza per lei, in un Paese che non sa prendersi cura neanche di Pompei. Ma almeno in quel silenzio e in quell’abbandono, tutto rimane, ma niente oramai sarà più come prima.

 

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