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Borghetto S. Spirito, quel tesoro nascosto
che quasi nessuno conosce e utilizza

C’è un tesoro nascosto dal 1999 e da 18 anni quasi ignorato; della sua esistenza ci si ricorda soltanto se c’è una grana in pentola. E’ lo Statuto comunale, una magna carta che avrebbe potuto e potrebbe fare di Borghetto S. Spirito una cittadina modello anzichè essere ripiegata su se stessa, impoverita, indicata, con la cugina Ceriale, a fanalino di coda tra le 19 località costiere del savonese. Un’economia sofferente con la risorsa delle seconde case che langue. L’agricoltura nelle mani di pochi volenterosi, giovani in particolare, privi persino di un mercatino coperto. La capacità ricettiva del turismo ridotta al lumicino. Resistono gli stabilimenti balneari con la massa, qualche pizzeria e bar, pochi negozi. Ha un futuro l’Humanitas struttura d’eccellenza per anziani e diversamente abili. Languono i 7 borghi, uno (Pineland) privo di qualsiasi attività. 

Gian Luigi Taboga in un suo intervento a Villanova d’Albenga sul tema della legalità e delle agromafie con l’ex procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, il giornalista La Corte ed il sindaco Ballestra

Borghetto in attesa del risorgimento e basta maledizioni. Gian Luigi Taboga non ha più l’età del brio giovanile, gli è rimasta la carica di entusiasmo della  Terza Età, l’amore per questa terra, la memoria storica per aver seguito, magari unico cittadino presente, molte sedute del consiglio comunale, il parlamentino della democrazia elettiva. Era solo e si erano fatte le ore piccole, con l’ultimo punto all’ordine del giorno, quando si votò la ‘Carta fondamentale‘ ovvero lo Statuto comunale. Correva l’anno 1999, sindaco dal 1997 l’ingegner  Franco Malpangotto, allora era un valente tecnico alla Piaggio di Finale Ligure. Si divideva tra ufficio e Comune. Non era un personaggio popolare all’epoca della sua elezione, ma Borghetto era stanca e sfiduciata di sindaci del centro sinistra. Dai democristiani alla Silvano Barone e Tito Reale,  a Pierluigi Bovio comunista, a Gianluigi Figini socialista, a Riccardo Badino compagno rosso coerente dalla testa ai piedi. Un po meno quando si è candidato con l’estrema sinistra.

Con Malpangotto l’elettorato scelse una ventata d’aria nuova, un volto nuovo, il meno partitico o politicante dello scenario borghettino. Un laureato, comunque, come lo erano Bovio, Figini e Badino. Ognuno con una sua caratura. L’ingegnere aerospaziale neofita nella vita pubblica e nell’amministrazione comunale, senza specifiche esperienza, con buona dose di pragmatismo e competenze. Apparentemente supponente, di fatto aperto al confronto, al dialogo, all’ascolto. Lo ricorda l’ormai vecchio cronista di quest’angolo di Liguria, pur nel difficile rapporto di ruoli (le notizie, i servizi di cronaca e di politica non sono sempre belli e neppure sempre brutti, a volte possono far saltare i nervi); l’ingegner Malpangotto si comportava da gentiluomo, anzi come usavano spesso fare i sindaci era uno che ti ‘girava’ l’informazione scomoda.

L’ingegner Franco Malpangotto ai tempi in cui era sindaco di Borghetto

Toccò a Malpangotto ‘sfrattare’ la sinistra nel ‘paese dimora’ dei pensionati Fiat, Lancia, Alfa Romeo, piemontesi e lombardi con forte radicalizzazione e matrice sindacale. Borghetto, dopo Vado, Savona, Celle Ligure, Albenga, era tra le cittàrosse a partire da metà anni ’70.  Malpangotto eletto nella lista ‘Casa della Libertà’, nonostante quelle che negli anni saranno le macerie morali e legalitarie del berlusconismo ortodosso, salito in sella grazie al tormentone di tangentopoli. Tra i beneficiari i leghisti alla Bossi e Berlusconi imprenditore edile, palazzinaro, con la vocazione al potere politico e delle tv, dell’informazione.

E’ trascorso quasi un ventennio dall’adozione dello Statuto comunale, peraltro previsto da una legge nazionale. Ci si è ricordati che lo Statuto esiste quando si sono rese necessarie delle modifiche. E’ accaduto nel 2001, 2002, 2004 sempre con Malpangotto sindaco (non sappiamo se era già un titolare di Bagni Marini – stabilimento balneare), quarta modifica nel 2012 con il borghettino doc rag. Santiago Vacca, eletto con la lista Il Popolo delle Libertà, in carica fino al 2012: professionista, possidente e benestante. C’è chi lo ricorda da sindaco che dava appuntamenti ai cittadini in attesa di parlargli anche da 15 – 20 giorni. Oppure ti apostrofava: “Lei è venuto qui per una sciocchezza, io non ho tempo da perdere”. Sapeva essere insomma sbrigativo con gli ultimi dopo aver sposato il vangelo e la fede berlusconiana.

Difetti e virtù nel partito degli inquisiti (curava la cassaforte provinciale, si fa per dire), border line di affari pubblici e privati. Qualche osservatore azzarda una classifica e pone il commercialista Lions, forse fratello muratore, nelle file di coda. Peggio di lui, inseriscono il capitano Giovanni Galdolfo. Forse più borioso e meno autocritico. Per entrambi, è corretto ricordarlo, non c’entra la malapianta della corruzione, dell’arricchimento per grazia ricevuta. Per Santiago Vacca c’era e c’è soprattutto in ballo il conflitto di interessi per via delle molte proprietà e delle società; patrimonio immobiliare, ad iniziare dal monumento alla vergogna numero uno, la sorte dell’ex oleificio Roveraro che per decenni era stato il simbolo di una Borghetto in salute, attiva, capace di offrire posti di lavoro, azienda leader del settore e poi trasformata nell’emblema della malapolitica, mala amministrazione, dissidi parentali. Quel complesso che poteva valorizzare una città pur deturpata, narcotizzata da speculazione di aree edificabili, di calce e mattoni. Al fin fine non ha portato molta fortuna agli uni e agli altri. Basti pensare alla sorte di migliaia di seconde case, magazzini, box, locali commerciali sfitti.

Da anni questo blog (e prima trucioli savonesi) cerca di descrivere e fotografare la realtà. E’ a Borghetto che comparvero i primi cartelli sul lungomare di ‘menù a 8 euro‘ , ora siamo a 10- 13 euro. Bisogna pur riconoscere che sono lontani gli anni di Borghetto Far West, Chicago, con sparatorie notturne, comunità di immigrati del Sud dove il più pulito aveva la fedina penale di una pagina. Si aggiunga che in quanto a cementificazione e disgregazione Borghetto è in buona compagnia.

Taboga non è di politica e personaggi gravitanti di cui parla volentieri. Semmai vorrebbe si riflettesse sul fatto che lo “Statuto offre molte possibilità e potenzialità ignorate, taciute, in grado di far crescere  il peso e l’aggregazione dei cittadini. Con l’associazionismo, il volontariato, le consultazioni, istanze e petizioni, proposte, referendum consultivo, diritto all’informazione, accesso agli atti, partecipazione popolare,  commissioni consiliari, accordi di programma, consorzi, convenzioni. Sono 88 gli articoli, sono pure previsti  due assessori esterni al consiglio comunale”. “Francamente – aggiunge il Fac factotum di Assoutenti –  non so quanti amministratori pubblici abbiano preso coscienza delle opportunità che offre lo statuto facendo opera di sensibilizzazione e promozione verso i cittadini, il mondo dei giovani o quello degli anziani”.

Borghetto di un tempo  che negli anni ’50 festeggiava le serate alla ‘Sportiva’ con Achille Tagliani e Nilla Pizzi, con l’orchestra Angelini, Carla Boni e Gino Latilla. Allora big nazionali. Negli anni ’60  con il premio la Suocera d’Italia, affiancato dal numero unico de ‘Il Giornale  della Suocera’, le notizie  del quale ebbero  grande diffusione in Italia e all’estero.  La prima vincitrice fu la signora Flavia Petrini Rosini di Roma, Presentatore della prima edizione fu Enzo Tortora.  Anni ’60 con serate danzanti e la presenza di Claudio Villa, di Domenico Modugno che al termine della serata nell’Agricola fece uno sbornia memorabile. Borghetto che negli anni ’70 poteva beneficiare del concittadino giornalista Silvietto Torre che ebbe il suo momento di gloria in Tv. Già nel 1551 risultavano negli archivi storici gli Statuti di Borghetto di cui scriveva il sindaco del paese Giuliano Pisallo.

Se ne parla poco, la città è storicamente suddivisa tra  borghi: Capo d’Anzio (a ponente la zona del Castello Borelli) e dove negli anni ’70 sono sorti cinque palazzi ‘vista camposanto’, Patarello verso Toirano, Giardini (la culla verde), Pontassi (zona di levante ai confini con Loano), Marina (zona a mare e un tempo luogo della porta d’accesso al litorale), Castellaro (con antiche costruzioni), Pineland (luogo di culto) l’area più ‘signorile’. Un tempo c’era un bar, ristorante, piscina, campi da tennis, un negozio di alimentari. Oggi il deserto assoluto in quanto a possibilità di aggregazione. Una città di anziani, di single, che soffre di iniziative e ritrovi in cui socializzare, rendere meno pesante la solitudine e la vecchiaia. Non è difficile percorrendo la passeggiata imbattersi in gruppi di pensionati che, con le spiagge libere da bagnanti, occupano tratti di arenile trasformati in campi da bocce occasionali.

Ecco magari non sarebbe una brutta idea se le liste, i programmi, si ricordassero che a Borghetto la democrazia sarebbe veramente più partecipata, scuoterebbe magari anche le giovani leve, uomini e donne destinati al governo del domani, più maturi, preparati, consapevoli, dando priorità allo Statuto comunale.

Luciano Corrado   

 

 

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