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La contessina Vittoria Piccioni:
Le bataje e le piture a s’veddo mej da lontan

Casualmente, parlando con un giornalista del Secolo XIX, patito per la pittura ad acquarello, vengo a conoscenza di una pittrice torinese che nel 2010 ha tenuto una personale presso la galleria Pontecorvo a Levanto, il cui nome mi ha portato indietro nel tempo di cinquantadue anni fa: Vittoria Piccioni, architetto, pittrice, insegnante di educazione artistica e di acquarello.

Il critico Enzo Papa ne scrive: “la Piccioni è un’acquarellista affermata e stimata per la delicatezza delle sue opere e per la trasparenza delle sue atmosfere, sia nei soggetti d’ambiente urbano e georgico sia nei dettagli floreali e di natura silente. La gentilezza e la leggerezza delle sue composizioni sollevano i soggetti di ogni dipinto al di sopra del materialismo terreno, mentre le vedute riconoscibili introducono lo spettatore in dimensioni irreali, idealistiche, accattivanti, grazie anche alla tecnica vaporosa e lieve che trasfigura le immagini in percezioni diafane, evanescenti, come in un prolungato sogno che fa vivere e rivivere una realtà troppo spesso tormentata dalla farraginosa quotidianità, che nella Pittrice trova ricomposizione ideale e recuperata dignità”.

Anno scolastico 1965 – 1966, presso la scuola privata sorelle Tini di via Bonafous a Torino, l’ho avuta come compagna di classe; era l’anno di preparazione alla maturità artistica che conseguendola dava accesso direttamente alla facoltà di Architettura ed agli esami per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento del Disegno e Storia dell`Arte in tutte le scuole d’istruzione secondaria, Classe XLIX.

Era una ragazza graziosa e simpatica, molto timida, riflessiva, ponderava la risposta prima di darla, e questo anche frutto dell’educazione che le ha dato la famiglia.

La chiamavo bonariamente la “contessina“, era ultimogenita del Conte Piccioni di Bozzolo [MN], luogo ove esiste tutt’ora l’antico palazzo della famiglia d’origine.

Il Palazzo Piccioni dimora dei conti Piccioni che ospitò due volte l’imperatore d’Austria Giuseppe II Asburgo e successivamente re Carlo Alberto di Piemonte con il figlio Vittorio Emanuele II.

Dal balcone del palazzo re Carlo Alberto arringò, il 28 luglio 1848, con il suo proclama all’Italia, i popoli oppressi dal tiranno straniero.

Qui, per tre mesi, fu ospitato, salvato e curato Alessandro Della Marmora, gravemente ferito nella battaglia di Goito. Tra gli ospiti illustri si annovera anche il generale Giuseppe Garibaldi.

Antica ed illustre famiglia bergamasca, passata a risiedere, primieramente, in Guastalla per poi, infine, stabilirsi in Bozzolo, nel secolo decimo settimo. Un Francesco Piccioni, nel 1695, fu creato nobile, da Ferdinando Carlo, duca di Mantova; il duca di Guastalla Antonio Ferdinando Gonzaga, il 26 settembre 1725, fregiò della dignità e del titolo di conte un Carlo Piccioni. Con D.M. del 1890, inoltre, venne riconosciuta la nobiltà ed il titolo comitale, trasmissibile in linea di primogenitura, nonché l’arma, a Carlo, di Giuseppe Piccioni (nato il 10 settembre 1847). Attualmente il titolo di conte è passato al figlio Cesare, avvocato.

Dal 1966 fino al 1971, abbiamo frequentato la facoltà di Architettura, “passati” i medesimi esami, pure medesima la tesi e sotto tesi di laurea. Con noi c’era anche il cugino di re Feisal dell’Arabia Saudita: Abdel Gawab Samy; durante tali anni ognuno ha esternato agli altri i propri desideri, le proprie pene, i propri sogni, insomma come sarebbe stato il futuro dopo la laurea.

Al contrario della “notte prima degli esami” i sogni spesso finiscono e pertanto nella “notte dopo gli esami”, tutto è finito, i sogni sopra tutto, ciascuno li ha chiusi nel proprio cassetto, della memoria, a chiave per giunta.

Ed è così che un giorno, come precedentemente detto, dopo cinquantadue anni, riemergono dal “cassetto” come li avevo lasciati.

Leggo i commenti su di essa se pure in coabitazione con un’altra artista: Venerdi 10 maggio, nelle sale del Circolo degli Artisti, è stata inaugurata la mostra “Un acquerello al giorno”, con la presentazione delle opere di Vittoria Piccioni e Evelina Gibaldi. Le due sale espositive di Palazzo Graneri ospitano circa 70 tavole ad acquerello di due artiste sensibilmente legate dal rapporto insegnante – allieva, che trasmettono un linguaggio particolare declinato ciascuna con perfezione tecnica e incisiva personalità. Nella prima sala si possono ammirare le tavole delicatamente intimiste che si orientano verso una formulazione cromatica luminosa e particolareggiata di Evelina Gibaldi, ben interpretabili da titoli ampliamente esplicativi di sensazioni e ricordi di cui ne è esempio la tavola “Una comune passione”; l’artista si è formata al Liceo Artistico di Palermo ed è stata docente di Disegno e Storia dell’Arte. Debutta all’estero con alcune mostre personali di pittura ad olio, – per citare nel 1991 la Personale ad Antwerpen (Belgio) alla EEC International School -, che segnano il suo percorso artistico: centrato sulla continua ricerca di espressioni artistiche. Dal 2004 vive e lavora a Torino riscoprendo la passione per l’acquerello perfezionando la sua tecnica attraverso la partecipazione all’atelier di Vittoria Piccioni e attraverso la partecipazione ai workshop del pittore belga Pierre Sentjens, dove ha approfondito le tecniche di rappresentazione del paesaggio. Nella seconda sala si possono apprezzare le tavole di Vittoria Piccioni, segnate da vedute e particolari architettonici che contraddistinguono il sapiente ed elegante stile vedutistico, si veda ad esempio “Verso sera alla Gran Madre” (ha scritto un tempo, a proposito dell’artista, Antonio Oberti: “Acquerelli da conoscere e apprezzare perchè splendidi nella loro cangiante natura, ricchi di patos poetico e di particolari dimensioni: sono effetti cromatici che raggiungono prima che la vita il cuore e nell’immediatezza del colore si trasformano in voumi e superfci”). L’artista vive e lavora a Torino dove si è diplomata al Liceo Artistico e laureata in Architettura; tra le sue numerose mostre e concorsi ricordiamo nel 1998 la personale presso la Galleria Abaco di Torino, nel 2010 la personale presso la galleria presso la Galleria Pontecorvo a Levanto, dal 2012 è socia dell’AIA – Associazione Italiana Acquerellisti -; ella coglie, attraverso giochi di luci, le tonalità intrinseche delle ore del giorno e dell’imbrunire dove pone l’accento su scene urbane, mentre manifesta un sicuro effetto a-temporale per le delicate e suggestive riproduzioni floreali. La grande affluenza di pubblico durante l’inaugurazione, ha contraddistinto questa interessante mostra che vale la pena cogliere per la novità di esposizione di eccellenze artistiche nella medesima tecnica: segno di grandezza d’animo e sicura espressione estetica delle pittrici – acquerelliste.”

L’ultima volta che l’ho vista è stato un giorno qualsiasi del 1979, nei corridoi del Provveditorato agli Studi di Torino, non l’ho fermata, ne salutata perché ero intento a colloquiare con l’allora vice provveditore Paolo Iannaco, mi è rimasta impressa solo una parte della sua immagine: portava un bel paio di scarpe rosse.

Alesben B.

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