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Universitari asini in italiano? Buffo esempio del ministero con l’abilitazione in Medicina

Gli studenti universitari conoscono poco l’italiano ? Forse sì, ma non lo conoscono nemmeno al ministero della Pubblica Istruzione: la prova sta nelle domande dell’esame per l’abilitazione in Medicina.

Nelle settimane scorse, seicento Professori universitari del Gruppo di Firenze hanno denunciato pubblicamente la scarsa conoscenza della lingua Italiana da parte dei loro studenti. Probabilmente, è vero. Ma che dire allora del database dei quesiti dell’Esame di Stato abilitante in Medicina, che porta la firma in calce del Ministero della Pubblica Istruzione, e che contiene un repertorio di errori di ogni tipo: a partire da quelli più elementari di natura grammaticale, fino ad arrivare a quelli sintattici, contenutistici e di aggiornamento?

SABATO 4 MARZO 2017

Siamo tre giovani laureati in Medicina e Chirurgia, neoabilitati alla pratica della professione per la quale abbiamo studiato. Scriviamo per tracciare un filo rosso tra il discusso percorso di abilitazione e la lettera denuncia di seicento Professori universitari, del Gruppo di Firenze per la Scuola del Merito e della Responsabilità, sulla scarsa conoscenza dell’italiano degli studenti di oggi. Come gran parte dei nostri Colleghi, nei mesi di novembre, dicembre e gennaio, abbiamo affrontato il percorso disposto dal Ministero della Pubblica Istruzione per l’abilitazione alla professione di Medico Chirurgo; l’iter prevede un tirocinio pratico di tre mesi ed un esame scritto finale di centottanta quesiti a risposta multipla, sostenuto a metà febbraio 2017.

Ben prima e meglio di quanto potremmo fare noi, si è scritto di quanto disorganizzato, contestato e avvilente sia dover effettuare un ulteriore tirocinio presso gli stessi reparti frequentati durante i sei anni del corso di laurea e di quanto sia costoso, anche in termini economici, il percorso di abilitazione in questione. È stata lunga e, purtroppo, finora poco fruttuosa la trattativa fra Istituzioni, docenti e associazioni per eliminare quest’ostacolo ritenuto, unanimemente, inutile e superabile, rendendo la laurea abilitante l’unica soluzione, al momento, auspicabile e praticabile. Non sarà quindi questo l’oggetto principale delle nostre parole. Qui ci piacerebbe rendervi edotti sul contenuto delle domande da studiare per la preparazione al fatidico esame, il vero filo conduttore, che collega questo esame alla mozione dei Professori.

Prima, contestualizziamo: ogni anno, il Ministero della Pubblica Istruzione, a sessanta giorni dalla prova scritta, pubblica un archivio contente circa settemila domande (e relative risposte ritenute corrette, si badi bene) da cui saranno poi estratti i novanta quesiti inerenti le materie precliniche e i novanta quesiti riguardanti le materie cliniche. Presto fatto, il giorno della prova gli abilitandi sono chiamati a rispondere a domande di cui sanno, o si presume sappiano, la risposta. Basta aver letto un paio di volte l’intero archivio gentilmente concesso loro. Un Esame di Stato che, aggettivato a farsa, è dire poco. Eppure, a questa simpatica beffa ministeriale è legata la sorte della nostra abilità a poter agire o meno come Medici, nel quasi mezzo secolo di attività lavorativa, che ci si prospetta davanti.

Troppi ragazzi scrivono male in Italiano, leggono poco e faticano ad esprimersi oralmente: queste le testuali e, purtroppo, condivisibili parole contenute nella lettera dei seicento Professori rivolta al Presidente del Consiglio, alla Ministra della Pubblica Istruzione ed al Parlamento. La mela non cade mai lontano dall’albero, si suol dire, a ragione. L’archivio dei quesiti, che porta la firma in calce del Ministero della Pubblica Istruzione, contiene un repertorio di errori di ogni tipo, a partire dai più elementari di natura grammaticale, capaci di far perdere il senno alla più paziente maestra di scuola primaria, fino ad arrivare a quelli sintattici, contenutistici e di aggiornamento. Errori ignora(n)ti, distratti, pressapochisti, coscienti, forse voluti. Sicuramente evitabili. Insomma, da sfoderare la matita rossa e bleu, rispolverata da Orsola Riva.

Nel leggere le domande in questione, ci siamo ritrovati a dover negare evidenze di conoscenza medica basilare, quali, ad esempio, l’esistenza di un vaccino per l’epatite A, che, per il nostro Ministero, ad oggi, sembra ancora non essere disponibile – poveri viaggiatori Italiani! – e che, invece, è presente in Italia da oltre 20 anni. Stessa sorte tocca al vaccino contro il Meningococco di gruppo B, disponibile dal 2014 e, da oltre due anni, salito quotidianamente agli onori della cronaca. Non basti, ci è stato chiesto di escludere la proctorragia come segno di carcinoma del retto, salvo poi decretarla cardine di sospetto diagnostico in un’altra domanda. Nei mesi di preparazione all’esame, abbiamo, idealmente, prescritto un farmaco satanico [recte: sartanico] e ripassato la citologia delle cellule eucaristiche [recte: eucariote]. Vince a mani basse la corona da reginetta del concorso la domanda: Tutte le seguenti condizioni d’anno [recte: dànno] un’immagine di minus in una radiografia dello stomaco con mezzo maritato [recte: baritato]. D’anno, sì. Chi la vuole maritare, pure. D’anno in anno controllale, ‘ste domanne! – direbbero a Roma. Questi sono solo alcuni esempi. Liquidarli come semplici errori di battitura equivale a nascondere la testa sotto la sabbia.

Facciamo finta, per un momento, che passi il metodo sbilenco che decreta l’abilitazione professionale dei Medici di domani; facciamo pure finta che passino gli strafalcioni di cui sopra, ma è possibile che, pure nello scegliere le centottanta domande ufficiali, non ci si sia fatti mancare l’ebbrezza dell’errore? Il giorno della prova scritta Nazionale, non solo le inesattezze grammaticali e sintattiche sono state le stesse (una veloce correzione prima della stampa, no?), ma una domanda indicava come risposta esatta l’esplicito permesso ad effettuare l’eutanasia su richiesta del Paziente o dei parenti più stretti [l’eutanasia è vietata, N. d. R.]. Come se non bastasse, il quesito in esame è stato poi considerato come risposto correttamente da parte di tutti i candidati, con una nota, anch’essa firmata dal Ministero, il giorno seguente la prova scritta. A chi credeva che, nella selezione finale, vi sarebbe stata cura di eliminare i quesiti errati, è stato dimostrato che probabilmente nessuno del Ministero, né dell’apposita Commissione Nazionale, aveva letto o riletto la versione ufficiale dell’esame. Fino all’ultimo respiro. È pericoloso perdere la propria credibilità per una situazione di stallo così facilmente superabile.

È pericoloso ed ipocrita, da parte del Ministero dell’Istruzione (e dei Professori universitari, suoi dipendenti), mostrare tali carenze linguistiche e contenutistiche, tacciando, in contemporanea, gli studenti di brancolare nel buio del semianalfabetismo.

È pericoloso disorientare migliaia di nuovi Medici che si ritroveranno a dover affrontare un esame d’ingresso alle Scuole di Specializzazione, che viene organizzato dallo stesso Ministero della Pubblica Istruzione.

È pericoloso reiterare, di anno in anno, lo stesso comportamento nei confronti di laureati in Medicina e Chirurgia che necessitano dell’abilitazione professionale, dimostrando un’evidente indifferenza nei riguardi delle segnalazioni di errore che seguono ogni concorso.

È pericoloso, infine, il pessimo esempio dato ad una generazione di giovani che si impegna quotidianamente per affrontare un percorso non semplice, fiduciosa che il qualunquismo di chi afferma che in questa nazione funzioni tutto male sia prerogativa di una ricerca di scorciatoie, piuttosto che di soluzioni.

Per concludere, ci uniamo al Gruppo di Firenze nel richiamare “responsabilità di orientamento, di sollecitazione e di controllo che competono al Ministero della Pubblica Istruzione, nella convinzione che una scuola più rigorosa è nell’interesse soprattutto dei ragazzi che partono più svantaggiati socialmente e culturalmente. Ci preme però sottolineare che i Ministeri non sono entità astratte, vuote, ma hanno il volto di tutti i docenti, specialmente delle altissime cariche (Rettori, Accademici della Crusca, etc.) che vantano la firma dell’indignazione contro l’analfabetismo.

Ci uniamo all’appello portato unitariamente avanti da tempo dall’Ordine dei Medici, dal Consiglio Universitario Nazionale, dal Segretariato Italiano Giovani Medici, dalla Federazione degli Specializzandi affinché il tavolo tecnico inerente la laurea abilitante non subisca ulteriori ritardi e produca i risultati previsti.

Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia – recitava Allen Ginsberg in Urlo. Non abbiamo la presunzione di definirci le migliori menti della nostra generazione, ma possiamo, vogliamo e, soprattutto, dobbiamo definirci distrutti da questo pressappochismo. Questo sì, reca danno.

Samantha Pegoraro, Egidio Candela, Pietro Mascagni e oltre seicento Medici e studenti, che hanno sottoscritto questo appello.

A cura di Roberto Borri

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