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Massoneria: perquisite le 4 Obbedienze.
Quei medici che odiavano il cronista.
E Savona, prima in Italia, pubblicò le liste

Il Fatto Quotidiano, invincibile ‘ficcanaso’ nel panorama della libera informazione italiana, ha pubblicato la notizia che la Guardia di Finanza (Chissà chi ricorda gli editoriali al vetriolo di Eugenio Scalfari sulla ‘statura’ del Corpo che si è occupato delle più delicate indagini della storia italiana del Dopoguerra) su mandato della Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Rosy Bindi, ex Dc di sinistra, ex ministro, ora Pd, sta perquisendo le sedi nazionali delle quattro principali obbedienze massoniche. Motivo: la decisione, presa all’unanimità, è scaturita dalla mancata consegna degli elenchi degli iscritti. Anche quelli che potrebbero risultare “all’orecchio” del Gran Maestro, riservati. Segreti ? Nomi inviolabili. Elemento peraltro sempre smentito, ma che emerge da interrogatori. Era già accaduto durante uno scandalo dai più dimenticato nella cronaca nazionale primi anni ’80 (Alberto Teardo presidente della Regione ed altri 12 pubblici ufficiali nella loro veste di sindaci, presidenti di enti pubblici). Il tutto offuscato da Mani Pulite degli anni ’90.  

ARTICOLO PUBBLICATO DA IL FATTO QUOTIDIANO - La guardia di Finanza di Roma sta procedendo alle perquisizioni nelle sedi nazionali delle quattro principali Obbedienze (il Grande Oriente d’Italia, la Gran Loggia Regolare d’Italia, la Serenissima Gran Loggia d’Italia e la Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori) e al prelievo delle liste dal 1990 a oggi.

La decisione è stata presa nell’ambito dell’inchiesta sui rapporti tra mafie e massoneria avviata a partire dalla scorsa estate dalla Commissione, dopo la mancata consegna degli elenchi, più volte richiesti ai Gran Maestri auditi nel corso dei mesi passati.

“Abbiamo chiesto più volte le liste, per più settimane, indicando come termine ultimo di consegna lo scorso 8 febbraio” spiega Claudio Fava, vicepresidente della Commissione antimafia. “Ci siamo dati un altro mese di tempo e alla fine oggi all’unanimità la commissione ha deliberato di accogliere la proposta dell’ufficio di presidenza e di procedere al sequestro”.

Pur con posizioni differenti, le Obbedienze si sono fino ad oggi opposte alle richieste della Commissione appellandosi alla legge sulla privacy. Si è opposto alla richiesta, sin da subito, il Grande Oriente d’Italia che, con i suoi più di 23mila iscritti per 850 logge, rappresenta la comunione massonica numericamente più rilevante del nostro paese.

“La Costituzione prevede la libertà di associazione” è stata l’immediata reazione del gran maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi alla richiesta. L’istanza è giudicata “una forzatura molto ardita, che va contro il diritto di associarsi di tutti i cittadini”. “Ho scritto una lettera alla presidente Rosy Bindi motivando il perché questo non può avvenire – ha fatto sapere Bisi – riteniamo infatti che si compierebbe un reato in quanto il Parlamento ha approvato una legge sulla privacy che tutela la riservatezza dei dati sensibili”.

Il Grande Oriente d’Italia nelle settimane passate ha interpellato sul tema i presidenti dei gruppi parlamentari chiedendo loro una “opportuna e saggia valutazione” in merito alla richiesta avanzata dalla Commissione. Una lettera è stata inviata anche al Presidente della Repubblica e in seno al GOI è stato costituito un collegio difensivo composto da nove avvocati “incaricato di valutare e promuovere tutte le iniziative, anche giudiziarie, dinanzi alle competenti sedi istituzionali”.

Anche il Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli ALAM, Antonio Binni, sentito in Commissione lo scorso 25 gennaio, ha risposto di non poter aderire alla richiesta. “C’è una legge sulla privacy e io non posso assolutamente commettere un reato e, soprattutto, non posso avere una libertà che i miei fratelli sicuramente non mi danno”, ha dichiarato Binni. Più utile sarebbe, secondo il Gran Maestro, una legge sulle associazioni che elimini le cosiddette obbedienze spurie. “Con una legge del genere, che in Francia esiste dal 1902, ciò che voi state facendo in questi giorni sarebbe stato inutile” ha detto Binni. Oggi chiunque può fondare una massoneria: “Ad Arezzo esistono novantadue obbedienze, in Italia ne hanno contate 198”, è la sua denuncia. “Sto pensando ad un provvedimento per cui se un fratello viene arrestato la Gran Loggia d’Italia si costituisce parte civile per offesa all’immagine della Massoneria”, ha infine precisato.

Seppure inizialmente favorevole, anche Massimo Criscuoli Tortora, Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia d’Italia, aveva infine comunicato che neppure la Serenissima avrebbe consegnato gli elenchi dei propri iscritti per rispetto della legge sulla privacy. In un comunicato Criscuoli “si è dichiarato dispiaciuto di non poter aderire alla richiesta, ma il suo ruolo ed ufficio di garante della privacy dei membri della Serenissima gli impone di essere fermo nella decisione”.

Diversa la posizione del gran maestro Fabio Venzi, della Gran Loggia Regolare d’Italia, nata nel 1993 dalla volontà di 300 scissionisti allontanatisi dal GOI per la necessità di “mondare il Grande Oriente d’Italia dalle commissioni malavitose”. Tale Obbedienza consegna l’elenco dei suoi iscritti al Ministero dell’Interno due volte l’anno ed in sede di audizione il Gran Maestro aveva dichiarato la propria disponibilità a fornire gli elenchi. Ma nel frattempo le proposte di legge di modifica della Legge Anselmi, nella direzione di impedire ai funzionari della Pubblica amministrazione di essere iscritti alle logge, una presentata lo scorso 22 febbraio dal deputato Davide Mattiello, l’altra annunciata dal vicepresidente della Commissione antimafia Fava, hanno finito per irrigidire la posizione anche di quest’ultima Obbedienza.

L’indagine su mafia e massoneria della Commissione antimafia è stata avviata la scorsa estate. Il 20 luglio scorso la presidente della Commissione Bindi, in una conferenza stampa al termine della missione siciliana a Trapani, aveva dichiarato: “Torneremo a Roma con due filoni di inchiesta: far luce sulle stragi degli anni Novanta e sui legami tra Massoneria e Cosa nostra”, annunciando la convocazione dei Gran Maestri della massoneria.

“Siamo partiti da una serie di sollecitazioni, certamente dalle inchieste in corso a Trapani, Palermo, Catania, Reggio Calabria” spiega oggi Claudio Fava, “la Commissione ha valutato che questo fosse un terreno da esplorare con strumenti anche di indagine politica, che competono la commissione, e che sono per certi versi più invasivi di quelli dell’autorità giudiziaria che si muove soltanto in presenza di una notizia di reato”.

Le audizioni sono iniziate il 3 agosto scorso, con Bisi. E già dopo quella prima audizione il Grande Oriente aveva inviato alla Commissione una comunicazione in cui spiegava perché la Comunione si sarebbe opposta alla richiesta degli elenchi. Copione che si è ripetuto a dicembre, quando la Bindi è tornata a chiedere l’elenco dei nominativi, con particolare riferimento agli elenchi di Calabria e Sicilia, indicando come termine per la consegna il 20 gennaio 2017.

Il 18 gennaio Bisi è stato nuovamente convocato per una “audizione a testimonianza”, ricorrendo per la prima volta, in questa legislatura, a tale strumento. “Volevamo che fosse chiaro che l’obbligo di dire tutta la verità non era una richiesta informale, ma una necessità sostanziale – spiega Fava – siccome l’argomento era delicato e si erano registrate forti resistenze abbiamo pensato che fosse il caso di ascoltarli nella loro veste di testimoni, con l’obbligo di dire la verità”.

Il 24 e 25 gennaio scorsi sono stati invece sentiti Binni, Venzi e Criscuoli Tortora. Dopo le audizioni, il primo febbraio scorso la Commissione ha inviato una nuova missiva per sollecitare i tre gran maestri perché trasmettessero “con urgenza l’elenco integrale delle logge e dei nominativi di tutti relativi iscritti con priorità per le regioni Calabria e Sicilia”. Il termine perentorio era fissato per mercoledì 8 febbraio 2017.

IL CASO SAVONA –  Risalgono ai primi anni ’80, come rivela la rassegna stampa dell’epoca, le prime indagini a tappeto sull’operato di logge massoniche ufficiali, coperte o riservate in tutta la provincia di Savona. L’iniziativa fu presa da un giovanissimo sostituto procuratore della Repubblica, Filippo Maffeo, che quando era ancora studente universitario e neo laureato fu eletto per un mandato consigliere comunale  a Loano nella lista della Dc e che fece pratica nello studio legale di Finale Ligure del compianto Angelo Nari che fu sindaco di Calizzano, presidente della Carisa, candidato alla Camera dei deputati e indicato tra i fratelli all’orecchio. Indagini di cui si era a lungo occupato Il Secolo XIX in cronaca locale e nazionale, pubblicando a puntate l’elenco, prima in provincia di Savona, qualche mese dopo in provincia di Imperia, successivamente a Santa Margherita e Rapallo.  In quel periodo, nella sola provincia di Savona, il Decimonono raggiungeva anche 25 mila copie vendute in edicola, record che si raggiunse solo in poche altre circostanze. La prima volta con la pubblicazione dei nomi di 21 inquisiti dall’esordio dei ‘coca party’; la seconda con due delle udienze del processo Gigliola Guerinoni, Ettore Geri e C. (tra cui un memoriale in cui l’imputata accusava falsamente un magistrato, ex pretore a Cairo Montenotte di essere stato il suo amante arrivando perfino a descrivere l’anatomia del pene) ; la terza volta con l’esclusiva degli elenchi di sei delle allora nove logge savonesi.

Successivamente le indagini sulle logge e i rapporti con il mondo della politica e degli affari furono approfondite dai giudici istruttori Francantonio Granero e Michele Del Gaudio che affidarono il filone investigativo all’allora colonnello dell’Arma, poi generale, Nicolò Bozzo. Clamoroso lo scontro con il questore Arrigo Molinari che sosteneva di essersi infiltrato nel P2 per ragioni investigative e, a suo dire, scoprire gli asseriti rapporti di Teardo con il Mossad.  In ballo un presunto traffico di diamanti con il Sud Africa. Molinari trucidato in camera da letto da un balordo, figlio di una famiglia onesta ed esemplare di Loano – Boissano. Molinari che metteva in guardia (?) il giovane cronista della Teardo story da possibili ritorsioni ad opera di agenti segreti e deviati. Suggerendo una sorta di ‘guida ‘ a come scampare ai pericoli. Cose da prendere con le molle in tema di veridicità. Visto che, a sua volta, aveva denunciato di essere scampato almeno ad un paio di attentati, uno con la recisione del circuito frenante dell’auto, un altro con l’allentamento di una ruota.

Eppure Palmiro Togliatti, segretario del Pci più marxista, ricordava e scriveva: “ La massoneria ha esercitato una funzione di prim’ordine non solo nella lotta per l’unificazione dello Stato italiano, non solo nella lotta per la Liberazione nazionale dell’Italia, ma anche nel processo di unificazione politica di diversi gruppi della borghesia italiana…”.

Si aggiunga che dagli anni 2000 in poi sono cresciute le logge (Piazza del Gesù) di sole donne o che hanno tra i fratelli una accentuata presenza femminile.  Accade pure in provincia di Savona e di Imperia.  Dove operano due realtà massoniche di quote rosa, formate da libere professioniste, medici, imprenditrici del settore edilizio, alberghiero e commerciale. Ci sono casi in cui entrambi i coniugi sono massoni. O ancora, padre, figli e figlie. In genere il padre viene sostituito in loggia almeno da un figlio e con l’avvento del gentil sesso in loggia anche delle figlie. Non mancano casi di nipoti di fratelli massoni. Insomma una ‘tradizione’ di fede che si tramanda per generazioni.

IL CRONISTA NEL MIRINO –  Nessun eroismo, solo la diligenza di seguire il giornalismo di inchiesta pur nel piccolo panorama di provincia, quello di Luciano Corrado, cresciuto come collaboratore della Settimana Ligure, Nuova Liguria, Il Cittadino (il quotidiano della Curia genovese con pagine di cronaca locale), La Gazzetta del Popolo. Dai primi anni ’70 responsabile del neo ufficio di corrispondenza di Albenga, per la zona da Andora a Spotorno ed relativo entroterra fino a Bardineto e Calizzano, che dipendevano peraltro dalla pretura di Finale e dal comando carabinieri di Alassio. Dall’autunno 1975, passò alla cronaca giudiziaria, con un esordio che fece scalpore in tutto Italia, la scandalo dei prefabbricati per il terremoto del Friuli. Un appalto vinto anche da un’azienda che aveva sede a Savona (Precasa). L’inchiesta del giudice istruttore Renato Acquarone (poi procuratore della Repubblica ed infine presidente di sezione della Cassazione penale) portò in carcere sindaci friulani e coinvolse il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Zambelletti.  E’ in quei decenni che poteva emergere nel ruolo di indagati o imputati personaggi più o meno noti appartenenti a logge massoniche. E solo il fatto di accennare alla fratellanza creava tensioni. Non era un’eccezione che il cronista venisse redarguito senza troppi riguardi persino in udienza. Difficile dimenticare quel barone della chirurgia genovese che operava in una struttura privata di Savona. Finì sotto processo per la morte di una paziente. Emerse che era massone, come pure il consulente perito, e tra i pazienti aveva avuto l’allora editore e amministratore delegato del Secolo XIX. Ebbene bisogna dare atto che il conte Cesare Brivio Sforza non esercitò interferenza alcuna. Uscì l’articolo della condanna con tanto di locandina. Un altro caso, tra i tanti, vedeva imputato un altro barone questa volta di Savona; il fratello (che non era massone) era all’epoca capo redattore al Giorno di Milano.  Nonostante la puerile sfuriata in aula, l’avvertimento che….. conosco….Uscì il servizio e locandine.

CRONACA RECENTE DI UN MEDICO MASSONE NEI GUAI

CONDANNATO A RISARCIRE 389 MILA EURO ALL’OSPEDALE SANTA CORONA

Il dr. Alessandro Vitali, anni ’90, nell’aula del tribunale penale di Savona durante un processo (foto Gallo, archivio trucioli.it)

La vicenda è stata portata alla ribalta, in esclusiva, da la Repubblica edizione ligure. Titolo: “Medico  nei guai per i pap test ai privati”. Notizia poi ripresa da altri organi di informazione e da Rai 3 Regione. Nell’articolo si ricorda che  il dr. Alessandro Enrico Vitali, quando era direttore  della Struttura complessa ‘Anatomia ed Istologia Patologica’ del Santa Corona, effettuava “esami per laboratori privati nell’ospedale di Pietra Ligure e nonostante avesse un regime di esclusiva con il servizio  sanitario nazionale.  In particolare nel periodo 2004 – giugno 2009 “svolgeva attività libera professionale non autorizzata  in favori di medici committenti, con utilizzo illecito di apparecchiature e prodotti dell’ente pubblico… con l’ausilio dell’ex dipendente dell’Ospedale San Martino di Genova, Paolo Riscossa,  il quale aveva organizzato una rete  di anatomopatologi dipendenti  dal servizio pubblico per l’effettuazione di esami citologici su incarico di diversi ginecologi. “

Scrivono i giudici: “Neppure sussistono dubbi sull’elemento soggettivo, in ragione del fatto che il dottor Vitali ha scientemente svolto detta attività libero professionale in assenza di autorizzazione e altrettanto scientemente e volontariamente ha omesso di riversare all’Amministrazione di appartenenza i proventi dell’attività illegittimamente esercitata”. Non risulta che Vitali abbia inviato al giornale lettera di rettifica, ammesso ovviamente che abbia letto il servizio.

Il dr. Vitali al Santa Corona  era stato tra i testi nel processo per lo scandalo delle ‘protesi’ che coinvolse il compianto prof. Lorenzo Spotorno ed altri medici. Tra i due i rapporti, per quanto riferiva il mago dell’anca, non sono mai stati idilliaci. Si aggiunga che Spotorno aveva sempre rifiutato ‘offerte di iscrizione a questa o quella obbedienza’ molto attive al Santa Corona, al San Paolo, all’ospedale di Savona e di Cairo, nell’Asl 2. Diversi i camici bianchi hanno rivestito e rivestono il ruolo di ‘maestro venerabile’ ed altre cariche nell’ambito della loggia. Comprese quelle che in gergo popolare possiamo definire ‘procure e tribunali’ massonici.

L’INCHIESTA SUGLI INTERVENTI ESTETICI AL SANTA CORONA – La recente rassegna stampa è da record per il caso – scandalo del ‘bisturi a scrocco‘ al Santa Corona. Non è certo perchè vede coinvolti  alcuni ‘fratelli muratori’ che Il Secolo XIX in particolare ha già dedicato alla vicenda 21 articoli, cinque locandine, quattro richiami in prima pagina. E nell’ultimo articolo  (giovedì 9 marzo) a tutta pagina il catenaccio del titolo riservato  “Al primario Pizzonia (il papà fu comandante della stazione dei carabinieri di Pietra Ligure e prima vice comandante a Loano), al chirurgo Ottonello, i principali accusati”.  Nessuna pietà anche per chi, come Pizzonia appunto, è sempre stato abituale frequentatore di un paio di magistrati, senza mai nascondere l’amicizia. Basti pensare al dr. Alberto Landolfi, per anni tra i magistrati di punta e più popolari della Provincia di Savona, ora all’antimafia a Genova e tra gli aspiranti a Procuratore capo della provincia di Imperia.

Se il dr. Vitali rischia di pagare allo Stato, all’Asl, 300 mila euro, ben più salato il conto che potrebbe arrivare per l’affaire Santa Corona con ipotesi di reato (peraltro con ammissioni, ad ascoltare il comandante della Finanza al TG3 Rai che sulla vicenda ha mandato in onda cinque servizi nell’arco dei mesi). Si parla di oltre 600 mila euro di danno al vaglio della Corte dei Conti. Il Pm Ubaldo Pelosi, ha scritto Alberto Parodi,  ”ha contestato ai medici 77 casi di truffa aggravata e 56 le operazioni sospette eseguite da Pizzonia“.  C’è da scommettere che più della cifra- danno in ballo, è il diffuso processo mediatico a cui sono sottoposti i camici bianchi a dare più fastidio e creare grande imbarazzo. Nell’ambiente del lavoro, tra amici e conoscenti, in famiglia.

UN PROCESSO IN TRIBUNALE A SAVONA NEGLI ANNI ’90 IN CUI DEPONEVA IL DOTTOR VITALI

Un’udienza (anni ’90) nell’aula del tribunale di Savona: in piedi il Pm Alberto Landolfi mentre si sta interrogando il dr. Alessandro Vitali; si scorgono di spalle i compianti avvocati Nanni Russo e Giorgio Finocchio, oltre ad un collega torinese

Le obbedienze massoniche in Italia nel 1002 e le logge spurie

STORIA DELLA MASSONERIA IN ITALIA E LIGURE PONENTINA DA UN SERVIZIO DE L’ESPRESSO DEL GIUGNO 2001 

 

 

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