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Albenga, razzie di carciofi nei campi
Ma è crisi nera per l’eccellenza della piana

Quante volte abbiamo letto, ascoltato in tv, l’inno per il ‘re carciofo’ di Albenga ? Quante volte nei menù dei ristoranti più quotati leggiamo di un piatto preparato con l’eccellenza carciofi della piana ? E dove il pregio sta nel terreno sabbioso che si trova in alcune aree, più pregiate per la coltivazione della pianta delle frazioni San Fedele e Lusignano. Quante volte è stato ripetuto dalle associazioni degli agricoltori (Coldiretti in primis) che occorreva fare ogni sforzo per promozionare le cinque perle della nostra terra, ad iniziare da un marchio (decalcomania) sulle vetrine dei negozi ? Come è andata a finire ? Intanto la stagione 2016- 17 passerà alla storia per essere al centro di vere e proprie razzie notturne, nei campi, ad opera di chi ne fa poi commercio abusivo.

Una miss per ammirare i carciofi di Albenga, ma quest’anno è crisi nera, tra razzie notturne e una produzione scadente (Foto Silvio Fasano)

Da qualche anno sull’onda della promozione e dell’immaginario collettivo è ripresa la coltivazione del carciofo. Anche in serra. Come primizia. Ma forse mai come quest’anno la crisi colpisce le ‘carciofaie’. Per un insieme di concause le piantagioni a pieno campo, salvo rare eccezioni, hanno subito l’influenza negativa del clima, delle piogge, del freddo. Produzione ridotta, spesso visibilmente deteriorata, anche se il gusto dei carciofi di Albenga, soprattutto quelli a coltivazione biologica o comunque non sottoposti a prodotti sistemici ad alte dosi, resta ineguagliabile.  Basti pensare che già in autunno al ristorante Pernambucco di Albenga patron Luciano, poteva offrire ai clienti una deliziosa insalatina di carciofi di San Fedele, con extravergine della casa di Ranzo. E quando ancora nei negozi più esclusivi la primizia non si trovava ancora.

Che cosa sta accadendo di grave ? Diciamo subito che il problema dei furti di carciofi ha assunto aspetti preoccupanti. Confida una signora che ha il banchetto sul mercatino di piazza del Popolo: “Abbiamo tre coltivazioni di carciofi in tre diverse zone di Albenga, è la prima volta che in tutti e tre i terreni ci troviamo vittime di vere e proprie razzie, non abbiamo prove, ma si racconta, corre voce, che la merce finisca anche  sulle bancarelle dei mercati. Non lontano c’è una persona che vende carciofi e a quanto pare non ne coltiva nei propri campi. Un altro danno è che  quest’anno il prodotto non è eccellente, l’aspetto non invita ed ha la sua importanza. Si aggiunga che ormai la concorrenza dei prezzi ci penalizza tantissimo”.

Uno storico commerciante di frutta e verdura nel centro storico di Loano (“Acquisto, come si vede sui cartellini esposti, soprattutto produzione locale, a Loano, Borghetto, Toirano, Ceriale, Albenga”) ammette che mai come quest’anno non c’è richiesta di carciofi di Albenga. Anzi, di carciofi in generale. Non è più un piatto che tira, popolare. E’ vero che la produzione di carciofi di Albenga è sempre stata considerata di nicchia, come accade, seppure a prezzi ben più alla portata di chi non ha problemi di bilancio, per asparagi violetti, zucchine trombette (da primizie). In parte minore il cuore di bue di Albenga che ormai in serra viene prodotto tutto l’anno.

Un rifornitissimo negozio del centro storico di Loano che privilegia la produzione locale e nostrana, carciofi di Albenga a 1,20 cadauno, ma quelli della Sardegna si comprano a metà prezzo

Certamente sarebbe utile che le organizzazioni agricole mettessero in atto strategie di promozione e commercializzazione, ma anche di controllo più efficace. Intanto quella proposta sbandierata una decina d’anni fa e forse più, di valorizzare i negozi di frutta e verdura che vendono primizie e prodotti agricoli della piana, si è persa per strada. E’ passata di moda ?  C’è l’inflazione di negozi di frutta e verdura, anche sulle strade a più intenso traffico ed in contrasto con le norme nazionali che vietano l’esposizione sulle strade trafficate. Sono rari i negozianti che di loro iniziativa mettono cartelli “frutta e verdura di Albenga, di Loano, di Finale, di Pietra Ligure, di Borghetto”. Tanto per fare un esempio. O ancora “prodotti non trattati”, “prodotti a coltivazione biologica”.

Certamente manca nell’opera di promozione e informazione un impegno capillare e costante delle tre organizzazione degli agricoltori. Che non deve essere un impegno sporadico, legato a questa o quella manifestazione. Ogni stagione diciamo che ha una sua eccellenza della terra. Ebbene, è il caso di promuovere questo o quel prodotto di nicchia con campagne sistematiche e diffuse. Di incentivazione non solo verso i consumatori, ma invogliare gli stessi commercianti a collaborare, farsi parte diligente. Insomma il sapore, il gusto, la tenerezza di un carciofo mangiato crudo di Albenga, non ha pari, non teme concorrenza.

E’ vero il problema sta nel prezzo. A meno di un’euro non si trovano carciofi nostrani di Albenga, nei negozi  quest’anno oscillano  fino a 1,60- 1,80. In qualche caso capita persino due euro. Molto dipende dalla freschezza, dalla tenerezza, dal fatto se si usa o meno il gambo per cucinarlo, per i sughi. Insomma è un peccato avere delle ‘Ferrari’ di prodotti agricoli di nicchia e non sfruttare la potenzialità, soprattutto attraverso informazione e promozione appropriate. Purtroppo i politici credono di fare opera meritoria, farsi amici ed elettori, quando annunciano contributi ed erogazioni, spesso a pioggia, mentre si dovrebbe dare la priorità alle campagne promozionali e incoraggiare i produttori. Basti pensare alle mele del Tirolo, a quelle Trentine. Perchè non si possono seguire esempi analoghi (con il contributo della Regione) per carciofi, asparagi violetti, trombette ?

Diamo pure la caccia ai ladri, più controlli sulla merce in vendita, più prevenzione, ma senza la sensibilizzazione dei consumatori non si va da nessuna parte. E le organizzazione agricole non possono fare da spettatori.

E A OSPEDALETTI (IMPRERIA) PER DUE GIORNI GRAN FESTA DEI CARCIOFI

 

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