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Albenga, morte (in)civile di un ex miliardario

L’odissea di un dramma umano e famigliare, imprenditoriale, il ruolo della giustizia. Si è già scritto in rapida sintesi di Nunzio Cricenti: da miliardario e possidente giramondo per import export di ortofrutta, ridotto sul lastrico, a suo dire per colpa di banche, Carige in particolare e in ballo anche alcune sentenze e procedure fallimentari. Ci sono  almeno due aspetti inediti della Cricenti story. Una sentenza (n.333 del 3 aprile 2003) del presidente e relatore della Corte d’Appello di Genova, Vincenzo Ferro, che accoglieva l’appello della  s.a.s. C 40 di Cricenti quale rappresentante legale e in proprio, riformava la sentenza del tribunale di Savona del 7 luglio e 11 dicembre 2000, revocava il fallimento della C 40 con sede ed immobili a Villanova d’Albenga e del socio illimitatamente responsabile (Cricenti). Tutto inutile. Nei giorni scorsi  i media locali davano l’annuncio della vendita del complesso commerciale ed abitativo. L’asta è andata deserta. Il prezzo base era di poco superiore a 3 milioni.

Nunzio Cricenti al tavolo del bar illustra le carte al cronista

E’ la storia di una ingarbulasciattissima Via Crucis, o se volete De Profundis: protagonista e ‘vittima’ Nunzio Cricenti, 76 anni, nato a Monterosso Calabro, emigrato ad Albenga dove ha sposato la figlia di un agricoltore e proprietario terriero. “Quando ho letto, il 17 gennaio scorso, della vendita all’asta, sono stato colpito da malore – racconta all’anziano cronista quello che appare una persona molto scossa, una larva umana rispetto a chi l’aveva conosciuto negli anni del trionfo, della scalata delle sue aziende commerciali, import- export di frutta e verdura – E’ andato meglio – aggiunge - rispetto a quando sono stato sfrattato da casa mia e per un paio di giorni avevo perso conoscenza.  Contro la procedura di vendita all’asta avevo presentato l’ultimo esposto, in ordine di tempo, alla Procura della Repubblica ed ero fiducioso. C’è una sentenza del dottor Ferro quando era presidente della Corte d’Appello, magistrato che ha svolto un ruolo apicale pure in Corte di Cassazione. Purtroppo pare tutto superfluo, ma finchè avrò respiro non mi rassegno. Voglio essere sepolto con gli atti di quella sentenza che sanciva che la ditta individuale di Cricenti non è fallita. Sepolto con la fidejussione di 8 miliardi di lire che mi era stata concessa  il 7 ottobre 1992 dal Comitato esecutivo del consiglio di amministrazione  della T.R.L Research Limited, con sede a Lugano, subordinato al ripiano globale delle proprietà immobiliari indicate nella perizia giudiziale  dell’ing. Giacomo Trucco di Savona.

ANTEFATTO: CHI ERA E CHI E’ NUNZIO CRICENTI ?  - “ Mi vogliono castigare perchè apparterrei a cosche mafiose ?  Mi vogliono veder morto così non do più fastidio ? Ma già dal 1991, come scriveva Il Secolo XIX di allora, era stata concessa l’Amministrazione controllata di tutti i miei beni anche in virtù della buona condotta…”. Dice Cricenti incontrato in un bar nei pressi della stazione di Albenga, alla presenza di un conoscente e giornalista pubblicista della città, Guglielmo Olivero, 24 anni di cronaca sportiva a La Stampa. Cricenti presidente dell’Albenga Calcio quando militava in Promozione, per 10 anni  presidente della società calcistica Alassio Calcio ai tempi di Carlo Tomagnini. Già azionista della società pubblico-privata dell’Aeroporto internazionale di Villanova d’Albenga, socio fondatore del  Banco San Giorgio. Non ha mai aderito a formazione politiche, né almeno pare ad associazioni elitarie più o mene segrete, riservate, di solidarietà in caso di bisogno.

Il pensionato Cricenti, due figlie autonome, una dietista Asl 3, percepisce 483 € di pensione al mese. La moglie, pensionata, figlia unica di Luigi Bruzzone, tra le famiglie più conosciute ed apprezzate nel mondo agricolo della più estesa pianura della Liguria. La donna ha problemi di salute, vive con le stampelle. “Ritrovarsi dal mattino alla sera fuori casa è terribile – prosegue Cricenti – , senza il conforto e l’aiuto delle figlie sarei all’altro mondo. E’ vero, non mi vergogno a vivere nella città che mi dato tanto e ora sono un miserabile,  un eremita, ma sereno nella mia coscienza. Sogno di notte, tra incubi e belle notizie,  di aver recuperato il mio patrimonio e di averlo destinato  ad un’opera di beneficenza. E’ dura per chi ha vissuto i fasti, girato per affari i migliori ristoranti e hotel del mondo, in Africa, nelle Americhe, in Europa.  Scampato miracolosamente alla morte durante un volo in Argentina. L’areo precipitato. E oggi sul lastrico dopo aver pagato tutti i fornitori e dopo che, lo voglio ripetere, la ditta Cricenti non è stata dichiarata fallita dalla Corte d’appello e invece sono stato trattato da fallito”.

Cricenti, al suo fianco, un conoscente giornalista pubblicista di Albenga, Guglielmo Olivero

COME SI E’ PROCURATO LA FIDEJUSSIONE BANCARIA ? – Nel suo racconto che quasi per forza di cose, assume aspetti confusi, contorti, difficile da riepilogare, Cricenti rivela che aveva rapporti con Gian Mario Roveraro, albenganese Doc, arrivato all’apice del mondo finanziario internazionale, uomo e banchiere dell‘Opus Dei di cui è stato amministratore e consulente, barbaramente trucidato e fatto a pezzi, da tre ‘balordi’ lombardi che pare gli avessero affidato del denaro. Fu vittima di un appuntamento – trappola, rapito, torturato e sezionate come un animale, il suo corpo ritrovato dopo due settimane. Arrestati e condannati i tre responsabili, tra cui la probabile mente e forse con un misterioso mandante. “Presi contatti direttamente con il buon conoscente Gianmario – ricorda Cricential quale esposi con franchezza, come ho sempre fatto nella vita di uomo semplice e con la terza media, la mia situazione finanziaria e patrimoniale. Così ebbi dalla società Svizzera che Roveraro conosceva un’apertura di credito fino alla concorrenza massima di otto miliardi nei confronti della Agroimport Srl, proprio per risanare la società.  Purtroppo il tribunale ed il commissario poi curatore Giobatta Auxilia a quanto pare non tennero conto. Si arrivo al fallimento che però dopo sette anni è stato annullato e dove si dice nella sentenza del giudice Ferro che non si sarebbe tenuto conto di garanzie per 14 miliardi. Il presidente del collegio era Franco Becchino, Caiazzo giudice relatore. Vorrei aggiungere che per me è stata un’altra tragedia perdere il difensore di fiducia con la morte di Donato Cangiano, successivamente sono morti anche Isodoro Bellando e Gianpaolo Ferrari. Meglio non fare il nome di chi li ha sostituiti… Tutte queste cose le ho scritte, raccontate a  giornalisti, ma forse per mancanza di spazio, non voglio pensare ad altro, è stato in buona parte omesso l’iter giudiziario con nomi e cognomi, quantomeno a titolo di cronaca e completezza, si dice sempre, dell’informazione. Compreso il fatto – conclude Cricenti – che ero stato dichiarato fallito d’ufficio “.

In quel periodo il legale che seguiva i dossier Cricenti per conto Carige era l’avvocato civilista  Paolo Marson, che divenne esponente politico del centro destra, candidato alle Europee, assessore nella giunta Vaccarezza, poi dimessosi, oltre a ex presidente risanatore dell’Acts, consigliere comunale ‘assenteista’ (si giustificò con una clamorosa intervista j’accuse della classe politico- amministrativa) nella passa giunta Berruti.  Ebbene l’imprenditore pensionato asserisce  che il vertice della banca gli revocò l’incarico.  Carige e Carisa, tutelate dall’avvocato Roberto Cassinelli. Cricenti cita una condanna del garante a due milioni di euro, riformata in appello a mezzo milione e l’iscrizione ipotecaria sui bene del concordato e durante l’amministrazione controllata. Cricenti ripete: “sono stati pagati tutti i debiti dei fornitori. La ditta Cricenti non è mai stata dichiarata fallita eppure è stata trattata come tale”. Sta di fatto che l’asta del 17 gennaio recitava: “Concordato C 40 di Cricenti Annunciato & Sas”.

Nunzio Cricenti: vittima della Carige e malagiustizia

COSA RAPPRESENTAVA CRICENTI NEL PANORAMA COMMERCIALE ALBENGANESE ? –  Cricenti: “ La mia fortuna  è la forza morale. Ho iniziato con l’ingresso nella ditta di Luigi Bruzzone che si trovava in vai Degli Orti, commercializzava prodotti ortofrutticoli che ho subito iniziato a potenziare, dedicandomi all’import export, in particolare ai mercati esteri. Poi ci siamo trasferiti in via Isole a Villanova d’Albenga, ho realizzato magazzini, abitazioni, uffici”.  Indica il bando d’asta: “Capannone a due piani con adiacente fabbricato a due piani ad uso uffici e servizi il tutto in corso di costruzione con annessa area scoperta di pertinenza formanti un unico corpo. superficie totale mq.3.460, di cui mq. 1650 coperti; – Porzione di palazzina a due piani di cui primo piano adibito ad abitazione superficie mq.680 circa; – Capannone monopiano e adiacenti fabbricati a due piani…“. All’epoca del massimo splendore Cricenti aveva dato vita fino a sei società sas. “Avevo acquistato – chiarisce ancora Cricentila meravigliosa tenuta agricola di Carlo Gerini che è stato un ottimo concessionario dell’Alfa Romeo, ad Albenga e nell’imperiese. Ce l’aveva in vendita la Carige e da qui sono iniziati tutti i miei guai. Io offrivo 2 miliardi e mezzo, la banca ne chiedeva 5. Servivano subito 500 milioni per liquidare un socio, il resto del debito si sarebbe coperto vendendo alcuni terreni della stessa proprietà Gerini. Fui consigliato dal commercialista  Enrica Carlini di Alassio. Ci siamo poi accorti che si trattava di terreni affittati e non si poteva mandare via gli agricoltori dall’oggi al domani. Così, sempre su consiglio della banca mi fecero un finanziamento di due miliardi, era il 1988. Si arrivò a chiedere  un Finanziamento di 4 miliardi  all’Istituto Federagrario con garanzia il mio patrimonio, ma è anche scattata la revoca  delle linee di credito dalle altre banche: Banca d’America, 1 miliardo e mezzo; Banca di Novara, 2 miliardi; altri minori col San Paolo, Mediocredito. Con Carige ho lasciato in deposito i titoli della banca stessa.”

Che succede ? Perchè le revoche a raffica? Cricenti: “ Per una strana coincidenza una grossa società spagnola con cui collaboravo da tempo mi ha revocato l’esclusiva, vantava crediti e richiesto l’ipoteca di tutti i miei beni in Italia. …All’udienza dei creditori, nessuno si presentò, i legali mi dissero che c’era lo zampino Carige. E quando avevo ormai la certezza che sarebbe stato dichiarato il fallimento ho chiesto il concordato preventivo.  Poi è arrivata la fidejussione dalla Svizzera, ma ripeto non se ne tenne conto.  Non mi resta che sperare nella Procura della Repubblica, mentre alla Corte d’appello di Genova, sezione terza, ho fatto atto di citazione per revocazione…..“.

Nunzio Cricenti si accalora, si alza e si siede, il tono della voce si infervora, nella borsa custodisce fascicoli e dossier, in un libretto date, ora, appuntamenti, incontri, annotazioni. Come quando in provincia di Cuneo, in un ristorante specializzato nel ‘bollito’, trovò seduti al tavolo un presidente (ora ex da alcuni anni) del tribunale di Savona, alcune altre persone che non conosceva ed un big dell’imprenditoria edile di Loano, con interessi in un paio di province liguri e fuori regione.

“Il mio è un caso paradossale –  è il ritornello di un uomo che si aggrappa alla buona stella – , con 14 miliardi di vecchie lire di beni garantiti e 7 miliardi di debiti pagati”. Salvo errori ed omissioni !

Luciano Corrado

 

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