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Tribunale di Savona: 5 aspiranti a presidente
In pool position Zerilli e Lorena Caneparo

Il bando è scaduto il 10 settembre 2016. Sono 5 i magistrati che aspirano alla promozione a presidente del Tribunale di Savona, vacante dal primo gennaio con il pensionamento per raggiunti limiti di età del dr. Giovanni Soave. Hanno presentato domanda Giovanni Zerilli, Lorena Caneparo, Marcello Bruno, Alberto Princiotta e Domenico Pellegrini. I rumors di palazzo indicano almeno due candidature forti, vincenti. Zerilli per esperienza, ruoli ricoperti, anzianità e Caneparo apprezzata presidente della sezione civile che può contare in seno al CSM di 4 consiglieri della sua corrente (Magistratura indipendente e filo renziana) alla quale aderisce il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, magistrato. Nelle more presidente facenti funzioni è Caterina Fiumanò, presidente della sezione penale, in scadenza di mandato a settembre e forse prossima alla pensione. 

Il dr. Giovanni Zerilli ha buone chance per la nomina a presidente del tribunale di Savona

Il presidente Giovanni Soave, in pensione dal 1° gennaio, con il presidente dell’Ordine degli avvocati Fabio Cardone (Foto Silvio Fasano)

La nomina potrebbe arrivare da un giorno all’altro tenuto conto dei ripetuti e solenni impegni dei governi che si sono alternati ad accelerare le nomine nei ruoli apicali dei tribunali, delle Corti d’appello, delle Procure. Per quel che può servire si aggiunga che il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, è ligure e uno dei componenti la Commissione giustizia della Camera dei Deputati è l’ avv. Franco Vazio, albenganese.

Il gruppo aspirante alla presidenza di una cittadella giudiziaria che non figura ormai da anni tra le più ambite, è composto da magistrati che operano a Savona o che hanno lasciato per trasferirsi alla Corte d’appello o al tribunale di Genova. E’ il caso di Marcello Bruno già giudice civile a Savona  e dal 1996 alla prima sezione civile della Corte d’appello di Genova presieduta da Maria Teresa Bonavia (albisolese) e in precedenza da Vincenzo Ferro di Savona, padre di G.B. Ferro tra i magistrati di punta della Procura savonese. Potrebbe essere un gradito ritorno a Savona per Domenico Pellegrini,  giovanissimo e stimato sostituto procuratore della Repubblica ai tempi della ‘procurina’ della pretura, con procuratore Maurizio Picozzi, tornato a Savona quasi alla vigilia della pensione e giudice all’ufficio del Gip.

Pellegrini è giudice del tribunale dell’Area civile VI sezione famiglia, si è distinto nel dicembre scorso come primo degli eletti in Liguria dell’Associazione Nazionale Magistrati, il più votato e appartiene alla corrente di sinistra. In occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario 2017 e alle polemiche che ne sono scaturite, Pellegrini è apparso un paio di volte su Rai 3 Regione per spiegare il malessere della categoria nei confronti delle scelte del governo a proposito dei pensionamenti. Come è noto sono rimasti in carica, dopo i 70 anni, solo i vertici della Cassazione. Una scelta del governo, del ministro che ha fatto dire “i giudici non li nomina il governo’.

Forse si può aggiungere che rimane pur sempre lo zampino del governo di turno quando si tratta di designare proprio i vertici giudiziari nell’amministrazione della giustizia laddove è prevista la nomina di “concerto con il ministro”. E non è neppure novità il dibattito, polemiche, distinguo nell’azione dello stesso Consiglio superiore della Magistratura che secondo alcuni ‘soffre’ di politicizzazione, unita alla forte valenza del ruolo degli schieramenti sindacali a cui possono o meno aderire i magistrati. Con quattro correnti, due sono in fase di fusione e una comprende il movimento per la Giustizia fondato dal ‘martire’ della mafia Giovanni Falcone. E’ lo schieramento confluito in ‘Area‘ che in Liguria ha 4 rappresentanti (corrente di sinistra), 2 sono di Magistratura indipendente, corrente di centro che a Savona ha eletto  Laura De Dominicis e 1 di Unicost.

Savona il giudice Domenico Pellegrini pm a Savona anni ’90 a fiancho l’avvocato Luciano Chiarenza

Gli altri tre aspiranti sono già al lavoro nella cittadella giudiziaria di via XX Settembre. Il palazzo che un’amministrazione comunista ha fortemente voluto dopo che era stato rifiutato da Sanremo quale ‘palazzo dei fiori’, come ha rivelato Carlo Cerva, ex consigliere comunale, ex vice segretario regionale Dc, savonese e presidente emerito della storica associazione A Campanassa.

Il palazzo che di recente Vittorio Sgarbi, ex sottosegretario berlusconiano, ex sindaco in Sicilia, critico d’arte ed ospite abituale a programmi di approfondimento de L 7 e della Rai, ha definito: “E’ uno dei luoghi più brutti d’Italia, un orrore, un’immagine immonda» E ha rincarato: “Con il palazzo di Giustizia di Firenze c’è un rapporto personale: i due edifici sono “gemelli” , ad averli progettati è stato il medesimo architetto, Leonardo Ricci. Se la combattono questi due palazzi per stabilire qual è il luogo più brutto d’Italia. Che credibilità ha un magistrato che lavora in un posto del genere? Indaghino su chi ha consentito questa immonda immagine».

Forse non gli è stato detto che di inchieste sul palazzo ne sono state fatte eccome, già a fine anni ’90. Con perizie e controperizie, consulenze, indiziati e scagionati. In particolare la consistenza della palificazione, fino a scoprire che il complesso non aveva mai ottenuto l’agibilità dagli uffici comunali che pure nel corso degli anni hanno seguito la sua travagliata storia, tra lavori di ristrutturazione e sopraelevazione, rincorsa a coprire le falle delle vetrate, gli spifferi,  i laghi sui pavimenti con pioggia, vento, temporali. Non abbiamo più avuto notizie di come sia andata a finire sul fronte dell’ultima indagine penale.

I candidati al lavoro a Savona, dicevamo, sono Giovanni Zerilli, una vita negli uffici giudiziari della Città della Torretta, giudice della pretura del Lavoro, poi con l’unificazione del tribunale fino a diventare presidente di sezione e dopo la scadenza temporale, ritorno nel ruolo ordinario. In altre parole, da presidente un 50 per cento del lavoro dovrebbe essere riservato all’organizzazione e coordinamento della sezione, il resto nell’amministrazione delle cause, del contenzioso, delle istanze.  Zerilli, nel curriculum, può fregiarsi di ‘immacolatezza‘ di procedimenti disciplinari, un bagaglio di esperienza e un’anzianità superiore di 8 anni, il che attribuisce un valore importante nella ‘pagella’ della promozione.

Alberto Princiotta tra gli aspiranti a presidente del Tribunale di Savona (Foto Silvio Fasano)

Ottima la pagella di Lorena Caneparo, valbormidese, già giudice alla pretura di Torino, che alcune fonti romane danno per favorita. E’ iscritta alla corrente più numerosa ed influente nel Csm. Infine l’aspirazione di Alberto Princiotta, figlio del compianto Aldo Princiotta prefetto di Savona negli anni ’70. Princiotta indicato dagli avvocati braccio destro del presidente Soave, tra i giudici ai quali spesso sono affidate le cause più complesse, laboriose. Princiotta è stato pretore penale e civile ad Albenga, in precedenza alla pretura di Savona.  Un esordio, giovanissimo, in Sicilia, tra fascicoli di mafia. Radio forense rivela che le sue sentenze vengono in gran parte confermate in appello e in Cassazione. Appartiene a Magistratura Democratica, in origine al Movimento per la giustizia di cui è stato rappresentante locale.

Tra le ‘eccellenze’ di un presidente non c’è solo la ‘carta d’identità giudiziaria’, l’indipendenza da lobby e poteri temporali, la capacità di coordinare,  fare squadra, amministrare la giustizia con le sentenze e le ordinanze, più che con passerelle mediatiche. L’informazione è fondamentale in una società democratica, ma ognuno deve rispettare i suoi ruoli. E il buon funzionamento della giustizia è lo specchio della civiltà e della legalità di un Paese. (L. Cor.)

 

 

 

 

 

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