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Diffamare via Facebook? Quasi perdonati
La Cassazione su un causa a Diano Marina

Diffamare via Facebook non è punibile alla stregua della diffamazione su carta stampata. Che gioia per chi spesso e volentieri si esercita sul web insultando gli avversari o i nemici. Siano essi politici, pubblici amministratori, cittadini comuni. Il Sole 24 Ore di giovedì, 2 febbraio, pubblica la sentenza della Cassazione, V sezione, dopo che il procuratore della Repubblica di Imperia aveva appellato una pronuncia del Gip del tribunale che ‘scagionava’ un imputato- fatto avvenuto a Diano Marina –  con l’attenuante del ‘mezzo di pubblicità’ (Facebook), anzichè considerarlo alla stregua dei giornali dove è prevista la diffamazione aggravata a mezzo stampa: reclusione da 3 a 6 anni. Lo prevede legge 47 del 1948.Eppure solo due anni fa le Sezioni unite della Cassazione avevano disegnato una interpretazione evolutiva e costituzionalmente orientata del termine ‘stampa’; avevano ricompreso nel concetto delle testate giornalistiche on line la ‘diffamazione a mezzo stampa‘, ma avevano aggiunto che tale operazione  ermeneutica “non può riguardare in blocco tutti i nuovi media, informatici e telematici di manifestazione del pensiero.”  In sostanza si salva dall’aggravante, secondo le Sezioni Unite,  chi pubblica, scrive e diffama con il crisma della ‘professionalità’. Vale a dire un giornalista, un professionista, ma non una delle tante ‘beline’ che si sbizzarriscono con post o via Facebook. Non è il caso di trucioli.it, coordinato da un giornalista professionista, dove non sono previsti post e le lettere non sono mai anonime, opera di sconosciuti, magari pazzoidi.

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