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Ceriale, lite Curia e Comune per 80 mila €
Casus belli l’Imu dove sono ospitati profughi

Il ricorso è stato depositato la settimana scorsa alla Commissione tributaria provinciale di Savona di cui è presidente il giudice Giovanni Zerilli. La Curia vescovile di Albenga – Imperia ha impugnato la cartella esattoriale con la quale il Comune di Ceriale chiede il pagamento di due anni di Imu (80 mila euro) per la ‘Casa della spiritualità Santa Maria Belfiore’ di Peagna. Un complesso edilizio che negli anni passati era utilizzato per il ‘turismo religioso’ e che da un paio d’anni è destinato ad ospitare piccoli gruppi di profughi in prevalenza africani. L’immobile è stato dato in comodato d’uso ad una cooperativa.

Peagna: il complesso Santa Maria Belfiore sorge su un’area di 60 mila mq e in origine era la residenza del generale Caviglia nell’edificio, orsa ristrutturato, a sinistra della foto, in basso (foto archivio trucioli 2013)

A quanto pare il contenzioso scaturisce dall’interpretazione delle norme sull’Ici-Imu da parte del dirigente del settore dr.ssa Lisa Frongia. Il sindaco, la giunta, la maggioranza di centro destra si sono dichiarati neutrali: ‘non possumus’. Da parte sua la Curia, con il vescovo Borghetti, si sono affidati al parere del commercialista di fiducia che ha stilato il ricorso e secondo il quale non sussisterebbero le ragioni giuridiche per richiedere l’applicazione della tassa sugli immobili.  C’è chi intravvede pure una sorta di ‘ripicca’ strisciante dell’Amministrazione comunale che si sarebbe trovata di fronte al fatto compiuto per l’ospitalità di migranti. Un’ipotesi tutta da dimostrare e che forse solo il responso dei giudici tributari potrebbe indirettamente avvalorare o smentire.

Accade infatti che in passato la struttura di Peagna, realizzata dal defunto don Angelo Denegri, origini a Pieve di Teco,  e successivamente resa a norma per ospitare il ‘turismo religioso’ del Giulieo dell’anno 2000 (fu anche varata una legge  per elargire contributi dello Stato alla scopo di ristrutturare gli immobili), era essenzialmente utilizzata per l’ospitalità dei pellegrini italiani e stranieri. Come risulta dalla classificazione della Regione.  Ebbene il Comune di Ceriale, il suo ufficio tributi, non ha mai chiesto l’Ici, ritenuta un’attività ‘no profit’. In realtà non era proprio così. Basta leggere qualche giudizio risalente a quattro anni or sono. Emanuele Berto scriveva su internet nel sito della ‘Casa della spiritualità’: ” Ottimo posto, ottimo servizio, ottima pulizia, ottimo prezzo, ottimo tutto, da consigliare“. Oggi che la Curia non trae alcun profitto, anzi difficile sostenere pure una rivalutazione, si ritrova che il Comune batte cassa. E’ vero che esiste a monte l’attività della cooperativa, a sua volta, pagata dallo Stato per i migranti, ma dov’è l’utile, il vantaggio economico della Curia ? Non è sufficiente il comodato d’uso ? Cosa di deve dimostrare di più ?

L’immobile è adagiato in una conca panoramica vista mare, attorniato di verde, a ridosso della collina; è un peso, un fardello improduttivo per la Curia vescovile.  Un bene che seconda il lasciato testamentario alla fin fine nessuno ha voluto per non dover dissanguarsi con la tassa di successione e che la Curia, ai tempi dell’economo monsignor Fiorenzo Gerini, per 60 anni parroco di Peagna, si è ritrovata sulle spalle.

Si è cercato di metterlo in vendita, valore stimato tra 5- 6 milioni di Euro, sembravano interessati prima un imprenditore edile dell’imperiese e un collega di Ceriale, ma non è sfuggito all’attenzione neppure di un altro big del mattone dell’entroterra pietrese, con cantieri ad Albenga, Ceriale, Loano, Pietra Ligure. A far da freno a quanto pare il mercato immobiliare che solo negli ultimi mesi ha ripreso forza, anche grazie ai mutui super convenienti quanto ad interessi. Nel caso di Peagna però pare che l’acquisto sarebbe un affare se il Comune concedesse una variante tenente conto della vasta area verde in cui sono immersi tre distinti edifici. Varianti abitualmente seguite in decine e decine di operazioni edilizie in Riviera e nell’entroterra.  Perchè questo non sia possibile in una realtà come quella di Ceriale, votata alla distruzione di migliaia di metri quadrati di aree agricole, un tempo coltivate, si potrebbe spiegare solo dal fatto che si preferisce lottizzare lungo la fascia costiere dove fanno bella mostra almeno una cinquantina di appezzamenti di terreno abbandonati e aree da risanare come quella dell’ex cantiere Sciallino. Mentre sono sempre in lista d’attesa, interventi nell’ambito della valorizzazione come il progetto, a suo tempo osannato, dell’impresario Franco Fresia che prevede, oltre ad un albergo a 4 stelle, una laguna – portocanale nel contesto di un villaggio sul mare. A Peagna un futuro Puc dovrebbe rendere conveniente sfruttare una risorsa, di fatto improduttiva. La frazione che ha saputo salvaguardare il suo vecchio borgo, ma è ancora priva di un contesto urbano capace di creare un volano investimenti – posti di lavoro. Non c’è un negozio, un ristorante, ci sono ettari di terreno inutilizzati, abbandonati. Non serve certo la cura a suon di cemento, una visione futura non può cullare l’attesa nell’immobilismo.

L’agricoltura, ripetono gli esperti, è destinata ad assumere un ruolo nel contesto socio economico, così come lo aveva nei primi due decenni dopo l’ultima Grande Guerra. Agricoltura e turismo in sinergia.

 

 

 

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