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L’architetto / La strana (non) guerra all’inquinamento urbano

Ogni anno in questi giorni invernali, ovunque l’inquinamento urbano supera ogni limite consentito.

In val Padana, a Torino e in molte altre città italiane, le persone respirano per circa 3 mesi, aria inquinata oltre la norma.

E da decenni, non si assumono provvedimenti definitivi: soltanto palliativi e saltuari blocchi del traffico a spot, in un territorio tra i più inquinati del mondo.

Mentre per tutelare veramente la salute e l’equilibrio ambientale, la priorità assoluta è il cambio del Modello della mobilità e del riscaldamento urbano. Entrambi provvedimenti possibili e attuabili, pianificabili immediatamente, ma sistematicamente disattesi. Però occorre precisare che, mentre per diminuire in modo significativo il fabbisogno energetico degli edifici e il relativo inquinamento ambientale, occorrono decenni e un discorso a parte, viceversa per ottenere risultati importanti modificando il traffico, i tempi sono molto più brevi.

L’immobilismo cronico della situazione, con effetti sulla vivibilità sempre più gravi, ha le radici in un enorme conflitto economico globale, tra tutte le parti sociali coinvolte che svolgono funzioni e tutelano interessi contrapposti.

Il risultato dell’azione di questo complesso sistema di forze con potenza e direzione diverse, alcune vincolanti, altre opposte, molte distorcenti o frenanti, è il mancato avvicinamento alla risoluzione del problema.

Viceversa è indispensabile che gli Enti interessati facciano sistema coordinandosi per la definizione dei tempi e dei modi di un piano operativo efficace.

Le principali forze in gioco sono definite, almeno teoricamente, nella loro posizione in campo, mentre meno chiare sono le loro funzioni e gli obiettivi.

Sui due più importantti versanti ipoteticamente opposti, stanno da una parte, gli scienziati, gli ambientalisti, gli umanisti i filosofi e teologi, mentre dall’altra si contrappongono le lobby del petrolio, automobilistiche e finanziarie di riferimento.

Meno definita e più variegata appare la posizione dei politici e dei Governi, che verosimilmente dovrebbero mediare, guidare il da farsi e più genericamente essere i registi di un generale processo virtuoso.

Altri importanti attori tra le parti sono i media e chi gestisce l’informazione.

Infine al centro della “nebulosa”, sta il cittadino che di fatto interagisce più o meno attivamente e consapevolmente, con tutti gli altri componenti nei modi più diversi, sia come utente del sitema della mobilità pubblica, oppure sul mercato come automobilista. Peraltro ognuno di noi interagisce anche come elettore con la politica e il governo, sulla base della propria cultura e del proprio potere economico.

L’analisi dei comportamenti reali o auspicabili degli attori in scena, è di massimo interesse al fine di delineare la prospettiva della situazione futura.

GLI STATI

In capo ad un ipotetico sistema mirato all’eliminazione dell’inquinamento non solo del traffico, sta l’insieme dei quasi 200 Governi sottoscrittori del protocollo cop 21. Ciascuna Nazione coerente dovrebbe quindi inserire tale principio nella Costituzione, e approvare un piano normativo tramite il parlamento, articolato nei tempi, modi e mezzi finanziari incentivanti al conseguimento dell’obiettivo, emissioni zero entro mezzo secolo.

I GRUPPI AUTOMOBILISTICI E DEGLI ALTRI MEZZI

In sintesi svolgono una politica industriale un po’gattopardesca, basata sul cambiare tutto per non cambiare nulla, Infatti promettono un mega balzo in avanti con auto ipertecnologiche senza guidatore, troppo futuribili e sostanzialmente sperimentali, per un mercato di nicchia super elittario.

Oppure offrono numerosi modelli di auto ibrida, con 2 motori tradizionale e elettrico, più complessa e costosa, per prolungare di fatto l’era del petrolio, capaci di limitare solo marginalmente i consumi e l’inquinamento ( – 15 % ) proponendo una sorta di inganno non solo agli incauti acquirenti.

Il punto vero è che manca l’auto popolare elettrica ( e quella più futuribile a idrogeno) che risolverebbe il problema definitivamente.

In particolare quella elettrica costa meno è più leggera e ha un rendimento del 90%, consuma un quinto, con zero emissioni. Attualmente i pochi modelli già sul mercato, sebbene già competitivi, non hanno ancora le caratteristiche ottimali poiché sono di derivazione dalle auto con motori tradizionali. I modelli progettati ad oc per la trazione elettrica, in preparazione dopo alcuni prototipi già disponibili, da parte di molti marchi mondiali, saranno sul mercato entro 2 anni a prezzi convenienti.

LA RICERCA PER LA MOBILITA’

Soffre di un grave ritardo organizzativo e tecnologico connesso all’inerzia conservativa dell’attuale sistema ultra secolare.Tuttavia alcuni progressi ci sono stati. Le batterie in un anno, hanno raddoppiato la capacità di carica a parità di peso, portando l’autonomia a 400 km. Quelle al grafene disponibili tra pochi anni, risolveranno definitivamente anche i residui problemi del peso , del numero di ricariche e del costo.

Nel frattempo sono in corso anche esperimemti di batterie di condensatori, più leggere delle attuali, con cicli di ricarica illimitati e performanti in particolare per gli autobus.

Inoltre molti dei principali marchi stanno progettando scocche specifiche con sistemi di trazione più efficienti per auto elettriche e costruendo le relative linee di montaggio, per una produzione finalmente in grande serie entro il 2018 a costi concorrenziali, sia di acquisto già dichiarati che di esercizio, garantiti dalla tipologia tecnologica e funzionale del mezzo.

D’altra parte gli attuali scooter elettrici sul mercato a parità di prezzo, offrono una gamma di modelli economicamente convenienti rispetto a quelli tradizionali, come consumo, manutenzione e costo di esercizio complessivo, con l’assicurazione dimezzata e l’esenzione del bollo per 5 anni

LA NORMATIVA GENERALE DELLA MOBILITA’ URBANA

E’ il vero nodo cruciale capace di ribaltare lo status quo, se opportunamente programmata, con una tempistica definita.

Premesso che la vasta e complessa gamma degli interventi, mirati alla mobilità pubblica e privata a emissioni zero, fa riferimento anche a molti atri attori, tuttavia preminente risulta il ruolo di coordinamento istituzionale a livello nazionale, regionale e locale.

Ai comuni compete;

– la definizione del progressivo adeguamento delle Zone a traffico limitato ai mezzi a emissioni zero.

– L’installazione della colonnine elettriche a ricarica rapida, nei parcheggi e nella rete stradale

– Le linee del servizio pubblico anche con bus elettrici, in collegamento con i parcheggi periferici e delle stazioni ferroviarie e con gli altri poli urbani prioritari (scuole, mercati, ec.)

– La rete coordinata dei trasporti urbani con quella ferroviaria intercomunale

Alle regioni compete:

_ Il coordinamento delle iniziative tra i comuni, e interregionale

Allo stato compete:

_ Conferire rilevanza strategica al problema e i finanziamenti specifici

_ Definire il quadro normativo delle iniziative e delle prescrizioni degli enti locali coinvolti

_ Attivare eventuali incentivi fiscali e non, alle industrie auto e dei componenti, ai comuni e ai privati

INFORMAZIONE

In generale è presente in forma prevalentemente commerciale. non scientifica, poco indipendente e conservativa.

Certamente non è carente l’informazione dettagliata che aggiorna sui nuovi modelli presentati in occasione dei saloni internazionali dell’auto di tutte le tipologie, soprattutto sui periodici specializzati del settore. Mentre sui quotidiani è poco presente quella “culturale” che tratti della mobilità nelle diverse tipologie e problematiche, su basi scientifiche e sociali. Più rari sono gli esempi analizzati di città con traffico virtuoso e vivibilità ottimale, oppure dove sono in atto progetti migliorativi anche delle strutture, per integrare il servizio pubblico, su rotaia e gomma, merci comprese, con quello privato.

In conclusione, la considerazione del livello inaccettabile raggiunto dalla vivibilità urbana, mentre da un lato induce una preoccupata delusione, dall’altro impone l’urgenza che il sistema dei potentati politico-amministrativi, economico-finanziari e industriali di ogni Paese, intraprenda concretamente un percorso inderogabile per l’abbattimento dell’inquinamento dell’aria, a partire dalla sua forma più concentrata, diretta e insidiosa perchè prodotto ad altezza d’uomo, al fine della tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente.

 Giovanni Maina

 

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