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La tragedia di Loano e il suo porto
Tra interrogativi e laceranti j’accuse

I dubbi gravi e atroci sulla tempestività dei soccorsi. Resi più incalzanti da un comunicato stampa del sindacato dei vigili dei fuoco: ‘Una tragedia annunciata, un sistema di soccorso all’avanguardia avrebbe salvato tre vite umane’. Uccisi da orribili ustioni e dall’asfissia: fumo, fuliggine, monossido, calore. Al di là delle accuse neppure velate, in attesa delle risultanze tecniche affidate ad un pool di ingegneri, un interrogativo sorge spontaneo ai profani. Il porto – gioiello di Loano capace di ospitare mega yacht, centinaia di imbarcazioni, come riesce a fronteggiare le emergenze ? Quali sono le forze in campo delle sue dotazioni ? E quelle esterne?

L’area di mare e del pontile sottoflutto del porto di Loano sottoposta a squestro

Quali le sequenze precise nella tragica notte ? Chi ha dato per primo l’allarme e dopo quanto tempo dall’inizio dell’incendio ? La ‘torre di controllo’, con una presenza non stop 24 ore su 24, si trova ad una cinquantina di metri in linea d’aria, proprio di fronte alla banchina- pontile dove era attraccato il Southerm Comfort Ssr Blatt 2045, battente bandiera tedesca. Il personale della ‘torre’, in pratica, dovrebbe essere il primo a rendersi conto che da un’imbarcazione esce del fumo, soprattutto se si trova sotto il suo naso vien da dire.

Sempre da profani pare logico chiedersi quanti addetti al porto erano in servizio quella notte. Il numero varia proporzionalmente al numero di natanti presenti ? Con che turni ?  Che qualifica ha il personale che era in servizio ? E quanti: uno, due, tre: dove si trovavano nello spazio di tempo intercorso tra il primo allarme e l’arrivo dei soccorsi ? Sulle banchine di attracco sono presenti, ogni cinquantina di metri, le colonnine antincendio. A che ora sono state utilizzate e da chi ? E ancora, proprio in quel tratto la sera antecendente il dramma era visibile una ‘bombola’-  estintore, come documentano le foto riprese successivamente quando però ne è stata aggiunta una seconda.

Fanno bene i rappresentanti sindacali dei vigili del fuoco a mettere il dito sulla piaga, sostenendo che ci troviamo di fronte a carenze e lacune, dal personale al servizio sommozzatori in ginocchio. In Liguria un pompiere ogni 15 mila abitanti. Non sappiamo se la denuncia sia o meno pretestuosa  come ha rilevato Giuseppe Filetto nel servizio per la Repubblica.

Il pontile di sottoflutto, con la sovrastante passeggiata pedonale, dove si è consumata la tragedia, in primo piano la colonnina antincendio e la ‘bombola’ che non era presente nei giorni precedenti il rogo

Noi vorremmo limitarci a capire quale sia la funzionalità dei distaccamenti di Albenga e di Finale in presenza di un’emergenza come quella accaduta nel porto di Loano.  Quale sinergia con il personale del mega scalo marittimo, altro che ostinarsi a definirlo porticciolo. Abbiamo letto che il tempo impiegato per arrivare nel porto (da Finale e Albenga) si aggira sui 18 minuti.  Spontaneo chiederci, la proprietà del porto, i responsabili istituzionali – la Capitaneria di Porto in primis che a sua volta ha la sede ad un tiro di fucile dove si è sviluppato l’infernale rogo – cosa possono rispondere in merito, preferiamo dire ai dubbi,  della tempestività dei soccorritori, dell’organizzazione, ma soprattutto della macchina di primo intervento in casi gravi, le dotazioni umane e tecniche. Ci sono simulazioni e corsi professionali periodici ? Ci sono regole tassative da rispettare e quali ?

La direzione del porto ha preferito la riservatezza ed il silenzio. E a Loano non c’è da stupirsi, può testimoniare il vecchio cronista. Non si è levata alcuna voce, almeno che si sappia, per tranquillizzare la ‘clientela’, i diportisti. Forse sarebbe utile che si leggessero anche i servizi giornalistici comparsi sulla stampa tedesca e su alcuni siti on line specializzati nel turismo ‘portuale’. Non è una grande promozione leggere che tre cittadini tedeschi sono ‘arsi vivi’ alle 5,30 del mattino delle vacanze natalizie in una città balneare, con un porto fiore all’occhiello, senza che sia stato possibile un intervento salvavita, capace di scongiurare la trappola mortale. Una fatalità del tutto imprevedibile? La riservatezza a volte è controproducente. Anche se la Capitaneria di porto prima ancora che il magistrato inquirente Massimiliano Bolla concluda l’inchiesta, si dichiara sicura e scrive: “La violenza e l’entità dei fumi e delle fiamme ha sbarrato ogni via di fuga e ogni disperato tentativo è stato vano”.

La colonnina antincendio con la ditta Alma di Pietra Ligure che ha l’appalto della manutenzione

Non resta che attendere l’esito finale con l’ipotesi iniziale di omicidio colposo ed incendio colposo, con indagini di polizia giudiziaria affidate ai vigili del fuoco e alla stessa Capitaneria, ospitata nei locali della società proprietaria,  alla quale è stato pure affidato il compito di sbobinare le immagini dei sistemi di videosorveglianza sistemati nella cittadella portuale. I frame dovrebbero documentare tutte le sequenze ed il susseguirsi degli interventi. Tutto questo sicuramente non ha nulla a che vedere con il “Basta passerelle dei politici….”richiamato nel polemico comunicato sindacale  dei professionisti dei vigili del fuoco.

La bombola anticendio presente già in passato e di fronte la ‘torre di controllo’ con la visuale totalmente libera dove era attraccato lo yacht distrutto dal fuoco

 

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