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I migranti a Pietra lavorano, ma nessuno ne parla. Meglio gridare al mostro straniero, si vince le elezioni. Adesso tocca ad Albenga

Nelle festività natalizie si è fatto un gran parlare perchè “anche Pietra Ligure è stata costretta ad accettare la decisione della prefettura di accogliere richiedenti asilo”. Sette extracomunitari che un albergatore alle prese con il ‘ricco turismo’ della Riviera gruviera di seconde case, ha preferito il ‘turismo povero dei disperati’. Il sindaco, cattolico praticante ed osservante, ha subito rassicurato gli animi più bollenti: “Più controlli ed ho chiesto che lavorino”. Detto fatto, puliscono la spiaggia invasa da detriti legnosi dell’ultima alluvione.

Migranti ospitati a Pietra Ligure al lavoro sulla spiaggia di ponente ai confini con Loano

Il fatto curioso, chiamiamolo così, è che nessuno ne parla. Tacciono i media locali (on line e carta stampata), attenti a non perdere un bisbiglio di una vergognosa (?), accanita campagna che quantomeno non onora quanti si professano cristiani praticanti (dissenzienti di fatto dal loro stesso amato papa Francesco).

Fa onore ai benpensanti che non si scandalizzano quando extracomunitari lavorano in cantieri edili, nell’artigianato, nelle cooperative di servizi (alberghieri inclusi) per una manciata di euro praticando una scandalosa concorrenza (!?) agli artigiani connazionali costretti a chiudere, ai lavoratori italiani che vengono lasciati a casa per affidare il lavoro a sfruttati e disperati.

Nulla da dire, da stracciarsi le vesti, quando sono ormai centanaia e centinaia gli esercizi commerciali gestiti da extracomunitari che pagano affitti e tassazione che impediscono ai nostri commercianti, esercenti, artigiani un’esistenza dignitosa. Un futuro per la famiglia. Nessuno si chiede come fanno a resistere se i ‘nostri’ hanno finito per gettare la spugna. Quale la provenienza del denaro che prima permette l’acquisto, il subentro nella gestione, e poi resistere agli affitti nella lunga stagione delle vacche magre. Che dire delle licenze ambulanti dei mercati settimanali dove siamo ormai al 60 per cento di extracomunitari che subentrano pagando fior di quattrini. Anche in questo caso denaro in nero. Magari l’esperta leghista signora Foscolo, figlia di uno stimato ‘fratello’ massone e medico, potrebbe spiegarlo ai giornalisti ossequiosi. Che non si pongono interrogativi o preferiscono non porli.

Non sarà che ci sia lo zampino di quelle stesse organizzazioni che lucrano sull’immigrazione clandestina ? E chi affitta, se non gli italiani, gli immobili ammobiliati alla comunità extracomunitaria ? E chi, in alcune località, da anni affittava (e magari ha smesso) a prostitute e viados dell’Aurelia, o che esercitano la ‘casa di tolleranza’ ? Un mese, poi cambiano zona, città.

Nessuno si è scandalizzato, diciamo a Pietra Ligure, come a Loano, a Ceriale come Albenga, o Alassio, se anche nelle due festività natalizie mentre la stragrande maggioranza della famiglie erano in festa (esclusi i lavori indispensabili, oppure gli esercizi commerciali aperti), vedere al lavoro, dai cantieri edili ad esercizi pubblici, cittadini stranieri. Non parliamo di badanti.  Difficile dimenticare quell’immagine della nuova passeggiata a mare di Pietra Ligure, a levante, con manovali piegati a piastrellare, da mattina a sera, nei giorni festivi – eravamo pure sotto Pasqua -. E al cronista i poveretti rispondevano che quel lavoro lo facevano in subappalto del sub appalto. Una paga, ci dissero, di 15 euro al giorno.

A Pietra Ligure i giovani migranti, tra i 20 e i 32 anni, sono ospitati nell’albergo Aurora, due stelle, di fronte alla’ rotanda’ dell’Aurelia che immette anche al casello autostradale. Sono cinque cittadini del Senegal e due della Nigeria, parlano inglese ed alcuni francese. Sono affidati ad una cooperativa di Genova che in loco ha un collaboratore – istruttore di Loano, non ancora cinquantenne che ha chiuso la sua attività di artigiano edile ed ha un’esperienza di 4 anni trascorsi in Indonesia. E’ lui che li accompagna ogni giorno sull’arenile pietrese. E tra qualche giorno a Loano giungeranno una decina di migranti trasferiti da Pogli di Ortovero all’ex convento di Sant’Agostino, chiuso da qualche anno e con la possibilità che la parte residenziale possa essere messa in vendita. Un eccezionale boccone per il fiorente mercato immobiliare alla ricerca di ‘alloggi’ con giardino in zone centrali. Attiguo alla chiesa infatti l’ex convento – seminario è dotato di un’area di 3-4 mila mq. un tempo destinata ad orto e frutteto e da cinque o sei anni già ‘deturpata’ da posteggi per auto a pagamento come trucioli aveva fotograficamente documentato. C’è da aggiungere che l’arrivo dei migranti, a Loano, ha già suscitato la preoccupazione delle ‘mamme premurose’ che temono per l’incolumità dei figli, dei nipoti ed hanno voluto precise ed ampie assicurazioni. Per fortuna che ‘Lettieri il pio c’è e si vede‘. E non ci sono dubbi che anche Loano ha bisogno di maggiore decoro, dalla zona portuale alla periferia spesso e volentieri dimenticata. L’impegno è tutto rivolto al biglietto da visita del lungomare, in parte del centro storico che non si può chiamare salotto, semmai diviso in due: serie A e B.

Sarebbe puerile disconoscere che il Paese tutto è alle prese con un problema grave (immigrazione), un campo minato: tensioni e difficoltà, in particolare nei grandi centri,  possono esplodere in ogni momento, creando effetto a catena. L’Italia, purtroppo, è il Paese dei turisti, ma non è la Germania che pure dal turismo trae grosse opportunità economiche, alla nostra pari, rivela la bilancia commerciale.

La ‘guerra’ ai migranti, la corsa a chi fa la voce grossa, a quella che viene comunemente chiamata ‘la pancia del paese’, ci ricorda cosa accadeva con le discariche comunali.  Ad un certo punto nessuno le voleva, ma tutti produciamo rifiuti. I Depuratori nessuno vuole ospitarli, ma tutti contribuiscono alle fognature. Tutti invocano la tutela del verde, ma i giardini sono stati divorati. Tutti a parole invocano l’aria pulita a tutela della salute di grandi e piccini, ma nessuno urla per lo smog delle auto sull’Aurelia e nei centri urbani, pur in presenza del vento di mira. Si raggiungono livelli allarmanti (polveri sottili). Provate a lasciare un fazzoletto bianco 24 ore steso su un davanzale, dal centro alla periferia – c’è anche l’autostrada con migliaia di transiti e grossi automezzi – e troverete una sorpresa. Ce lo hanno segnalato alcuni medici.  Che dire, meglio distrarre i cittadini su temi diversivi ?

Si è letto che il governo Gentiloni –  già apprezzato giornalista Rai -  vuole rendere più celeri i rimpatri. Non solo, basa una scommessa su un principio banale:  se oggi l’Italia accoglie  200 mila stranieri - 174.485 adulti e 24.929 minori non accompagnati –  presenti in 2600 Comuni, l’impatto sociale sarebbe  minimo se i migranti fossero distribuiti sul totale di 8 mila centri urbani.  Bisogna superare ostacoli di natura ideologica,  talvolta tecnica, tra disinformazione, strumentalizzazione politica. Come si fa a riportare al paese d’origine i migranti se non vengono accettati? Facciamo la guerra ? Intanto per i Comuni che ospitano migranti è in arrivo,  a febbraio, uno stanziamento complessivo di 100 milioni di incentivi all’accoglienza. L’annuncio è di ieri (mercoledì 4 gennaio) mentre si fa strada l’ipotesi che i nuovi centri di accoglienza per ogni regione, dovranno essere condivisi con le Regioni stesse e saranno più piccoli in quanto a capienza. E pare si vada verso l’abolizione del reato di clandestinità che ingolfa gli uffici giudiziari  già oberati ed ha scarsa efficacia pratica.

Lascia perplessi l’atteggiamento di quei pavidi sindaci, assessori, consiglieri comunali  che persino nelle dichiarazioni stampa cercano di scusarsi, di giustificare le ragioni per cui non “ho potuto dire no al prefetto”. Temono l’onda dirompente del ‘boia chi molla‘. Apriamo una piccola finestra significativa: è come quando si fanno i fogli di via a prostitute e viados da Albenga o da Ceriale e viceversa. Il problema non si risolve, anzi si finisce per mandare al vicino la persona scomoda. Con un particolare, la prostituzione non si dilata  facilmente ad altre località perchè è controllata da associazioni mafiose (in Liguria la ‘ndragheta che opera anche in Toscana, sulla Riviera di levante e fino a Sanremo). A Ceriale ed Albenga le ‘schiave’ sono confinate in una spartizione a mq. dell’Aurelia, però nessuno si mobilità più di tanto. Chi ci aveva provato da sindaco (la leghista Rosy Guarnieri) si è ritrovata peggio di quando aveva iniziato, a parte qualche fuoco di paglia, le sanzioni agli automobilisti che si fermavano dalle donnine, persino la caccia alle auto- alcova in sosta nelle zone appartate (300 euro di multa).

Un esempio più appropriato è la ‘guerra’ agli abusivi delle spiagge e nei centri urbani. Si mandano via da Alassio, vanno a Laigueglia e Andora. Si mandano via da Loano, vanno a Borghetto,  Ceriale, Pietra, Borgio o Finale e si può continuare.

Oggi va in scena ‘fuochi e fiamme’, via mass media, per il possibile centro migranti nell’ex caserma Piave che invano già dalla giunta Guarnieri – vedi copiosa rassegna stampa con gli immancabili annunci trionfalistici – si era cercato di vendere, persino ai russi. Fa un po’ impressione leggere che due avvocati affermati (Giorgio Cangiano e Franco Vazio), magari per non perdere voti, indossino la divisa dei duri lottatori per scongiurare l’apertura di un Cie. La Liguria dai dati ufficiali al 30 dicembre 2016  ospita in strutture temporanee 5.679 migranti,  con una percentuale di distribuzione di 3, rispetto ai 13 della Lombardia, agli 8 di Lazio, Veneto, Piemonte, Campania, Sicilia, ai 7 della Toscana  Emilia Romagna, Puglia, sono a quota 2 e 1 l’Umbria, Basilicata, Valle d’Aosta, province autonome di Bolzano  e Trento.

Il nodo immigrazione di Albenga non ha origine ieri o l’altro ieri, già dagli anni novanta in poi quando non si è corsi subito ai ripari; allora serviva una mobilitazione di massa e non c’è stata. Lega Nord inclusa. Tra sottovalutazione e risvolti economici, si è finito per far ricadere i vani repulisti sulle forze dell’ordine. Ora dicendo che occorreva trasferire il commissariato di Polizia da Alassio ad Albenga – vedi le eloquenti dichiarazioni  dalla rassegna stampa – , ora chiedendo uomini e rinforzi all’Arma dei carabinieri. L’informazione e la disinformazione, come ripete Grillo, esercitano un ruolo importante. Altro esempio dei nostri giorni. Lo scorso anno nelle festività natalizie gli installatori di impianti d’allarme della Riviera di ponente erano stati subissati – basta domandarlo agli interessati – dal lavoro, per via del ripetersi di colpi a ville e case isolate, dalle città all’entroterra, negli alloggi di palazzi.  Il Natale 2016, a parte una paio di casi nella zona di Cisano e Martinetto, già colpite da danni alluvionali, i furti sono crollati. Gli unici ad accorgersene sono gli installatori.

Torniamo al caso Pietra Ligure. C’è chi ha scritto che la cifra iniziale della prefettura era quota 100 per ‘soddisfare’, si fa per dire, la richiesta di altri albergatori colpiti dalla crisi. Per fortuna che un giorno si e l’altro pure si legge, via Regione Liguria e amici, che il turismo 2016 è andato a gonfie vele.

Anche in montagna, in aree depresse dallo spopolamento e dalla stagione turistica ridotta all’osso, è accaduto che il sindaco di Pornassio (uno dei casi di cui si è saputo) abbia risposto ‘no grazie’ alla prefettura che aveva ricevuto la disponibilità di due strutture alberghiere di Nava. Il primo cittadino ha fatto presente che nel suo Comune ci sono già un’ottantina di migranti, per 3 e fino a 5 si è trovato un lavoro socialmente utile e con nuovi afflussi si rischiava di entrare in rotta collisione con una comunità che sta facendo la sua parte con qualche mormorio, ma molta dignità; del resto non ci sono mai stati problemi di ordine pubblico e di particolare allarme.

L’esempio dei sindaci che preferiscono ‘nascondere’ l’ospitalità ai migranti non è breve. A Peagna di Ceriale, nella residenza Santa Maria Belfiore della Diocesi sono ospitati da alcuni anni una ventina di migranti. Una sera dello scorso agosto abbiamo assistito ad una scena che merita di essere conosciuta. Gli abitanti del paese, gli indigeni sono ormai una netta minoranza rispetto a chi ha acquistato una casa provenendo da fuori Comune, provincia o regione, per il terzo organizzavano una serata di socialità in piazza dove ognuno contribuiva portando qualcosa da mangiare. Ebbene a servire (diciamo camerieri volontari) c’erano anche diversi migranti verso i quali la comunità di Peagna, al di là delle ideologie, porta rispetto e tolleranza. Alla fine della serata parecchi vassoi erano ancora colmi di alimenti. Naturale la proposta: portatela ai vostri compagni. Hanno gentilmente rifiutato: “noi mangiamo tutti i giorni, due volte al giorno e colazione, c’è chi sta peggio di noi, datela a loro”. (l.cor.)

 

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