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Albenga, venduta Villa Colombera. Un paradiso di 50 mila mq. fronte Gallinara comprato da Deperi viticoltore a Ranzo e prestigiosa cantina nel castello di Rezzo

Lo spumante Deperi tra i migliori d’Italia? Il “Metodo Classico” prodotto a Ranzo (impreziosito nel castello dei Clavesana di Rezzo) ha conquistato la “Top Hundred 2014” di Golosaria. Questa la notizia che riportava trucioli.it (vedi…) a novembre di due anni fa. Ora un altro spumeggiante brindisi per l’azienda vitivinicola della Valle Arroscia: la famiglia Deperi ha acquistato all’asta per 1 milione di € Villa Colombera, tra Albenga e Alassio, ‘paradiso verde’ di fronte all’isola Gallinara. Nessuna mira speculativa (l’antico immobile è sottoposto a vincolo), all’orizzonte un vigneto e un’enoteca resort baciati dalla brezza marina.

L’antica Villa Colombera, immersa in 50 mila mq di verde di fronte alla Gallinara, è stata venduta all’asta per un milione di euro (Fotoservizio Silvio Fasano)

Il trentaduenne Paolo Deperi titolare dell’omonima azienda vitivinicola di Ranzo

E’ passata inosservata l’asta pubblica del 19 maggio 2016 che metteva all’incanto (dopo la pubblicazione dell’annuncio sul Sole 24 Ore, Secolo XIX, Eco di Bergamo) la proprietà di Villa Colombera, complesso monumentale su tre livelli, una superficie di 890 mq., una corte di 385 mq., circondata da  49.329 mq. di terreno agricolo incolto. L’edificio ben visibile a chi transita sull’Aurelia, ai confini tra Albenga e Alassio, sorge in una valletta riparata dalla tramontana, fronte mare, davanti alla panoramica isola Gallinara. Un sogno a prima vista, nonostante la grigia cartolina attuale. L’intera struttura necessita di importanti  interventi di restauro, dunque costosi investimenti ed è soggetta a vincoli ambientali e paesaggistici. La perizia giudiziale è firmata dall’ing. Claudio Gagliolo che è stato co- progettista con lo Studio Tecnico Associato C.g.s. (piazza del Popolo ad Albenga)  della Borgata Nuova di Garlenda.

E’ stato il tribunale di Bergamo ad affidare l’incarico di periziare l’edificio e il terreno agricolo circostante, invaso da macchia mediterranea. Gli stessi giudici della città lombarda avevano dichiarato il fallimento della “Abitare Il Mare Srl” che, a sua volta, aveva acquistato il bene dall’imprenditore Andrea Nucera di cui la cronaca si è a lungo occupata per inchieste e risvolti giudiziari, fino al fallimento di tutte le sue proprietà. Nucera era venuto in possesso di Villa Colombera  con una permuta dell’ospedale di Albenga.

Villa Colombera in parte risale ai primi del ’400 e ha preso il nome dalle caratteriste torri dove annidavano i colombi; può vantare tre tesi di laurea. Le ‘colombere’ sono una decina nel comprensorio ingauno, realizzate fino al ’600. C’è uno studio approfondito della dottoressa Josepha Restagno Costa che ha organizzato e diretto l‘Archivio Storico Ingauno  e l’ Istituto Internazionale degli Studi Liguri, voluti dal professor Nino Lamboglia.  La benemerita albenganese si trova fuori città per ragioni di salute e non ci è stato possibile contattarla. Per quanto abbiamo ricostruito a sommi capi, Villa Colombera, in origine, apparteneva alla famiglia Noberasco, un ramo che si è estinto nel ’500. Successivamente è passata ai Ferrero di Ventimiglia, lo stesso casato proprietario dell’unico fazzoletto di verde alberato scampato alle scempio nel centro cittadino di Alassio: l’antica villa circondata da alberi d’alto fusto si trova subito a ponente del ‘celebre’ Caffè Roma. I Ferrero negli anni ’60 hanno venduto Villa Colombera all’ospedale di Albenga e i meno giovani ricordano che per anni si era parlato di realizzare e trasferire in quell’area l’ospedale cittadino.

Sulla facciata di Villa Colombera sono logorati dal tempo particolare affreschi

Certamente è stata trovata una scelta più idonea, vicino all’autostrada e in zona strategica in quanto a viabilità anche dalle vallate. Ancora un cenno di storia recente di Villa Colombera.  Era stato il famoso scultore tedesco di opere in pietra Christian Rainer a rivelare all’allora giovane cronista del Secolo XIX che aveva cercato invano, con la mediazione dello storico vivente avvocato Cosimo Costa, di prendere in affitto Villa Colombera e l’area circostante. Avrebbe provveduto a suo spese alla ristrutturazione e creare quello che oggi è il tesoro del Parco delle sculture di Vendone.  E’ lo stesso legale oggi a confermare che trovò nell’Usl di allora una ragnatela inestricabile e non si fece nulla.

Non è qui il caso di approfondire le pagine non scritte dell’intervento dell’imprenditore Nucera nell’operazione nuovo e vecchio ospedale. Diciamo soltanto che la realtà della vecchia struttura di piazza del Popolo e del Lungocenta è un deprimente sinonimo di abbandono, degrado, pastoie giuridico burocratiche che si perdono nei tempi e determinano una sorte di maledetta assuefazione popolare.

Con l’avvento di un operatore agricolo della vallata ingauna che non fa parte delle consorterie affaristiche più o meno virtuali, si è chiuso il fascicolo del fallimento che ha portato alla nuova proprietà Villa Colombera.  Delusi quanti speravano nel boccone di ulteriori ribassi.  La perizia dell’ing. Gagliolo indicava un valore complessivo di 1.200.000 € , oltre alle imposte di legge, a base d’asta senza incanto. Asta deserta, alle ore 15,  del 5 maggio 2016, si è proceduto  con tempestività, su decisione del giudice  fallimentare  Mauro Vitiello, con il curatore dr. Mario Sirtoli,  ad un successivo (19 maggio 2016) incanto pubblico, su una base ridotta ad un milione di euro. Unica offerta, quella di Paolo Deperi.

Una veduta panoramica dall’Aurelia, tra Albenga e Alassio, della villa padronale situata in una conca protetta

Dopo qualche mese il nuovo proprietario ha preso pieno possesso del bene e iniziato una prima opera di pulizia. Si tenga conto che le cronache locali hanno spesso riproposto l’intervento delle forze dell’ordine per sgomberare clandestini e sbandati che si erano insediati a Villa Colombera. E ancora, è stato il commercialista bergamasco dr. Sirtoli a farsi carico di contattare i vari enti pubblici che avevano diritto di prelazione nell’acquisto del bene e che uno dopo l’altro hanno messo per iscritto la rinuncia.

LA CANTINA DEPERI UN GIOIELLO IN QUATTRO LINGUE TRA RANZO E REZZO

Il giornalista enologo Paolo Massobrio aveva scritto su La Stampa: Pierluigi Deperi non immaginava  di farmi un regalo nel dirmi che nel suo castello di Rezzo c’è un affresco che ritrarre due personaggi leggendari del Monferrato, Aleramo e Adelasia.  Siamo nella conca della Valle della Giara incorniciata da cime elevate, ma anche in un’oasi di vigneti che crescono il Pigato, l’Ormeasco di Pornassio, parente stretto del Dolcetto e gloria locale da riscoprire. L’azienda del figlio Paolo Deperi è a Ranzo nell’entroterra di Albenga,  Quando aveva 22 anni decise  che avrebbe fatto il vino. E così è stato. Mentre a Rezzo le storiche cantine del maniero ( ora completamente recuperate) custodiscono quasi segretamente  una chicca che vedrà la luce il prossimo anno: un metodo classico di uve Piagato“. Era la stagione 2010 – 2011.  ”Merita attenzione – aggiungeva Massobrio- l’Ormeasco di Pornassio dalle omonime uve  importate in epoca antica dai Saraceni e che nel 1300 il Marchese di Clavesana ordinò di coltivare nei suoi feudi.”

Chi è in realtà la famiglia Deperi ? Dal sito internet dell’azienda si legge “vite e olivo accompagnano i Deperi sin dagli inizi dell’Ottocento. E se si deve agli antenati l’essere stati capaci di tramandare di padre in figlio il senso del sacrificio, del rispetto della natura, si deve a Paolo, oggi al timone, il salto qualitativo che ha portato questa realtà ligure ai vertici nazionali.  Sua la scelta nel 2004 di realizzare una cantina all’avanguardia, con l’aiuto di papà Pier Luigi e dello zio Mauro. Lo spumante metodo classico riposa nelle cantine del Castello di Rezzo, ora di proprietà Deperi.

Il Castello di Rezzo acquistato ed impreziosito dalla famiglia Deperi

Il castello fu costruito nel XVII secolo, dopo la distruzione da parte dei Savoia della precedenza residenza del XII secolo che dominava dall’alto il paese e di cui rimangono solo parte delle mura.  Il castello, quadrangolare, è dotato di 4 garitte di avvistamento.  Tutto intorno è ancora presente un fossato e il ponte levatoio originale è stato sostituito da una scalinata in pietra.

Il bel portale reca la scritta ” NEC SILENTIO TRANSEUNDA” che indicava la necessità di conoscere la parola d’ordine per accedere alla residenza considerata uno dei più importanti esempi liguri di palazzo – fortezza. Un portale in pietra impreziosito dall’immagine di una ghianda di quercia, stemma del paese.  Oltre il portone si apre un vestibolo decorato da medaglioni, stemmi e ritratti degli Aleramo, fra i signori più antichi del castello.  Tutte le sale hanno mantenuto  nei secoli un’autenticità pressochè intatta.  Tra gli spazi degni di nota la stanza che ospitò San Leonardo di Porto Maurizio e le antiche prigioni. Un progetto di recupero è rivolto a valorizzare le vecchie vigne dell’Ormeasco del castello, il cui primo esemplare fu piantato a Rezzo dai Marchesi Clavesana nel XIV secolo.

E’ il caso di dire che i prodotti Daperi sono figli del territorio, testimoni dei valori e delle sensazioni della Valle Arroscia, estratti della storia culinaria della Liguria. Le colline di Ranzo possono fregiarsi di altri viticoltori, tre o quattro, non usi a passerelle; da padre in figlio, figlie, con vini di quell’eccellenza spesso abusata, ma obiettivamente raggiunta nelle loro cantine, con piccole e pregiate produzioni capaci di raggiungere mete di altri continenti e apprezzate da amatori.

Luciano Corrado

Una delle sale del castello di Rezzo dopo la ristrutturazione dei Deperi

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