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Don Giacomo, ministro del culto, alla ricerca delle verità perduta: ‘Io, il vescovo, Pier Domenico Garrone e lo scempio di parcelle’

Un sacerdote che si sente vittima di una macchinazione infernale e che durante una trasmissione televisiva  (Vedi la punta delle Iene...) viene ‘sbugiardato’. Don Giacomo, 77 anni, parroco nullatenente vero, uomo di cultura e di fede, ha scritto di non sentirsi nel mirino dei giornalisti, ma di un concatenarsi di mostruosità opache e  forse non troppo misteriose. Anche lui avrà fatto errori, uscendo peraltro senza macchia da querele (rimesse) e inchieste giudiziarie. Don Giacomo Rovera colluso e corresponsabile della montagna di debiti della diocesi di Acqui che include alcuni Comuni della provincia di Savona ? Vittima di un incidente stradale strano, proprio nel bel mezzo della bufera che ha scosso la diocesi e non solo. Fino alle stanze della Santa Sede. Quali segreti sarebbero in gioco ? Trucioli.it pubblica la seconda memoria scritta di don Giacomo. 

 

Il Vescovo di Acqui Terme, Micchiardi, ripreso nella trasmissione – inchieste di Le Iene

Quando capita di scrivere una memoria di fatti avvenuti in anni appena trascorsi, fatti in cui ci si è trovati coinvolti in modo impietoso, fisicamente, moralmente e psicologicamente, la tentazione è di trascendere nei toni, solo per cercare di ricomporre una giustizia giusta. Faccio mio l’impegno di Tacito che, nel mettersi a scrivere gli Annali, si proponeva di scrivere le sue memorie “sine ira et sine studio”, “senza odio verso nessuno e senza ricerca di accuse o condanne”. Ma la verità va cercata; non dico trovata; ma almeno cercata, con un briciolo di onestà, partendo dai fatti.

Quanto è avvenuto negli ultimi anni è ormai cronaca, che si è dipanata sotto gli occhi di tutti: giornali, tv, spettacoli. Purtroppo la querelle non è finita, anzi si aggiungono ancora denunce e ricatti. Ecco perché si deve capire la causa scatenante di tante vicende ingiuste e amare, i cui danni economici e morali graveranno sì in primis sulle persone coinvolte, ma anche sulla comunità diocesana di Acqui, che non ha ancora capito come abbia potuto succedere tanta ingiustizia, lasciando una eredità negativa di pessimi esempi rimasti incomprensibili. Nella mia deposizione mi prefiggo solo di ricostruire i fatti nelle loro successioni storiche per saperne cogliere le premesse di tanto squallore.

Ricordo l’arrivo ad Acqui nel febbraio 2001 del vescovo Micchiardi, accompagnato dal cardinale Poletto di Torino. Le parole di presentazione, che confermavano i miei ricordi di studente liceale al seminario maggiore di Rivoli: il primo a farci sorridere sulla timidezza introversa del giovane di prima liceo era il rettore mons. Pautasso, zio materno del Micchiardi. Poi ci siamo persi di vista. Ora me lo trovavo vescovo di questa chiesa, che ho scelto di servire dalla mia infanzia, quando a dieci anni entravo in seminario il primo ottobre 1950.

Le prime settimane Micchiardi le ha trascorse a Cairo Montenotte, in visita a quella zona di diocesi. Nei primi anni del secondo millennio ad Acqui si sentiva il peso morale e pastorale delle figure che avevano dimostrato una identità superiore al cammino di questa chiesa: mons.Maritano e mons.Galliano. Come ho detto in altra mia memoria, è subito apparsa chiara la volontà di Micchiardi di ricostruire il Ricre. (Complesso residenziale costato 6 milioni 450.000 euro, realizzato dall’impresa Codelfa spa del gruppo Gavio n.d.r.).

Don Paolino Siri

Si è affrontato il problema in incontri e anche sul settimanale locale: risultava unanime la convinzione che il progetto da realizzare era quello lasciato in eredità da Maritano. Silenzio e lasciar passare il tempo. Micchiardi chiede al vicario generale mons.Carlo Ceretti di farsi da parte, al suo posto nomina a sorpresa di tutti don Paolino Siri, all’epoca viceparroco di Cairo Montenotte. Dopo poco tempo mons.Siri è nel contempo nominato parroco della cattedrale, anche se le indicazioni dei vari consigli avevano fatto altri nomi: Micchiardi stava costruendo la sua squadra di fedelissimi.

 Nella Curia Vescovile, mons. Micchiardi provvedeva a nominare economo diocesano don Eugenio Caviglia, che come amministratore si era contraddistinto con la ristrutturazione della antica canonica di Cremolino, dove era parroco; ricostruzione non condivisa da mons.Maritano, perchè costosa e inutile. Ancora oggi nell’annuale bilancio diocesano, alla voce Karmel di Cremolino, è fisso un debito di circa 100 mila euro, da quindici anni. Subito dopo avviene il fatto increscioso dei 1,5 milioni di euro donati da Micchiardi a don Bruno Pavese per la sua cascina di Sessame.  L’unico a ribellarsi è stato don Pizzorno: subito emarginato a Sassello. Una piccola parentesi, che fa pensare, è che il duo Micchiardi/Siri prende improvvisamente l’iniziativa di voler stravolgere la cattedrale di S.Guido, con una nuova sistemazione della navata centrale, che, su progetto di architetto di Torino, si doveva riempire da una pedana in salita per poter rendere il presbitero più visibile e dare un segno. Il coro di no è stato talmente unanime che, pagato l’architetto, non se n’è più fatta parola.

Ing. Pierluigi Muschiato

Da alcun tempo vedevo gruppi di persone, quattro, cinque alla volta, accompagnati dall’aiuto economo diocesano, che don Caviglia aveva fatto nominare nella persona di don Franco Ottonello di Ponzone. Una, due, tre volte. Era il Natale 2006: visto che nel gruppo era quasi sempre presente l’ing.Pierluigi Muschiato acquese, che conoscevo dal periodo della sua attività quale amministratore cittadino, gli chiedo cosa stava maturando. Si fissa l’incontro nella biblioteca del seminario; viene accompagnato da una persona che comprendo essere architetto di gruppo immobiliare. In sintesi mi sento dire: “D’accordo con Micchiardi, il nostro progetto prevede di trasformare tutto il plesso del seminario minore, da via Capra a via Moncalvo, in un resort di lusso con piscina, per almeno cento anni”. Mi trattengo. Sono sconvolto, penso a S.Guido, a mons.Del Ponte, alle centinaia di seminaristi che hanno trascorso la loro .prima giovinezza tra queste mura. La mia reazione è immediata: mi metterò totalmente di traverso per rispetto della storia. E’ in quel periodo che Micchiardi decide di chiudere il seminario maggiore e mandare i pochi seminaristi a Valmadonna di Alessandria.

Il seminario chiude. Appena Micchiardi mi ordina di traslocare i 60 mila volumi della biblioteca di mons. Maritano, perché vuole cedere tutta la struttura alla nuova sede della locale Agenzia delle Entrate, mi metto al lavoro per la pratica di domanda: per fortuna l’agenzia non risponde nemmeno. Però il trasloco della biblioteca nel minore è andato in attuazione: “Se non altro salvo il seminario minore dai barbari”. Contestualmente Micchiardi nomina don Ceretti legale rappresentante degli immobili del seminario, dandogli come aiuto don Rovera: accettiamo per puro spirito di servizio. La situazione logistica è drammatica: il Comune ha lasciato i locali del minore dopo tanti anni di affitto del Polo universitario in uno stato deplorevole con un arretrato di affitto pari a ca 200 mila euro. Scrivo al sindaco e invio querele. Per la pulizia la city manager manda 5 mila euro; i 200 mila euro di arretrati del Comune con il seminario vengono assorbiti da Micchiardi che si vede scontare pari cifra tra gli oneri di urbanizzazione del Nuovo Ricre (vedi nota a fondo pagina n.d.r) una realizzazione immobiliare nel centro città, sovvertito da spazio per l’educazione dei giovani a realizzazione di 26 alloggi e altro e altro. Don Rovera rifiuta ogni collaborazione a Micchiardi in questo progetto che non condivide, e si impegna con don Ceretti nel salvare il seminario minore.

Pier Domenico Garrone, direttore de Il Comunicatore Italiano, a Uno Mattina Rai

Entra in scena il protagonismo di don Ottonello: realizzare il tutto al meglio, garages, ascensori… per case dei poveri, senza badare a spese. Il bilancio della diocesi va in tilt. Il gruppo iniziale si arricchisce di nuovi personaggi: ingegneri, commercialisti, avvocati e promotori di informazione, soprattutto nella persona dell’acquese Pier Domenico Garrone.  Scorrono parcelle su parcelle. Le banche cominciano ad irrigidirsi. Niente paura: dal cilindro esce un secondo progetto, stavolta di 12 milioni di euro, da realizzare nell’oratorio di Nizza Monferrato. Si arriva ad ottenere il via libera della amministrazione; ma a Nizza sorge subito un comitato pro oratorio che si oppone apertamente di fronte a tanto scempio della memoria di don Bosco che, con la Mazzarello, fondava questo oratorio per i ragazzi nicesi e di zona. L’amministrazione si rende conto del rischio di opposizione popolare: l’architetto va pagato per il suo onorario, ma il complesso immobiliare non si fa: l’oratorio di don Bosco è salvo.

A questo punto si scatena la sceneggiata dall’interno del palazzo che prepara campagne denigratorie attraverso giornali e quant’altro. Con una scadenza quasi settimanale Garrone, sul suo profilo facebook, attacca L’Ancora, Publispes, Rovera, Seminario, Villa Paradiso... Poi l’incidente di Rovera. Garrone definisce il sopravvissuto: “annebbiato”. Ringrazio Dio di essermi ripreso in salute e in coraggio: sono stati fondamentali l’intervento di Stefano nel salvarmi, le cure del dott. Stella al Grandi Ustionati del Cto di Torino, l’affetto dei familiari, e tante, tantissime preghiere di persone note e meno, che ringrazio e cui ricambio con la preghiera.

don Giacomo Rovera*

*77 anni, prete dal 29 giugno 1963, parroco di Castelletto d’Erro da 45 anni, rifondatore de L’Ancora dal 1974 con il vescovo Moizo, professore di lettere al Liceo Parodi fino al 1991, presidente del Polo Universitario Acquese nel primo quadriennio; direttore della Biblioteca Diocesana dal 1991.

TESTO – STRALCIO INTEGRALE DI UNA DICHIARAZIONE SCRITTA DEL VESCOVO MICCHIARDI:…..” È giunto il momento di inaugurare, in modo semplice, la nuova struttura: l’inaugurazione ufficiale vuole essere un segno di riconoscenza nei confronti di coloro che ne hanno curato la costruzione (riservandomi, in altra sede, di presentare un elenco dettagliato di essi, qui ricordo l’ing. Moser, l’ing. Cordara, don Franco Ottonello e don Eugenio Caviglia). L’inaugurazione è un consegnare ai diocesani e agli acquesi il frutto di un impegno grande che ha assunto la Diocesi. È anche un segno significativo di come la Diocesi ha voluto vivere l’anno della fede: compiendo un’opera che è al servizio della gente, specialmente di quella che si trova in momenti di difficoltà…..Sarà presente, per la benedizione, il Cardinale Domenico Calcagno, già mio compagno di studi e che ci ha seguito, nel corso della costruzione, con i suoi consigli.

Ho inteso porre il “nuovo Ricre” sotto la protezione di San Giuseppe Marello, Vescovo di Acqui che con il suo zelo pastorale, pose le basi per il rinnovato impegno educativo e caritativo della comunità cristiana acquese e diocesana. Di lui è il motto scritto nella targa in suo onore presente nel “nuovo Ricre”: “La carità è vincolo di unità”. Egli interceda presso il Signore, perché ciò che è stato iniziato e portato a compimento con impegno e fatica, possa portare frutti di bene ed essere, per le persone, strumento di aggregazione, di dialogo, di integrazione.”

ARTICOLO PUBBLICATO DA LA STAMPA – ALESSANDRIA:….“Una lettera inviata a metà dicembre da una quarantina dei 93 parroci al presidente della Cei, Angelo Bagnasco, al nunzio Adriano Bernardini e all’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, parlava di una «Diocesi ormai gravata da un debito di svariati milioni a causa di operazioni immobiliari realizzate in questi anni ( la ristrutturazione del Ricre, appaltata al gruppo Gavio, è costata 6,4 milioni, ndr) decise in riunioni con clima non sereno e a volte intimidatorio, senza che sia stato tenuto conto dei pareri negativi manifestati da numerosissimi sacerdoti e da molti laici impegnati nelle attività ecclesiali. Tale situazione non è più economicamente sostenibile…”

 

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