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Il Senato delle discordia. Meglio eliminarlo?

Una prestigiosa schiera di costituzionalisti ha documentato ampiamente le motivazioni pro e contro la riforma Renziana della Carta.

L’arch. Giovanni Maina, già presidente ligure di Italia Nostra

Molto più semplicemente però, colpiscono i numerosi aspetti pratici di quest’opera di stupefacente ingegneria costituzionale dedicata al Senato.

La cui proposta di trasformazione è piena di contraddizioni deformanti che lo ridurranno a 100 senatori,“pescati” in modo non ben definito tra i Consiglieri regionali e i Sindaci in carica, che lavoreranno a tempo parziale nei due incarichi, svolgendo verosimilmente male entrambe le importanti incombenze locali e nazionali.

I senatori non eletti dal popolo, in violazione dell’art.1 della Costituzione, a mezzo servizio tipo dopolavoro, non voteranno più le leggi, ma potranno però modificare la Costituzione e dovranno svolgere altri compiti.

Tra questi ultimi, lo svolgimento di “funzioni di raccordo con l’Europa, le Regioni e i Comuni” delicate e difficili che richedono tempo, competenze qualificate che i “mezzi” Senatori non hanno.

Si dichiara di voler eliminare il palleggio tra Camera e Senato, ma in realtà quest’ultimo potrà intervenire nel processo legislativo in numerosi campi e con ben 10 modalità di percorso, per cui anche il risparmio dei tempi è piuttosto dubbio.

Se poi il suo colore politico sarà opposto a quello della Camera, il contenzioso potrà essere rilevante, con gli annessi tempi di stallo.

Inoltre riguardo alla ipotizzata maggiore efficienza del parlamento, risulta che non si tratti affatto di produrre più leggi in modo rapido, dato ché dal ’94 sono passate velocemente tutte quelle proposte dal governo a colpi di fiducia, così come è successo con la stessa Riforma Costituzionale.

Semmai si producono troppe leggi ma di scarsa qualità e di difficile comprensione, piene di miscugli di argomenti diversi e talvolta scritte male con inserimenti casuali e frettolosi, mentre spesso mancano i regolamenti attuativi che non arrivano mai.

Emerge quindi un sospetto di generale approssimazione del progetto riformista.

Da una parte sono escluse le 5 privilegiate Regioni a statuto speciale, i cui Consiglieri non saranno presenti in Senato.

Dall’altra i Sindaci e Consiglieri regionali, diventati Senatori godranno del privilegio dell’ìmmunità, ritenuto un possibile e comodo scudo protettivo, adatto per gli inquisiti del caso, visti i consueti comportamenti auto-protettivi della casta.

Si afferma che è necessario cambiare per essere innovatori, ma la costituzione degli Stati Uniti è immutata e funzionale da oltre due secoli, anche perchè viene modificata con cautela, un articolo alla volta, mediante emendamento, in media ogni 20 anni.

Un rapido confronto aiuta a chiarire la nostra situazione.

Il Congresso USA è costituito da Camera e Senato.

Il Senato è formato da 2 eletti direttamente dal popolo per ciascuno degli oltre 50 stati, mentre i Sindaci e i Consiglieri degli enti locali si dedicano a tempo pieno ad amministrare la città e il territorio in cui sono eletti.

Il Senato svolge compiti differenziati dalla Camera, in particolare si occupa della politica estera,

dell’esercito e le altre forze armate, oltre al controllo degli atti presidenziali .

La Camera, composta da un deputato eletto ogni 30 mila cittadini, di tutto il resto.

Ma tutte le leggi proposte, come attualmente da noi, devono essere approvate con i rimandi da entrambe le camere, che svolgono anche la funzione di controllo del potere esecutivo, incarnato dal Presidente.

La Camera ne può chiedere l’Impeachement, mentre i Senatori costituiscono il collegio giudicante.

Insomma un sistema politico strutturato in modo chiaro nel rispetto della distinzione e dell’equilibrio tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

Certo non mancano le contraddizioni estreme, come quella tra il secondo emendamento che da diritto a ciascuno al possesso delle armi, rispetto al riconoscimento del diritto costituzionale alla felicità.

Giovanni Maina.

 

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