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Il bazooka dei sindaci e gli evasori. Casse vuote e portafogli pieni. Ecco il manuale

Sulla carta i sindaci hanno in mano un bazooka che in pochi usano: possono segnalare all’Agenzia delle Entrate i casi sospetti di evasione fiscale e far affluire nelle aride casse dei Comuni maggiori entrate da destinare al sociale, evitare l’inasprimento della pressione fiscale verso le categorie più deboli. Un giorno sì e l’altro pure le cronache locali fanno da portavoce a sindaci ed assessori che invocano più soldi dallo Stato, dalla Regione, dalle moribonde Province. La mentano la ‘ghigliottina’ del Patto di stabilità, il fondo di solidarietà e trasferimenti dello stato bloccati.
I dati ufficiali rivelano che l’Italia occupa i primi posti in Europa per evasione fiscale e sommerso: 190 miliardi.  Peraltro c’è chi sostiene che di fronte ad una pressione tributaria altissima l’unico modo per sopravvivere sia proprio evadere, magari a più non posso. Il penale a quanto pare non fa più da deterrente. Provvede la Provvidenza della prescrizione. I sindaci, con qualche mosca bianca, al fin fine preferiscono non disturbare troppo i cittadini elettori. Sta di fatto che anche nelle nostre province, soprattutto le cittadine lungo l’opulenta fascia costiera, la mancata lotta all’evasione si traduce in danno rilevante per la comunità. E crea clamorose ingiustizie nelle stesse partite Iva, ovvero attività commerciali e professionali. Si aggiunga pure il cancro del ‘sommerso’, dei pensionati che arrotondano col lavoro nero.

Di recente si è letto in India, secondo Paese più popolato del Pianeta, un primo ministro Narendra Modi, diciamo populista e integralista, per costringere l’economia sommersa ad emergere, penalizzare i corrotti ed accelerare la finanziarizzazione di uno Stato dove la maggioranza dei cittadini non possiede un conto in banca, ha sancito in 24 ore  che le banconote da 500 e 1000 rupie (rispettivamente 7 e 14 euro) perdevano corso legale con effetto immediato.  I loro possessori potevano depositarle in banca  o scambiarle in quantità limitata  per banconote nuove o di piccolo taglio. Modi era stato eletto con un programma di riforme tra cui spiccava la lotta alla corruzione. E a mali estremi, estremi rimedi. Gli analisti hanno scritto che i negozianti indiani – gioiellieri e grandi gruppi a parte – sono in crisi.  Quelli che hanno sofferto meno sono proprio ladri e corrotti che hanno iniziato subito a riciclare il proprio contante.  La più grande vittima  dell’esperimento indiano sarà la stessa lotta alla corruzione.

L’anno corso è passata inosservata una decisione presa in Svezia.  L’obiettivo dichiarato è  un’economia senza contante per il 2020.  Si è data cinque anni di tempo, nonostante sia già oggi solo il 5 % del valore delle transazioni sia per contanti ed alcuni negozi non li accettano già più.

In Italia siamo molto lontani, ci sono attività, in particolare ristoranti, pizzerie, negozi che espongono cartelli tipo “Non si accettano carte di credito”. Droga, prostituzione, gioco d’azzardo e corruzione vivono di contanti. L’industria del mattone, dalle fondamenta al tetto, dalla manodopera alle forniture, fino alla vendita dell’immobile, nasconde fino ad un 50 per cento di ‘nero’ o ‘sporco’. Passi quasi sempre sotto silenzio che nelle indagini su grandi e piccoli boiardi, emerge che non ci sono solo i ‘paradisi fiscali’. Uno dei primi ‘investimenti’ avviene nel settore immobiliare, dalle località di mare a quelle della montagna sciistica, ai laghi.

Non è un caso se i più grossi sostenitori  dell’abolizione del contante sono i banchieri centrali. Non solo, se i tassi di interesse, come accade oggi, sono molto negativi la gente preferisce mettere i soldi sotto il materasso, o investire il ‘nero’ nel mattone. Senza contante ( o con contante solo di piccolo taglio), si spazzerebbe via il 90 per cento del ‘sommerso’ e dell’illegalità (evasione, corruzione in primis). Per questo motivo Draghi ha voluto eliminare la banconota da 500 euro ed è per questo motivo  per cui prima o poi vedremo sparire tutte le banconote.

I Comuni dovrebbero essere i più interessati a  far si che i loro bilanci siano in attivo, non spremendo chi già paga, ma colpendo i furbetti, le sacche di evasione nelle aree più sensibili e voraci, ad iniziare dall’edilizia. Non basta soltanto accontentarsi i pur sempre robusti oneri di urbanizzazione. Occorre un occhio più attento in tutto ciò che accade nel ‘pianeta edilizio’. Non molti mesi fa la crisi comunale a Borghetto S. Spirito, l’arrivo del commissario prefettizio, ha portato alla luce che il Comune  non si era preoccupato di incassare  qualche milione di euro di tasse e la cosa andava avanti da qualche anno senza che nessuno fiatasse.

Eppure non è un ‘mostro’ isolato. Chi più e chi meno pratica la finanza del quieto vivere. Savona capoluogo, con l’arrivo della nuova giunta di centro destra, con un assessore (Silvano Montaldo) commercialista tra i professionisti e pubblici amministratori più preparati del ponente ligure, emerso un scenario  di ‘cassa’ con voragini spaventose. E si è dovuto procedere ad una cura da cavallo, lacrime e sangue. Possibile che fino a quel momento tutto o quasi andava bene ? Opposizione, organi di informazione, associazioni di categoria non andavano oltre a qualche ‘balbettio’ diciamo.

In aiuto a chi non vuole rinunciare a quello che potrebbe essere un toccasana per i conti di molti Comuni c’è oggi un manuale agile, ma completo, pubblicato dall’Ifel. A curarlo è Antonio Gentile che dopo aver concluso una lunga carriera nell’Agenzia delle Entrate ha preso carta e penna per mettere in fila tutto quello che i comuni antievasori devono sapere. I dati Istat testimoniano che  solo i sindaci dell’Emilia Romagna nella lotta all’evasione si aggiudicano ogni anno quasi la metà dei risultati ottenuti a livello nazionale e uno dei motori del successo è stata la direzione regionale delle Entraste guida da Gentile dal 2009 al 2012.  Forte di questa esperienza sul campo, maturata dal Trentino alla Sicilia, Gentile  riporta nelle pagine del suo libro (I Comuni e l’accertamento dei tributi statali della Fondazione Ifel)  uno schema cartesiano per la sua attività. In gioco, infatti, non c’è solo l’Ufficio tributi, ma in particolare urbanistica e commercio, l’anagrafe e ciascuno trova nel manuale  un pacchetto di consigli pratici ed un elenco dei quesiti che risolvono le incertezze più frequenti.  La cassetta degli attrezzi antievasione è completa ed aspetta solo di essere utilizzata.  Serve prima di tutto un personale comunale  con una buona formazione professionale.

Purtroppo si parla poco  dello scarso successo antievasione, da parte dei comuni e diciamo dei sindaci che li rappresentano. Lamentano a ragione i vincoli assurdi del Patto di stabilità, fingono di ignorare che, a loro volta, sono causa e colpevoli di sperequazione e ingiustizia fiscale che colpisce il bene comune. Meglio suonare la gran cassa dei migranti, della microcriminalità, dell’indipendenza dall’Europa causa di tutti i nostri guai.

 

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