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Da Alassio a Firenze: 50 anni fa l’alluvione
Marco Melgrati: Io c’ero con mio padre e…

Cinquantanni fa. Io c’ero. Era la notte tra il 3 e il 4 di novembre: mio padre, mia madre, io e mio fratello, mia cugina Fiorina e suo marito Giuseppe eravamo appena arrivati a Firenze da Pisa. Avevamo prenotato all’Hotel Balestri, all’angolo tra piazza Mentana e lungarno Diaz, tra il ponte Vecchio e il Ponte delle Grazie. Abbiamo parcheggiato la nostra macchina, una Fiat 2300 familiare, in piazza Mentana. Già da piccoli mia madre ci portava a vedere i musei e le chiese, i tesori di arte e di architettura.

Pioveva a dirotto…verso sera mio padre scese a controllare il livello del fiume, anche se si vedeva che ingrossava a vista d’occhio… Parlando con i Vigili del Fuoco, che verificavano il livello dell’Arno, gli avevano detto di non preoccuparsi, che tutto era sotto controllo… Quando arrivò l’onda di piena mio padre e un altro cliente estrassero l’anziana proprietaria dell’hotel dalla cucina…stava scivolando e annegando nel tombino di scarico dell’acqua del pavimento della cucina, travolta dal vortice… piccoli eroismi di tanti sentiti raccontare o vissuti in prima persona…

Sono stati due notti e un giorno terribili…vedevo l’acqua, dalla finestra della camera con vista sul fiume, al secondo piano, salire di livello fino al primo piano del nostro stabile; nel turbine d’acqua passavano carcasse di animali, damigiane di vino, autovetture trascinate dalla corrente, tronchi di alberi che andavano a infrangersi conto le arcate di ponte Vecchio… sentivamo i colpi dei grandi tronchi d’albero che si scontravano contro le serrande dei negozi e i ponti, spinti dalla furia dell’acqua…

Per fortuna avevamo alcuni dolci senesi di marzapane, con i quali io e mio fratello, di rispettivamente 7 e 5 anni, ci siamo cibati…ancora oggi non riesco più a mangiare un dolce di marzapane, associandolo a quel terribile evento al quale abbiamo assistito…

E poi il giorno dopo, quando abbiamo visto sciacalli con gommoni e imbarcazioni di fortuna, mentre l’acqua defluiva, entrare nelle chiese per rubare candelabri, quadri e oggetti d’oro e d’argento…in assenza di un controllo delle forze dell’ordine, impreparate ad una sciagura simile…poi sono arrivati i militari… siamo scesi con una scala dal secondo piano, grazie ai Vigli del Fuoco, e mio padre è stato immortalato in una foto del giornale La Notte in prima pagina (da qualche parte la conserviamo ancora)… siamo andati a cercare la macchina… la abbiamo trovato molti metri più avanti, sul lungarno, quasi irriconoscibile, piena di fango…all’interno un pesce morto di più di mezzo metro…poi il trasferimento a piedi nel fango fino alle ginocchia, in un silenzio surreale, verso la stazione ferroviaria, dove aspettavano gli autobus per l’evacuazione…ricordo che mio padre aveva trovato un pollo arrosto da mangiare, in stazione, e che mia madre, che non mangia il pollo, era rimasta a digiuno…tutto intorno il disastro…

Quello che fa specie è che dopo 50 anni i presidi studiati per evitare che un evento catastrofico come quello si ripeta sono stati sì finanziati, ma non sono ancora completati…anzi, per più del 60% di queste opere, i cantieri devono ancora cominciare… ma siamo in Italia.

La speranza che si faccia tesoro di quanto accaduto, e che non si perda la memoria di un evento che poteva mettere in ginocchio Firenze e che invece, grazie ai volontari, ai militari, agli “angeli del fango”, ai fiorentini stessi, si è trasformato in una occasione di rilancio per la città, che oggi è più bella di prima…

Accorriamo a vedere il restauro dell’Ultima Cena del Vasari, o il Cristo di Cimabue, ma non dimentichiamo…

Marco Melgrati

 

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