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Da Aurigo a Mendatica sepolta con la gambisa delle capre e gli scarponi

Due anni fa Maria Bianca Aicardi aveva scritto al Comune di Mendatica chiedendo se un giorno (lontano….) poteva essere sepolta nel camposanto del paese dove era nata la mamma e lei sentiva un forte legame a quelle radici, a quei monti. Ai famigliari aveva espresso il desiderio che dentro il feretro fossero deposti gli scarponi da pastorella e la gambisa (collare) con sonaglio delle capre.

Maria Bianca Aicardi, vedova Dulbecco, si è spenta a 71 anni, ospite della RSA di Pieve di Teco. I funerali e le esequie si sono tenute nella chiesa parrocchiale di Aurigo dove abitava, dopo essere nata a Borgomaro. Era una delle pastorelle dell’entroterra imperiese, accudiva fino a qualche anno fa il gregge a San Bernardo di Conio.  Una vita di sacrifici, quasi una vocazione, ma anche salutare, in compagnia di madre natura, con tanto tempo per meditare, apprezzare i veri valori esistenziali. Il dono delle virtù. Per Maria Bianca non si era mai interrotto il suo amore con Mendatica, il paese natio di mamma Rina.  Aveva una gran passione per un mestiere che si è quasi estinto. Per ciò che ha rappresentato tra i nostri avi. Sembrano lontani i ricordi che con il suono delle campane della chiesa o della scuola, echeggiava un altro suono caratteristico, quello del corno  che chiamava a raccolta le capre che a Mendatica erano molto numerose. Ogni possessore apriva la stalla, la capra, abituata, raggiungeva il gruppo che stava scendendo per essere condotto al pascolo. Il conducente – pastore variava ogni giorno a turno regolare.  I possessori dovevano portare al pascolo l’intero gregge una giornata  per ogni capo posseduto. Vale a dire se il gregge  era composto da 80 capre al possessore toccava  una giornata ogni 80 giorni.  Il metodo era molto valido perchè lasciava libertà di accudire ad altri lavori.

La capra era la cosiddetta ‘vacca dei poveri ‘ scriveva nelle sue memorie di Mendatica il concittadino Pietro Porro. “La capra animale preziosissimo, il suo latte non contiene bacilli, i capretti sono ricercati nei periodi Natalizi e Pasquali, i proprietari ricevevano qualche spicciolo per comprarsi le scarpe e capo di vestiario. La capra è di indole intelligente, vivace, curiosa, è un animale di tendenza montana, resiste alle malattie, al freddo, alle intemperie”.

Ora a Mendatica le uniche capre rimaste sono allevate dall’agriturismo Il Castagno.Tra le feste più significative del paese il Palio delle Capre.

Maria Bianca da persona buona, generosa, sensibile, laboriosa, semplice, non dimenticava i racconti di mamma. I ricordi dell’infanzia quando si saliva sul camioncino della famiglia Floccia (papa Giovanni poi il figlio Romano) che ogni mattina all’alba raggiungeva la zona delle malghe di Mendatica per ritirare i bidoni di latte dei pastori con destinazione la centrale del latte – caseificio di Albenga o Imperia. Era allora l’unico mezzo a motore di trasporto per i pastori che scendevano a Mendatica o Pieve di Teco per gli acquisti o per prendere la corriera verso la Riviera.

L’ultimo desiderio in vita di Maria Bianca ha destato un comprensibile interesse, quasi un passa parola in alta Valle Arroscia.  Alla tumulazione nel camposanto di Mendatica, con l’ultima benedizione, non hanno voluto mancare quei pochi pastori che praticano ancora la pastorizia. Accompagnata dai suoi cari, le figlie Enrica e Sabrina, gli amatissimi nipoti, la sorella Piera, dalla Confraternita di Aurigo e a sorpresa da chi non aveva dimenticato una giornata memorabile. Due amici che a piedi si trovarono a passare nei pressi della stalla dei coniugi Dulbecco sul colle di San Bernardo. Sorpresi da un temporale. Era l’ora di pranzo e Maria Bianca offrì loro le tagliatelle appena fatte al sugo casalingo. Il più squisito piatto di tagliatelle che gli occasionali  ospiti abbiano mai gustato e ricordano con nostalgia. La presenza nel giorno della sepoltura era il ringraziamento per un gesto di limpida generosità che non si dimentica.

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