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Binari a monte tra Andora e Finale
dopo 20 anni scaduti i vincoli urbanistici

L’ultimo progetto del trasferimento a monte dei binari da Andora a Finale Ligure risale al 1992. Trascorsi 20 anni sono scadute le norme di salvaguardia delle aree interessate. Non sono più soggette a vincolo a meno che non sia stato rinnovato dai Puc comunali. Quello di Albenga prevede ancora lo spostamento della stazione a Bastia, con una pista ciclabile nell’attuale sede. Il 1° novembre sarà festeggiato, con un convoglio d’epoca, l’ultimo viaggio simbolico sulla linea ferroviaria costiera tra Andora e San Lorenzo al Mare, dismessa dopo 144 anni.Non sono mancati i nostalgici. Chi ha già voluto percorrere per l’ultima volta un tragitto panoramico, ricco di fascino e di una bellezza unica lungo la frastagliata costa che lambisce il mare. I disegni multiformi di madre natura che hanno ispirato tanti artisti. Dall’11 dicembre si ‘trasloca’ nel nuovo tracciato, 16 km in galleria, su un percorso di 19 km (Andora – San Lorenzo).  Viaggiare in treno per raggiungere Sanremo nel tratto già interessato dal trasferimento a monte. Si arriva alla nuova stazione  di Arma di Taggia, 14 binari,  uno scenario da film, racconta un viaggiatore in gita con la famiglia. Una stazione abbandonata, deserta, fantasma, su due piani, con officine inutilizzate. Nessun passeggero. Scomodissima da raggiungere, una cattedrale nel deserto in Valle Argentina. Non meno esaltante giungere in treno alla stazione di Sanremo. Non parliamo di sera. Realizzata in galleria rispetto alla vecchia sede che si affacciava sul mare. Un tapis roulant fuori servizio.

Lo spostamento dei binari è stata prima di tutto una scelta politica più che tecnica. Come quella portata avanti per decenni di abbandonare i trasporti sui binari privilegiando i trasporti su gomma, incentivando il boom del pedaggio sulle autostrade, a discapito dell’ambiente. Basterebbe fare un confronto tra l’Italia ed i paesi del centro e Nord Europa. Un divario abissale. Ma anche cosa accade, il danno, non solo d’immagine per le chilometriche code negli week, nei fine settimana, dalla Riviera di levante e soprattutto ponente, verso le città del Nord Italia.

Quali benefici avranno le future generazioni da stazioni ferroviarie che abbandonano la costa e la comodità per essere trasferite (o spesso soppresse) nell’estrema periferia. Con quali risultati pratici ?  Una conquista a che prezzo ? Tanti disagi. Si pensi ad Albenga, con la stazione a Bastia, a 7 km dal centro cittadino. Si pensi alla stazione di Borghetto, a 5 km dal centro di Loano. Non tutti si possono permettere il taxi, alle ore notturne senza servizi di autobus, pensiamo alle persone anziane, al turismo invernale che si vuole e si spera di recuperare. Si pensi alla fermata alla stazione (trasferita) tra Pietra Ligure e Tovo San Giacomo, all’utenza che ha oggi il Santa Corona principale punto di riferimento per  tanti viaggiatori.

Una realtà alla luce del sole che non si presta ad interpretazioni. Eppure alla fin fine si finisce per scegliere il compromesso, raccontare delle mezze verità, magari rincorrere il consenso di facciata.

C’è chi sostiene a proposito di Puc e trasferimento a monte se ad Albenga le scelte strategiche rispondano ai bene della comunità, interpretando i suoi bisogni, gli anni a venire. Si tratti piuttosto  di decisioni  prese da una cerchia ristretta, nella segreteria di un partito. Perchè il parlamentare di turno debba essere lui a decidere la sorte di un territorio. Chi più degli agricoltori veri conosce le sue terre ? Quali sono state nel corso degli anni le strategie per tutelare l’agricoltura ? Per decenni, da levante a ponente, le aree agricole  sono finite in pasto alla speculazione e oggi il primo obiettivo dovrebbe la tutela di ciò che resta, mettere ordine e realizzare le infrastrutture.  Gli oneri di urbanizzazione servono soprattutto per tappare i buchi di bilancio.

Immaginiamo, altro esempio, che rimarrà della piana agricola di Borghetto e Toirano – ciò che è rimasto – con il trasferimento dei binari nell’area in prossimità del casello e dello svincolo autostradale. Non solo. La giunta del presidente Giovanni Toti (centro destra con la Lega Nord) ha previsto che uno dei 15 ‘parchi commerciali’  sorga a Borghetto S. Spirito. Dunque con nuovi insediamenti di grossi centri di vendita. Il Puc di Borghetto in origine  prevedeva un’area servizi turistici sportivi in prossimità del ‘curvone’ di accesso all’Autofiori. Poi con la giunta Gandolfo c’è stata la modifica in ‘zona commerciale’. Le proprietà maggiori pare appartengano ad un ex sindaco.

 

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