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Vada Sabatia o suburra nostrana

La Chiesa di S.Giovanni Battista, a Vado Ligure, sotto la diocesi di Oulx (XII- XIII secolo), viene affidata da Giacomo Niella, vescovo di Savona, a un proprio curato (1303). Nel 1583 la Chiesa aveva un altare maggiore, due altari laterali (Madonna del Rosario e S.Biagio). Si susseguono ritocchi e interventi, soprattutto nel corso del ’700.

Dopo il terribile bombardamento del 1944, la Parrocchia viene riconsacrata (1948) e rinnovata: Via Crucis in rame di Bertagnin (1963) e organo (1966). La decorazione “Visitazione” e “S.Giovanni Battista” della volta originale era di Giuseppe Isola. Nella parte superiore della facciata cinque statue in stucco: le Virtù teologali (Fede e Speranza), S.Pietro e S.Giovanni Evangelista e in cima il Patrono che ha una statua anche nella nicchia a forma di conchiglia.

Domenica 28 Maggio 1944

“Si sono visti passare 130 apparecchi diretti verso il Piemonte a Vercelli e un po’ dopo altre ondate si dirigono a Genova dove colpiscono Corso Firenze, Via Balbi, chiesa di S. Filippo”. Quella Domenica vide 100 aerei B-24 della 15.a Air Force, nell’ambito delle operazioni strategiche nel Mediterranean Theater of Operation, bombardare il porto di Genova e lo smistamento ferroviario di Vercelli. La documentazione della missione n°56 dei 29 B-24 del Gruppo Bombardieri 456 riporta ancora, nell’elenco ufficiale dell’unità aerea, “Genoa Harbor-Italy” -porto di Genova- come obiettivo del giorno 28 Maggio 1944. Le iniziative tattiche della 12.a Air Force continuarono nell’Italia centro-settentrionale; tra gli obiettivi risultarono enumerate anche Rapallo, Recco, Vado attaccate da medium bombers, A-20, B-25 e B-26. Domenica 4 Giugno 1944 Dal diario di P. Salvatico: “Allarmi 9,50-13,20; per tutto il tempo”

Sempre dal diario di P. Salvatico:

“In preparazione all’operazione Dragoon di metà Agosto 1944, nei giorni 12, 13 e 14 di quel mese furono sferrati dalla 15.a Air Force pesanti attacchi aerei sulle coste italiane e francesi nei tratti adiacenti al comune confine. Arenzano, al pari delle località rivierasche limitrofe, costituì l’obiettivo di alcune missioni mirate a creare incertezza sulla zona dello sbarco alleato. Le azioni di guerra nei cieli della regione hanno comportato l’impiego della maggior parte delle formazioni di bombardieri di stanza nelle Puglie. Le ricerche effettuate danno modo di presentare gli avvenimenti di quei giorni con l’indicazione dei Gruppi Bombardieri che hanno partecipato all’attacco su Arenzano, Celle, Albisola e Savona, Vado, Varigotti, Spotorno, di appurare le modalità della preparazione e dell’effettuazione delle missioni di guerra, di osservare da vicino le immagini dei velivoli che hanno sorvolato Arenzano a migliaia di metri di altezza, di conoscere i nomi degli aviatori americani in volo sulla testa degli Arenzanesi in quei fatidici giorni, di scrutare persino i loro volti… Le fotografie tratte dai dossiers, che conservano con la storia di altri popoli la drammatica esperienza della nostra comunità, o dai microfilms, in cui si è creduto di occultare la sintesi di vicende impresse purtroppo nel cuore e nella mente di tutti, costituiscono reperti di indubbio valore storico. Sabato 12 Agosto 1944″

Tra Domenica 4 Giugno 1944 e sabato 12 Agosto 1944, Vado, esattamente il 26 luglio 1944, subì l’incursione aerea più devastante. Tale incursione causò il crollo della volta e della zona absidale della Chiesa.

La chiesa dedicata a San Giovanni Battista, dopo la metà dell’Ottocento si presentava agli occhi del nuovo arciprete, Cesare Queirolo, spoglia e disadorna, con grandi efflorescenze sulle murature, che portavano allo sfarinamento del poco intonaco a base di calce che le coprivano.

Decise, a sue spese, di renderla adorna, in ogni sua parte, di ricchi affreschi e così poté consacrarla nel 1868.

Chiamò e li affidò il compito di realizzazione degli affreschi della volta e del catino absidale al pittore genovese Giuseppe Isola [1808 – 1893], insegnante presso la scuola di disegno dell’Accademia Linguistica di Belle Arti, nel cui ambito rappresentava l’ala conservatrice della tradizione pittorica legata al carattere storico e sacro.

Da “i cenni storici” di Cesare Queirolo:

“…….. Cionullamento, venendo ristorata, essa potè ancora durarla sino al 1710, epoca in cui riconosciuta anche insufficiente a’ bisogni della popolazione, venne abbandonata, si diede opera alla edificazione di un nuovo tempio. Il quale s’innalzò tutto intorno all’antico, in senso però opposto al medesimo, poiché mentre il primo era rivolto a settentrione, il secondo si fece colla fronte a mezzogiorno, e non venne atterrato quello, se non quando fu condotto a termine questo, ossia l’anno 1720.

L’edificio risultò veramente grandioso e magnifico. Fatto a croce latina egli è d’una sola navata con sei Cappelle, due assai grandi e quattro più piccole. Il Sancta Sanctorum poi è di tale ampiezza, ch’io lo direi piuttosto unico che raro.

Inoltre questa Chiesa è ornata di un bel cornicione con fregio a capitelli, in istile barocco bensì, ma condotto con molta maestria ed eleganza. In somma la vastità del tempio, la disposizione delle sue parti, che l’occhio abbraccia a misura d’ un solo sguardo, è tale, che puo senza dubbio, essere considerato tra i primi della Liguria.

S’arroge ch’egli è decorato d’un campanile elevatissimo e ricco di bassorilievi, ultimato nel 1765, nonché di bella e maestosa facciata compiutasi circa l’anno 1790. la facciata è adorna di 5 colossali statue rappresentanti S. Gio. Battista, S. Gio. Evangelista, la Fede, la Speranza, e San Pietro. La ristorazione delle medesime è affidata all’Egregio scultore Savonese Sig. Antonio Brilla.

Ora una chiesa così grandiosa e di belle forme, presentavasi tutta nuda e disadorna, e in alcune parti già tocca edf offesa da umidità. Io concepii quindi il disegno di procurarne la decorazione, e il ristoro che ben si meritava.

Una tale impresa però incontrava i più fieri oppositori. Essendochè, gli uni scorgendone le difficoltà, non volendo muovere un passo per superarle, la dissuadevano; altri sebben pochi, con imperdonabile ostinazione l’oppugnavano, non tanto come impossibile, ma di danno per anco alla Chiesa istessa, perché a loro occhi, com’era stava bene. I più infine, come suole accadere stavano incerti e peritosi.

Cionondimeno, un sentimento superiore ad ogni umano rispetto, la coscienza di fare opera non solo di decoro alla casa di Dio, ma di onore anche al paese, mi rese costante in ogni più arduo cimento.

Ed ora ho la dolce compiacenza d’aver raggiunto lo scopo, e di vedere tutto il mio popolo pienamente ricreduto, de’ spauracchi onde s’era tentato di subornarlo, e tutti anzi con bella gara contribuire alla perfezione dell’opera. E certamente, ognuno, cui la passione o il mal vezzo non faccian velo all’intelletto, potrà di leggieri riconoscere, che a petto de’ lievi sacrificii sostenuti dal paese quel che si fece è pur molto, e per poco incredibile.

Infatti chiamato il chiarissimo prof. Cav. Giuseppe Isola, egli eseguiva da una grande medaglia nel centro della Chiesa, dove rendea effigiata la visita della SS. Vergine ad Elisabetta, onde avvenne la santificazione del Battista, ancora nel materno seno. Tu vedi Maria e la madtre del Precursore che si abbracciano con effusione d’affetti diversi, e che esprimono nell’una l’umile e sollecita carità, nell’altra la meraviglia e la gioia di un’inaspettato favore.

Alla Vergine tien dietro il santo suo sposo, che affannoso per l’età e pel sostenuto cammino, si poggia colla sinistra mano al suo bastone, protende la destra a Gioacchino, che stupefatto a si dolce visita, s’affretta per andare a stringergliela affettuosamente.

Una si bella scena è pure arricchita da un gruppo di vezzosi angioletti, i quali dall’alto del cielo profondono fiori, e festeggiano il grande mistero che si compie.

Ne’ peducci poi del centro medesimo, l’egregio artista rappresentava i quattro Evangelisti. E questi si rendono pur anco ammirabili sia per l’espressione e bellezza delle teste; come per la naturalezza de’ panneggiamenti, e la perfetta imitazione e delicatezza del nudo.

Ma dove più rifulge il genio del Signor Isola, si è nella gloria ch’egli dipinse nel catino del coro. Dessa rappresenta il titolare della Parrocchia S. Giovanni Battista, nell’atto che vien sollevato al Cielo.

Col volto rapito nella superna luce che l’irradia, colle braccia spiegate, poggiandosi sopra una nube soffice e trasparente, sostenuto da più angeli di rara bellezza, egli s’innalza con grandezza e maestà. Lo sfondato poi del cielo, che degrada in leggerissime nubi, e l’armonia dei colori ond’è condotta la composizione nulla lasciano a desiderare.

Ella sarà adunque una bella gloria per Vado, il possedere le opere, da me appena accennate, di si valente pennello.

Inoltre l’ornato della Chiesa venne affidato al Sig. Andrea Rossi d’Acti. il quale eseguiva del pari le diverse piccole glorie del volto, e le due medaglie, rappresentanti l’una la circoncisione del Battista, l’altra la Sacra Famiglia, e infine il gran quadro della Cena, nella parete di fondo. I quali lavori non sono per fermo privi di merito, sia pel colorito, come per molte e bellissime teste che vi s’incontrano.

Finalmente i due quadri laterali nel sancta sanctorum, sono opera non ispregevole, di Veronica Murialdo pittrice Savonese. Le lesene poi del tempio, furono tutte messe a stucco lucido, figurando un’intarziatura di marmo bianco e broccatel di Spagna.

Né posso tacere della doratura delle cornici de’ quadri del cornicione e de’ capitelli condotta già altre alla metà della Chiesa, e che si rende per ogni parte ammirabile. Essa è lavoro del Signor Santo Sant’Agata da Genova.

Siano adunque rese grazie a Dio, cui è dovuto ogni onore e gloria ne’ secoli. Che se il decoro e lo splendore de’ sacri templi fu ognora considerato quale argomento della fede e della religione de’ popoli, deh ! che giammai venga meno in te o mia Sabazia, il retaggio della pietà de’ tuoi avi. Anzi dessa ognora più in te s’afforzi ed avvalori, e sarà questo il pegno più certo della tua vera prosperità del tuo morale e civile progresso. “

Spiccano diverse opere lignee: Madonna con Nostro Signore (attorno al 1678), la seicentesca “Madonna del Carmine”, la “Pietà” in stile barocco, il “Battesimo di Gesù”, il confessionale (metà XVII secolo). Da vedere dipinti come “Presentazione al tempio” di Domenico Bocciardo (1720), la tela del Crocifisso, i quadri lasciati da Don Queirolo (1877) come la “Maddalena con un angelo” (metà del XVII secolo), “Madonna di Misericordia” di Paolo Gerolamo Brusco, “Battesimo di Cristo” (XVII secolo).
La Chiesa conserva paramenti sacri: (tunicella del XVIII secolo, pianeta con ricami d’oro e sete, stola del XIX secolo) e argenti (calice ligure del 1778, un altro del 1830, ostensorio). Due Crocifissi provengono dallo scomparso Oratorio di S.Giovanni Evangelista.

La ricostruzione che ne seguì, dopo il terribile bombardamento del 1944, la Parrocchia venne riconsacrata (1948) e rinnovata: Via Crucis in rame di Bertagnin (1963) e organo (1966), comportò la sostituzione degli affreschi con l’attuale coloritura, assolutamente avulsa dal precedente ciclo pittorico.

Il poeta G. Giusti nella poesia “Sant’Ambrogio”, rivolgendosi al comandante capo della Polizia di Milano,

……………girellando una mattina
càpito in Sant’Ambrogio di Milano,
in quello vecchio, là, fuori di mano. ………………………………….

Sentiva un’afa, un alito di lezzo; scusi, Eccellenza, mi parean di sego,
in quella bella casa del Signore,
fin le candele dell’altar maggiore.

Candele che accese facevano salire il loro fumo verso le pitture della Chiesa, creando una atmosfera maleodorante e fumosa, annerendo sia pareti sia soffitti e suppellettili varie.

Ė lo stesso effetto che hanno dovuto subire, per tanti secoli, gli affreschi della Cappella Sistina, quella del Vaticano, di Michelangelo, e restaurati da pochi anni al fine di ricreare le tonalità michelangiolesche, quelle cui Papa Giulio II era abituato.

Si rendono conto e il Soprintendente arch. Luca RINALDI ed il Soprintendente ai  Beni Architettonici e Paesaggistici arch. Andrea Canziani che nella sopracitata Cappella Sistina ci sono gli affreschi, ma nella Chiesa di Vado Ligure le pareti sono nude e crude, prive di ogni tipo di decorazione e che quella coloritura assomiglia più ad una cantina della suburra romana infestata da topi di fogna e con muri sbrecciati che ad un tempio cristiano ?

Siamo tornati dopo la metà dell’Ottocento quando si presentava agli occhi del nuovo arciprete, Cesare Queirolo, spoglia e disadorna, con grandi efflorescenze sulle murature, che portavano allo sfarinamento del poco intonaco a base di calce che le coprivano; ora lo sfarinamento non c’è più, rimane solo la sostanza, che neppure i raggi di sole che entrano dalle grandi vetrate lisce, riescono a darle un po’ di colore.

Che fare allora ? Occorre intervenire con uno studio ben preciso di recupero coloritura interna e/o rifacimento pittorico attraverso sinopie, create appositamente, che va dalle lesene agli affreschi della volta e del catino absidale cui il pittore genovese Giuseppe Isola [1808 – 1893], insegnante presso la scuola di disegno dell’Accademia Linguistica di Belle Arti, aveva a suo tempo affrescato.

Alesben B.


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