Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Tunnel della discordia a Noli. E ora basta!
Tutti hanno tirato l’acqua al proprio mulino


Repetto, Niccoli, Repetto ed ancora Gambetta, in qualità di Tribuno della plebe, difensore del popolo, [di Nicoli]: Jus Gentium. Nel diritto romano, lo ius gentium è l’insieme di regole che ha la sua fonte nella naturalis ratio, la quale raccoglieva le norme comportamentarie basali per una vita di società che qualunque membro dotato di intelletto potrebbe desumere da sé, e che viene osservato in eguale misura tra tutti i popoli.

Esso si contrappone concettualmente allo ius civile quale diritto proprio di ciascuna civitas.

Mentre lo ius civile deriva da leggi scritte, il secondo ha la sua fonte del diritto nell’agire che resta invariato nel tempo, e diventa legittima prassi. Non riguarda, tuttavia, la tradizione di un popolo, ma le abitudini comuni agli uomini di ogni luogo e tempo, che si possono quindi ritenere connaturate con l’uomo e legittime.

Il giurista romano Gaio ci fornisce nel paragrafo introduttivo delle sue Istituzioni a seguente nozione di ius gentium: G. 1.1 «Quod vero naturalis ratio inter omnes homines constituit, id apud omnes populos peraeque custoditur vocaturque “ius gentium”, quasi quo iure omnes gentes utuntur. Populus itaque Romanus partim suo proprio, partim communi omnium hominum iure utitur» (trad.: “Ciò che invece ha stabilito la naturalis ratio tra tutti gli uomini viene in eguale misura osservato presso tutti i popoli ed è chiamato ius gentium, quasi come del diritto di cui si servono tutte le genti. E così il popolo romano si serve in parte del diritto proprio, parte del diritto comune a tutte le genti”).

I primi vagiti dello ius gentium possono essere collocati nel periodo successivo al conflitto con Cartagine e all’espansione vertiginosa in Roma dei traffici commerciali. Allorché a Roma si riversarono mercanti e peregrini da ogni città del mondo conosciuto si impose con immediata evidenza il problema del diritto applicabile alle controversie che riguardavano i cives e i non cives (peregrini) da un canto, o i peregrini nei loro rapporti d’altro canto. All’uopo non poteva certo essere applicato lo ius civile, orgogliosa prerogativa dei cives romani, considerato ius proprium civium Romanorum.

Inutilizzabile lo ius civile, venne in soccorso dei peregrini il pretore, che già dal 367 a.C.amministrava la giustizia correggendo, modificando, ampliando all’occorrenza il diritto civile. Dotato di imperium, il pretore bene poteva oltrepassare i limiti dello ius civile e applicare alle controversie tra i peregrini o tra peregrini e cives le regole esposte a inizio anno nel suo Edictum.

Questo tipo di controversie diventò così frequente nella prassi giudiziaria che nel 242 a.C.venne creato un secondo praetor, cd. praetor peregrinus, da affiancare a quello già esistente, che assunse il nome di praetor urbanus.

Con il passare dei secoli, le norme codificate nell’editto del praetor peregrinus furono applicate anche ai rapporti tra i cives.

Questa introduzione viene fatta per evidenziare quante parole si sono spese, in questi anni, per il così detto “Tunnel di Capo Noli”. Tutti hanno tirato “l’acqua al proprio mulino” dimenticandosi che la “sostanza” è da computarsi all’orografia del territorio.

Gli antichi romani per superare le asperità di detto “Capo” e rendere “sicura” la via consolare, hanno tracciato la via “Giulia Augusta” come prosecuzione della via Emilia Scauri, che seguiva l’arco della costa ligure ed andava da Vado Sabatia fino a Ventimiglia ed al confine con la Gallia, all’interno del territorio, al riparo del ripaggio marino.

“……Da Vado Sabatia proseguiva per Segno ed in prossimità dell’attuale località “i Gatti”, scendeva fino a Magnone – Santa Libera, dove incrociava la via pretoriana proveniente da Mallare ed una via vicinale proveniente da Voze, proseguiva verso la torre del grano, scendeva dopo l’attuale Cappella di San Giacomo, nella valle dei Ponci fino a Verzi, risaliva la valle dello Sciusa e in Località “Cornei” s’incuneava nella “fenditura di Orlando” fino a raggiungere la valle dell’Aquila; da li s’inerpicava fino a Gorra e …..”

Ciò non portò ad una depauperazione urbana della costa, anzi riferisce Strabone nel IV e V libro della sua nota Geografia, opera di età augustea redatta probabilmente nei primi decenni del I secolo d.C., parla ampiamente sia dei Liguri che della Liguria, riferendo uno stato delle popolazioni riorganizzate amministrativamente dai Romani ma numerosi riferimenti ad epoche precedenti. Strabone cita le città liguri sul mare: Genua, Savo, Vada Sabatia ( Vado Ligure), Albium Ingaunum ( Albenga), Albium Intemelium ( Ventimiglia). Secondo Strabone la pastorizia era alla base dell’economia del mondo ligure. Per Diodoro Siculo l’economia si basava non solo sul l’allevamento ma anche sulla caccia e la raccolta dei prodotti selvatici. I Liguri vengono descritti come abili militari solo a piedi e difesi da scudi di bronzo. Il loro mercenarismo è noto ed è documentato presso i Cartaginesi, i Galli, i Greci e gli stessi Romani.

Le fonti storiche riferiscono che i Cartaginesi si rifornivano di mercenari sulle coste liguri, pratica che fu vietata a Cartagine dai Romani. Sappiamo da Polibio che i Romani utilizzarono ausiliari liguri nella guerra contro Perseo di Macedonia nel 168 a. C. i quali combattevano con le loro armi tradizionali, tra cui lo scudo oblungo. Posidonio di Apamea riferisce che i Liguri ” hanno un armamento per struttura, più leggero di quello dei Romani; li difende infatti uno scudo ovale, lavorato alla moda gallica, ed una tunica stretta in vita, ed attorno avvolgono pelli di fiera ed una spada di media misura. Ma alcuni di essi per le relazioni con i cittadini, cambiarono tipo di armamento imitando i loro capi”. Virgilio li definisce ” duri atque agrestes” e scrivendo ” adsuetumque malo Ligurem” ne ricorda l’abitudine a sopportare le fatiche. Deduciamo che il mondo ligure all’epoca delle guerre con i Romani, tra il III e il II secolo a. C., era organizzato in raggruppamenti etnici, gli Ingauni, gli Intemelii, gli Staielli, i Genuates, comunità territoriali ormai stabili e facenti capo ad un oppidum egemone con funzioni di carattere urbano, altri numerosi raggruppamenti etnici con sviluppo caratterizzato da confederazioni tribali come gli Apuani, i Friniates, i Bagienni, probabilmente prive di un oppidum capoluogo, da piccole tribù con un popolamento sparso per vicos et castella come numerose tribù delle vallate alpine. La conquista e la romanizzazione del territorio ligure, avvenuta tra il III secolo a. C. e l’età augustea, fu preceduta da lunghi contatti commerciali. Tra la seconda metà del III secolo a. C. e la prima metà del II secolo a. C. è collocato il periodo che corrisponde ai momenti che precedono e accompagnano la conquista militare del territorio.

Pertanto tutti spendono parole sull’utilità o meno dell’opera, ma nessuno e ribadisco nessuno si è mai sognato di vedere e capire se l’opera in oggetto è consona all’integrità del territorio, ovvero se l’opera che verrà eseguita è sicura per il popolo.

Alesben B.

CARLO GAMBETTA RISPONDE: TUNNEL DELLA DISCORDIA

Due brevissime annotazioni circa i contenuti dei due articoli firm ati da Alesben.B.

Non è la prima volta che lo Stato, in quanto autorità prevalente, ne combina di cotte e di crude. Solo due esempi, tanto per capirci: MOSE di Venezia, Autostrada Salerno – Reggio Calabria; ambiente e denaro pubblico sprecati. Democraticamente lo Stato (come la Regione) può e deve essere messo in discussione quando i conti non tornano…e fermiamoci qui…per adesso.

L’opera pubblica presentata e portata avanti (per ora) come “unica”, ma senza approfondimenti che cofermano, guarda caso, tanti i dubbi, per non dire certezze, è da rigirare a chi effettivamente non si è mai “sognato di vedere e capire se l’opera in oggetto è consona all’intrgrità del territorio, ovvero se l’opera che verrà eseguita è sicura per il popolo”.

Infatti, così com’è concepita,non risolve assolutamente la problematica nella sua interezza; ancora è risibile sentirsi rispondere che il riutilizzo (allargato) della ex galleria del treno non può essere preso in considerazione perchè occupato da una tubazione della fognatura.

Tanto a maggior conferma di quanto descritto la settimana scorsa. Carlo Gambetta

 

 


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Alesben B

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