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QUELLI CHE… IL TURISMO
A Portofino impazza l’amore per la stazza.
E alla vispa Loano? Umberto Eco scriveva…

Dopo la cospicua raffigurazione scenica internazionale della Costa Concordia, portata sugli scogli dell’Isola del Giglio per le presunte beatitudini gaudiose dei suoi trasportati (con la tragica conclusione per le vittime dell’avventata manovra) e degli abitanti giglioti, cui voleasi porgere un omaggio vendibile a distanza ravvicinata (levossi allora un religioso canto di tripudio: « mira il tuo popolo o bella signora, che pien di giubilo oggi ti onora »…,travasato direttamente dalla sovrana liturgia madonnara), coloro i quali premettono ad ogni ragione quella della più indifferenziata raccolta cosiddetta turistica, hanno condotto un’epica lotta perché i galleggianti da 115.000 circa tonnellate di stazza, 300 metri circa di lunghezza, 62 metri circa di altezza sul pelo dell’acqua – più il pescaggio (poco roba, meno di nove metri)-, 4.000,00 circa passeggeri, 1.000,00 e più membri d’equipaggio, ecc. possano avvicinarsi tranquillamente all’area protetta di Portofino fino a 0,3 miglia contro le precedenti 0,7.

Ma scherziamo ?! Le moltitudini vogliose di visitare e spendere in Portofino devono sobbarcarsi di 0,7 miglia marine e così, magari, rinunciano per non doverci mettere 14 minuti di barca, anziché solo 8. Non vedremo quindi più affluire le masse appeccorate in piazzetta, e il commercio dove va a finire ?

Ma lo sapete o villici, strilla una inascoltata voce della ragione, che una nave da crociera produce 21.000 galloni di liquami al giorno ? lo sapete che una nave da crociera brucia carburante – o credevate che vada a remi – con emissione di ossidi di azoto, ossidi di zolfo, anidride carbonica e polveri sottili al cui confrontìo quelle emesse da alcune migliaia di automobili sono poca cosa ?

Certo che lo sappiamo, replicano, « quelli che… il Turismo », come ci sembra giusto definirli, parafransando il titolo della nota trasmissione TV improntata a suo tempo da Fabio Fazio, ma noi dobbiamo vendere e, sicuramente, un viaggio di sei minuti in più per raggiungere il nostro paradisiaco villaggio può diminuire l’entità numerica dei crocieristi acquirenti dei nostri fantastici prodotti targati Portofino, l’ha detto anche il sindaco che già è troppo così, voce straziata raccolta dal TVG regionale. Del resto anche a Venezia c’è stata maretta, anche lì, malgrado il sommovimento creato in Canal Grande dai colossali strabordanti palazzinati gaudenti galleggianti, voci di pubblici locali amministratori hanno elevato, insieme ai caupones et stabulari di turno, lamenti e doglianze, strafottendosene altamente del micidiale inquinamento prodotto dai colossal barchi e dai rischi di destabilizzazione dei fondali dove, spesso precariamente, sorgono le costruzioni lagunari.

Ma che cosa non faremmo noi della vispa Loano, per esempio, per …il Turismo ? Dalle notti italiane, alle notti bianche, alle notti di massa allietate dall’ubriacatura di vecchi cantanti, alla raccolta indifferenziata di qualsiasi intrattenimento a batteria eclatante a ridosso del Bastione di levante, nel c.d. « triangolo delle Bermude », ove imperversano notturne sbornie canore (si fa per dire).

Perché non ha importanza che Umberto Eco (chi era ?) scriva nel suo ultimo libro che, alla disperata, si può anche andare a Loano. Non ha importanza che non si sia riusciti nemmeno a creare una zona alberghiera a ridosso del costoso porto; non ha importanza che enormi pubbliche strutture immobiliari si stiano sfasciando in preda al disinteresse generale (ex Ospedale Marino Piemontese, per non fare nomi, ma ce ne sono altri) ; non ha importanza che a ridosso della battigia tra il molo del Kursaal e i bagni Saitta, il disfacimento del pietrame della c.d. diga soffolta si mantenga tale e quale, anche dopo gli inutili lavori, dello scorso inverno, creando una infida ed inquinante barriera , con disagio e pericolo per i bagnanti ; non ha importanza che i fracassofili continuino ad imperversare ; « quelli che…il Turismo » sono convinti che si faccia così e vada bene.

Fin che dura ragazzi !

Il disastro ambiental che mai non resta

mena le masse verso la rovina

che macina li siti e li calpesta.

BELLAMIGO



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