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Finalmente?! Monesi isolata, tutti a piedi
L’ultimo vero spettacolo? Frana la strada

Dove spira il vento del futuro: Monesi di Triora, Monesi di Mendatica con le sue frazioni: Valcona Soprana e Sottana, Salse. E Piaggia capoluogo di Briga Alta. Nel terzo secolo dopo Cristo, finalmente isolati da venerdi 17 giugno ‘causa frana’. Meritata ? Non esageriamo. Sta di fatto – carta canta – che il povero trucioli.it, peraltro coordinato da un ‘mendaighino’ vero, un anno e mezzo fa lanciava l’allarme raccogliendo il timore di un’allora assessore, farmacista in quel di Pieve di Teco. Durante l’ultimo alluvione era stato segnalato dai tecnici della Provincia un “pericoloso movimento franoso sulla provinciale per Monesi”. Ora strada chiusa. Una soluzione d’emergenza dopo proteste e indignazione: apertura di una  ’pista di cantiere’, in attesa del fine lavori tra sei mesi. Vedi anche il nuovo regolamento del 22 giugno scorso della strada Monesi Limone…..   ULTIMA ORA: GLI ORARI APERTURA STRADA FRANATA A FONDO PAGINA.

La strada provinciale 100 che collega Monesi alla Valle Arroscia, all’altezza del pontino dove venivano lasciati i bidoni del latte

E allora ? Era stato redatto un progetto di massima per un urgente finanziamento. Almeno 270 mila euro della Protezione civile da destinare al consolidamento della frana ed evitare che Monesi, Piaggia, le due frazioni di Mendatica ormai abitate come seconde case, si trovassero isolate  di punto in bianco. Messe in ginocchio, dopo aver già sofferto un’agonia senza fine e solo i posteri, tra qualche decennio, potranno scrivere come è andata a finire. Nei palazzi del potere e della politica, targati Bel Paese, pare invece non abbiano avuto molta fretta. I lor signori, perlopiù riveriti  ed ossequiati ad ogni piè sospinto, sanno benissimo che su queste bellissime ed incontaminate montagne non dovranno confrontarsi con chi si incatena alle transenne installate sulla SP 100 che da San Bernardo di Mendatica porta a Monesi. Qui non è mai arrivata la protesta, dura e pura, barricadiera o leghista, vale a dire dalle lamentele ai fatti. Non scomodiamo neppure i ‘ boia chi molla’. La gente è fatta di ben altra pasta. In gran parte conosce gli stenti, i sudori, la dignità dei primi abitanti (pastori e boscaioli) che non venivano  dalle caverne.

Trucioli.it occupandosi spesso di Monesi – di ieri e di oggi -, un tempo accreditata come ‘piccola svizzera’ della Liguria, sui confini del Piemonte, del cuneese, ha scritto e riscritto che l’allarme era vero, non gonfiato. I lavori dovevano avere priorità assoluta, prima che fosse troppo tardi.  Non si è forse detto e ridetto, in tante occasioni e ‘passerelle’, che Monesi era una risorsa da sfruttare per la Valle Arroscia, l’imperiese e la Liguria? Chi non ha ripetuto alzi la mano, che era un territorio da sfruttare grazie alle sue straordinarie risorse naturali? Cosa è accaduto ? La burocrazia, aiutata dall’indifferenza della classe politica ( a Monesi non ci sono elettori), ha preso tempo anche per la frana che però non ha atteso a lungo a farsi avanti. La ‘vecchia’ amministrazione provinciale, nel pieno dei suoi poteri, è stata sostituita con la ‘Provincia nuova versione’, con gli eletti provenienti dai Comuni. Qualcuno, con diligenza e tempestività, doveva seguire  le fasi preliminari dell’appalto e scongiurare che cinque ‘borgate’ fossero costrette, magari  nella stagione estiva o invernale dello scii, ad allungare il tragitto di una quarantina di km, via Viozene e Upega, tra curve a gomito, strettoie, saliscendi, con tratti in cui se ti capita qualcosa non puoi neppure chiedere soccorso con il cellulare.

Purtroppo è successo il peggio. Un piccolo ed isolato manipolo di volenterosi non è riuscito a smuovere, sensibilizzare le stanze del potere, neppure quella che viene definita opinione pubblica, i benpensanti e siamo arrivati alla paralisi. Per due anni chi ha scritto e ha fatto interventi pubblici documentati dalla rassegna stampa, sul ‘nodo – emergenza frana’ ? Pochi, pochissimi. Era il 18 dicembre 2014 quando, e scusate se ci ripetiamo non per fare i primi della classe, ma onore di verità, riportavamo questa notizia: “Intanto dall’assessorato ai Trasporti della Provincia la conferma di un impegno di 270 mila € per mettere in sicurezza un tratto di strada tra San Bernardo di Mendatica e Monesi. Sono inoltre in corso lavori sull’arteria tra Pieve di Teco e Mendatica sempre per frana. Infine sono stati ultimati i lavori per l’ex strada militare Monesi e Limone Piemonte”. Quale sia la funzionalità di quest’ultima ‘arteria’ lo abbiamo ricordato con testimonianze di gitanti. C’è il pedaggio, va bene; ci sono gli orari, c’è il giorno di riposo del sorvegliante, c’è la lunghissima stagione di chiusura per motivi vari e climatici. Non è comunque una strada strategica. Ci possiamo accontentare.

Ma per la San Bernardo – Monesi è tutt’altro discorso. C’è un’albergatrice – ristoratrice – negozio commerciale che con il marito gestisce La Vecchia Partenza; c’è la famiglia che da sempre è titolare del bar Vittoria. Ci sono gli ultimi residenti fissi di Piaggia. Tutti da premiare con medaglia d’oro solo per il merito di ‘presidiare’ un territorio  quasi ‘disabitato’ molti mesi all’anno, penalizzato in mancanza di neve che attrae sciatori e clienti. Possiamo aggiungere chi dal 22 aprile scorso ha inaugurato ‘anche per amore di ‘Monesino’  un B&B degno di questo nome.  La ricompensa? Imperia Tv, beniamina degli imperiesi e delle sue Valli, ha messo in onda diversi servizi targati Monesi. E pur sempre un’apprezzabile ‘promozione’. Ha intervistato gli ultimi ‘inquilini’ dei Palazzi del potere regionale e provinciale. Sempre e solo dichiarazioni di ‘rimbocchiamoci le maniche’, dimenticando che qualcuno se l’è sempre rimboccate. I soliti noti, esperti in promesse, inventori e suggeritori di ricette (l’assessore regionale ai Trasporti, sanremese: ‘Dobbiamo coinvolgere ed unire gli sforzi con la Provincia di Cuneo e la Regione Piemonte, altrimenti…’). Servizi di inviati speciale anche da Rai 3 Liguria, ricchi di magnificenze e qualche proposta. Si potrebbe continuare con la cronaca locale dei quotidiani, a volte persino in nazionale (Apertura della Monesi – Limone). Un anziano editore, nei panni di telecronista dal Monte Saccarello (Redentore) che distribuiva onorificenze e beatitudini, alcuni sproloqui, per ‘salvare queste montagne’.

Ha un’ altra visione, forse più reale e testimonianze vissute, chi frequenta queste valli e  Monesi da quando era bambino (70 anni or sono). Non ha venduto i ‘tecci’, la casa natale, i terreni incolti, anzi ha donato al Comune di Mendatica un orto in centro paese. Ha visto ed assisto ad un altro film, un’altra pellicola, un altro lungometraggio rispetto ai soloni che predicano in Tv. Ricorda decine di articoli – 11 convegni – con l’annuncio di progetti di rilancio, nuove gallerie,  nuovi complessi turistici capaci di creare posti di lavoro. E benessere.

Ora nessuno si sogna di sostenere che gli uni siano i ‘cattivi’, altri i ‘buoni’. C’è semmai un problema di coerenza, di verità non opinabile. Scrivere e raccontare cosa è realmente accaduto e ad opera di chi. Il mordi e fuggi non fa bene a nessuno, se non ai ladruncoli. Non ci si può ricordare un giorno si e 360 giorni no che da decenni esiste in tutta la sua drammatica il ‘problema Monesi’.  Il suo rilancio a fini socio – economici non è letteratura, coinvolge  un’intera valle, fino a Pieve di Teco. La soluzione non si risolve con elemosine, annunci spot anche a pagamento, feste e sagre, lasciando  soli gli ultimi timonieri. Non diciamo nulla di nuovo e di inedito: serve prima di tutto coesione ed unione (anche da parte di Triora), urge un ‘piano straordinario’, il coinvolgimento della Regione e dello Stato. Una legge speciale, si direbbe. Le prediche, è noto, non servono. Lasciano il tempo che trovano recita un vecchio detto. Come non c’è bisogno di giullari o ‘mediconi’, di politici e di giornalisti smemorati che spesso predicano bene e razzolano male. Senza per questo sparare nel mucchio. Non serve oggi gridare ‘all’autentico disastro della strada chiusa, se dimentichiamo o sorvoliamo sul fatto di verificare quali impegni siano stati disattesi e quante promesse, anche via mass media, da marinaio.

Sulla Riviera opulenta e festaiola, si fa a gara ai fuochi d’artificio, alle manifestazioni più dispendiose e roboanti, alle Notti Bianche, concerti a go go,  alle sfilate carnevalesche, alle serate a suon di cantanti di grido, mega feste, banchetti. Per la promozione turistica! In questa valle e non è l’unica dell’entroterra, pur disponendo della risorsa- natura, si finisce per negare ai giovani, alle future generazioni, di poter presidiare i paesi degli ‘ultimi’. Costretti a scappare verso la città per trovare un lavoro, un avvenire. Chi rimane non ha alternativa, gettare la spugna.

Con un’emergenza drammatica è ragionevole lasciare da parte recriminazioni, responsabilità, sterili polemiche. Quale futuro, dunque, senza fantasie ? Dopo aver svolto il dovere della completa (speriamo) e corretta informazione guardiamo avanti senza voli pindarici. Cosa si può fare in tempi brevissimi, non brevi. Il Comune di Mendatica ha l’esigenza di raggiungere la nuova ‘centralina’ idroelettrica, gli operatori e i residenti non possono essere condannati oltre ogni ragionevole tempo, all’isolamento di fatto. E’ possibile realizzare un by pass provvisorio nella zona franosa ? Se tecnicamente è inattuabile, si scelga l’emergenza con un intervento ‘no stop’ dei lavori, in modo da accorciare al massimo i pesanti disagi. La moria di turisti e vacanzieri. La Provincia ha annunciato l’apertura di una ‘pista da cantiere’.  Capita spesso di vedere ‘cantieri’ operativi giorno e notte. Perché qui ci vogliono sei mesi? Bisogna risparmiare ?

Nella lettera al prefetto, agli assessori della Regione Liguria (c’è un imperise  doc che ha raggiunto quota 70 comunicati stampa per le esigenze dei ‘poveri’ titolari di stabilimenti balneari della Liguria), al presidente della Provincia, al dirigente del Settore Lavori Pubblici, firmata da Cinzia Lanteri (Il Rifugio del Ramingo), Simona Pagliasso (Albergo Vecchia Partenza), Marco Lanteri ( La Mela Verde), Annalisa Lanteri ricordano: “...Siamo costretti ad una deviazione di circa un’ora e mezza…in caso di gravi necessità che accade con ambulanza, vigili del fuoco e chi si assume la responsabilità ? Ci sono anche persone che vivono in questi paesi e devono andare a lavorare a pochi chilometri… non vogliamo pensare che nel 2016 non sia possibile trovare una soluzione istituendo un senso unico alternato pur procedendo nei lavori…ci siamo noi, eroici operatori commerciali, che crediamo nel territorio, nel rilancio turistico di queste zone e che con grande stupore ci vediamo chiudere la strada alle 13,30 di venerdì 17 per poi rivedere gli operai al lavoro il lunedì 20…”. Manca il buon senso, non si poteva decidere un mese diverso per l’interruzione? Esigenze tecniche indilazionabili a quanto si dice.

Non c’è altro da aggiungere, più  solare di così ! In corner è arrivato l’annuncio della Provincia – meglio tardi che mai- che la strada sarà aperta (con una pista provvisoria) per determinate ore, in quanto i lavori avranno una durata di parecchi mesi. Un sospiro di sollevo per i ‘disastrati’. La fine di un incubo, ma per favore non si pratichi il ‘passata la festa, gabbato lo santo’. Un deja vu. Per Monesi non serve la Brexit, né la giustizia divina. Causa frana non c’è neppure uno schieramento di telecamere, per ripetere la favola recupero del territorio, dei terreni incolti, invasi dai roveti e boschi abbandonati o ancora del territorio che si riprende se stesso.

Luciano Corrado

 

L’articolo del Secolo XIX pubblicato domenica 19 giugno, due giorni dopo la chiusura della strada per Monesi

Articolo del Secolo XIX Imperia di mercoldì 22 giugno

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