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Noli, addio e grazie Luciano. ‘Cacciato’ da casa ora hai conquistato il ‘regno dei giusti’

Caro Luciano, sommessamente, ti scrivo ! Ho trovato difficoltà ad avvicinarmi alla tastiera del computer pensando a te con la mente ancora confusa per quello che è successo sabato 11 giugno. Ma solo per poco. Oggi, domenica, il ricordo che porto con me della serenità del tuo volto sul letto di morte mi ha consolato: hai conquistato il “regno dei giusti” sconfiggendo quella sofferenza che da troppo tempo ormai ti perseguitava.

Non c’era posto per tutti nella chiesa- oratorio. Onori e ultimo abbraccio di Noli al suo Luciano (Giuliano) Moggio, straordinario, encomiabile concittadino

Conferenza – convegno per la presentazione del libro dello sport di Noli, a cura della Fondazione Sant’Antonio, con Luciano Moggio e l’allora presidente Mario Lorenzo Paggi

La gente di Noli, ancora ultimamente ha espresso ufficialmente la profonda gratitudine nei tuoi confronti: un sentimento che proviene da molto lontano. Dai più deboli, ad esempio, da quelli che non possono dimenticare le tue attenzioni sociali, come da tutti coloro, anche non di Noli, che hanno sempre apprezzato il tuo entusiasmante interesse per studiare, per andare a scoprire e pubblicare quelle notizie sulla nostra storia millenaria e non, ancora inedite o comunque passate nel dimenticatoio.

Da parte mia (ex Sindaco D.C.) non posso dimenticare, e quindi ricordare a chi legge, la personalità, la scelta politica che hai saputo esprimere nel tuo ruolo di consigliere di minoranza del P.C.I. tra il 1985/90 per il bene della nostra Noli.

Era giunto il momento di smantellare per poi sistemare provvisoriamente tutta l’area ferroviaria di ponente per l’utilizzazione di parcheggi, compreso l’abbattimento del ponte di fronte alla chiesa di San Francesco. La documentazione necessaria richiesta era stata inoltrata ai vari enti, ma l’attesa per la convalida avrebbe di certo superato l’estate. In un colloquio a quattr’occhi, dopo averti esposto la problematica, ovvero iniziare o meno in attesa dei vari permessi firmati, ricordo benissimo la tua risposta: “...se ritieni che tutto sia in regola, procedi pure, sono d’accordo”. Un preciso significato: non sarò io con il mio partito a denunciare un inizio lavori pubblici ancora non burocraticamente legalizzato, ritardare di fatto l’esecuzione di un’opera utile al paese. Questo era il modus vivendi della base dei partiti a livello locale; oggi, scomparse le sedi, sono “affari” di vertice.

Questo tipo di comportamento responsabile ha influito sulla mia personalissima scelta poco prima della scadenza “forzosa” del terzo mandato, quella di volerti portare a conoscenza dei preliminari accordi presi con l’Avv. Fontana, il rappresentante legale della Soc. “Ceramiche Ragno” proprietaria della ex fabbrica refrattari. Come forza di opposizione, e quindi con la possibilità di alternanza, avevi espresso parere favorevole alla scelta di abbattere il manufatto e ricostruire la stessa volumetria (18.000 mc.) sulla stessa area, concordando pienamente sulla ulteriore possibilità di permettere la costruzione di un autosilo in zona ex cava con modalità da concordare.

La tua storia di personaggio interessato politicamente all’interno dell’amministrazione comunale ha termine nei primi anni ’90 da Assessore all’urbanistica. Con le tue dimissioni, da uomo mite come sempre hai dimostrato di essere, non hai avuto il coraggio di affrontare quel qualcosa di “interessato” proveniente da oltre confine, e che è proseguito, in parte negativamente, sotto gli occhi di tutti, con le conseguenze ben note e per le quali, anche tu e la tua famiglia, hai subito: l’essere “cacciato” fuori di casa alle ore 12 del 14 dicembre 2009 dai Vigili del Fuoco a causa del pericolo sempre più marcato di crollo del palazzo di Via Belvedere.

Tutti noi adulti conosciamo la cronaca da te sempre puntigliosamente raccontata di quel periodo, giorno dopo giorno, le telefonate, gli atti del verbale della testimonianza resa alla Procura.

A sentire dalla “gente” comune, quella è stata una data che indubbiamente ha segnato in modo negativo il successivo percorso della tua salute, della tua esistenza. Lo testimonia quella disumana rassegnazione a cui sei stato costretto a seguito dei disagi subiti da uno come te che, dopo una vita di lavoro, viene scalzato, senza colpa, dal suo nido costruito per vivere degnamente l’ultima fase di una vita coniugale. Tutto ciò, mio caro amico Luciano, non è passato inosservato.

Non intendo pronunciarmi su tutto ciò che è stato l’esito del tuo scopo di vita intellettuale, i risultati da te ottenuti con perseveranza nell’umiltà della scrupolosa ricerca, nell’approfondimento per scoprire tutte quelle verità sulla storia della nostra amata Noli, alcune ancora inevase. Sarà doverosamente compito di altri.

Rimangono ancora sempre attuali le tue arrabbiature (da me condivise) riguardanti i comportamenti istituzionali non certamente consoni alla salvaguardia del nostro patrimonio storico, tra l’altro fonte di interessi economici turistico/culturali per la comunità nolese, e non solo. Saranno punti di vista personali? Mettiamola pure così; non siamo noi i giudici!

Ore 12 di lunedì 13 giugno: torno alla tastiera del computer dopo aver ascoltato il saluto che il parroco Don Giusto, nell’Oratorio di Sant’Anna, con la partecipazione di tanti cittadini arrivati anche da fuori Noli, ha inteso accompagnare il tuo allontanamento fisico dalla nostra comunità.

Don Giusto ha ricordato il valore positivo della tua presenza terrena. Ciascuno di noi presente che ha potuto ascoltare le semplici constatazioni sul tuo modo semplice di esistere, sulla disponibilità di donare agli altri, la sete di ricerca delle basi del passato dei nostri avi, se attento, ha potuto tornare a casa consapevole di aver perso, non solo un “uomo” civile, onesto, ma un vero amico. Luciano per tutti, chissà perchè non Giuliano (come da anagrafe), hai diritto di riposare in pace al termine di 79 anni appena compiuti. Chissà se avremo modo di ritrovarci a tirare calci al pallone, con i piedi nudi, in una Piazza Chiappella di un altro mondo?

Per adesso mi sento vicino, con tutta la mia famiglia, al dolore coraggiosamente contenuto dei tuoi cari.

Un altro lutto ha colpito la nostra comunità. - Alberta Gambetta, anche lei nolese doc, a soli 70 anni, vedova di Guido Maglio, è rimasta vittima di quel male inesorabile che spesso non permette scampo. Mamma e nonna dall’aspetto sempre giovanile, riservata, suocera amorevole, ha ricevuto l’estremo saluto da moltissimi amici e conoscenti nella chiesa di Voze.

Carlo Gambetta

 

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