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Il Secolo XIX dai fasti al minimo storico

Non si può gioire, è pur sempre il prestigioso e radicato giornale della Liguria e che ha permesso a tanti giornalisti e poligrafici una pensione più che dignitosa. E’ un brutto giorno per Il Secolo XIX con la notizia che le vendite in edicola hanno raggiunto il ‘minimo storico’: 48.451 mila contro 156 mila di fine anni ’90 e tirature di 200 mila copie. Una crisi disarmante con molte concause, ma sarebbe ingiusto additare i colpevoli, sparare nel mucchio. Ad iniziare dalle redazioni provinciali.

Forse pochi ricordano quando gli editoriali (all’insediamento dei nuovi direttori o al loro commiato) raccontavano della moltiplicazione di copie vendute, fatturato pubblicitario, assunzioni nell’organico redazionale. Da qualche anno non è più di ‘moda’. Si parla e si scrive quasi sempre in un contesto di crisi nazionale. Ma fino a quando proseguirà la china? Qual è l’antidoto? Cosa succederà quando entrerà in vigore, nel 2017, l’accordo La Stampa-Il Secolo XIX-Gruppo l’Espresso? Sarà sacrificata l’edizione ligure dello storico ‘Il Lavoro – la Repubblica’ ? Spariranno i doppioni di redazione, nel ponente ligure in particolare, del quotidiano torinese e dell’ormai ‘fratello’ minore genovese? Vedi Savona, Imperia e Sanremo. Si proseguirà nel ‘dimagrimento’ del comparto giornalistico?  Il nuovo gruppo editoriale della famiglia De Benedetti, per legge, non potrà superare una certa quota di mercato (vendite), dunque c’è un’eccedenza da colmare e bisognerà fare dei tagli. A chi toccherà nella lunga lista dei quotidiani del ‘gruppo’? Per gli ‘smarriti’ giornalisti del Decimonono c’è comunque una consolazione. Oltre alla sicurezza dello stipendio, da sempre puntuale come l’orologio, eppure rivisto e corretto con le nuove assunzioni, c’è il raffronto con la più blasonata La Stampa, che i savonesi delusi sembrano privilegiare. La flessione tra i due quotidiani (nazionale e regionale) è rispettivamente, in percentuale, tra aprile 2015 e lo stesso mese 2016, del 9,14 e 0,87. Difficile dire chi dorma sonni tranquilli. A sperare e forse sognare sono soprattutto i collaboratori, quelli a tempo pieno, senza un altro lavoro.

Pare finita, in campo nazionale, l’epoca del sindacato che ‘dettava legge’ e scioperaiolo spesso per cause ridicole, con la sinistra ed estrema sinistra sindacale in auge. E bisognava adeguarsi, volenti o nolenti. Senza generalizzare, anche per fare carriera. Fino a quando sono arrivati gli anni delle macerie.

La crisi dei quotidiani, in Italia, ha raggiunto livelli senza pari nell’Occidente. Ha colpito forse più di altrove la Liguria, la regione più popolata di ‘anziani’. La regione degli week end al mare di massa, ma anche quella che ha perso il maggiore numero di strutture alberghiere tradizionali, dunque miglia di posti di lavoro. Molti di più nonostante non abbiano mai fatto scalpore rispetto all’industria e all’artigianato.

Sul fronte dell’editoria, dei quotidiani, meno copie e calo della pubblicità. Quale fondatezza può avere che Il Secolo XIX si sia fatto male da solo. Non pare certo il caso di fare di ogni erba un fascio quando un quotato giornalista (Pierangelo Buttafuoco) sostiene alla trasmissione di Lilli Gruber (La 7), presentando un suo libro, dove scrive: “Leo Longanesi è stato il creatore del giornalismo moderno sia attraverso Montanelli che Scalfari, il cui Espresso era figlio di Omnibus… mai come oggi tanti , tanti asini dirigono i giornali. Una volta, almeno, sotto Berlusconi, c’era qualcuno, tra i giornali istituzionali, che faceva l’opposizione. Oggi, zero…”.

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