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Casa della Legalità: ‘Gli struzzi di Diano Marina’. Ma Claudio Scajola non c’entra

Chi non brinderebbe, non canterebbe vittoria, al posto di Giacomo Chiappori, sfortunato nelle ‘amicizie’, ma baciato dalla solidarietà di tantissimi elettori concittadini. Altri avrebbero organizzato una festa popolare intitolato ‘Quando l’onestà paga’. Purtroppo, con incredulità, c’è chi non è d’accordo e continua a martellare. Leggi La Casa della Legalità: Gli struzzi di Diano Marina….  O ancora cosa accade quando ci sia trasforma in struzzi.

Breve premessa. Nessuno, questa volta, può sostenere ci sia lo zampino  dell’onnipresente, plurimputato e pluriassolto Claudio Scajola. Semmai la manina di un ‘astro’  lanciatissimo, Marco Scajola. L’assessore regionale che più di ogni altro ha a cuore la sorte dei poveri Stabilimenti balneari della Liguria. Brilla con una cinquantina di comunicati stampa.

Anche questa volta, tuttavia, c’è da segnalare una nuova sortita di certa stampa. Il settimanale l’Espresso (230 mila copie in Italia e nel mondo) sul numero in edicola – da giovedi scorso – ha pubblicato un servizio dal titolo e sommario  ’Tributi rubati. Tasse affari e politica.  Il manager di una società di riscossione  che ha delapidato 150 milioni voleva vendere al cognato di Renzi attraverso un avvocato di Berlusconi. Ma non ce l’ha fatta, E aveva bond fasulli depositati in Banca Etruria”. Nel servizio, di due pagine,  si racconta che la società Aipa – Mazalsi è sempre intrecciata con la politica. Il fondatore della società, Daniele Santucci, finito in carcere due anni fa, era un grande amico di famiglia di Claudio Scajola, l’ex ministro di Forza Italia. Mentre i bond fantasma che ha provocato il recente arresto del nuovo manager di Aipa – Mazal, Luigi Virgilio, erano depositati in Banca Etruria e gestiti dall’ex sindaco berlusconiano di Como, Stefano Bruni…”

GLI ELETTI E PREMIATI ALLE ELEZIONI 2016

Giacomo Chiappori festeggia il trionfo elettorale per il secondo mandato da primo cittadino di Diano Marina

ELEZIONI COMUNALI-  Per Giacomo Chiappori non si  potrà più dire: ‘Un uomo solo, retto, altruista, contro tutti‘. I concittadini, escluso qualche brontolone o  pecora nera – ci perdono gli interessati l’accostamento – hanno svolto il ruolo di ‘sommi giudici popolari’. Giustizia fatta, non quella di Barabba contro Gesù in croce. Non abbiamo dubbi che la stragrande maggioranza degli elettori, prima del voto, hanno voluto leggere dalla prima all’ultima riga gli atti  giudiziari ed investigativi che hanno chiamato in causa il politico  regionale e nazionale prima, poi il pubblico amministratore – sindaco.

Chiappori che, in ossequio alla trasparenza, non si è mai sottratto al confronto con la giustizia, né con i giornalisti infangatori (escluso il cronista di trucioli.it). Ha risposto  punto per punto a tutte le infamanti insinuazioni. A testa alta, ha tenuto duro su tutti i fronti, non si è mai scoraggiato, demoralizzato, sostenuto dalla fede dei dianesi, indigeni e oriundi del Sud. Una corazza a prova di soldati romani. Lui che, a sua insaputa, era finito in qualche intercettazione che, alla fin dei conti, non poteva scalfire il suo credo: “Sulla mia integrità non transigo“.  E ha fatto benissimo a lanciare subito la nuova sfida alla giustizia, a cominciare da quella di Imperia che purtroppo ha visto tante, troppe inchieste, finire in bolla di sapone, castelli di carta.

Ma quale interesse avrebbe spinto i magistrati inquirenti a cavalcare le tesi accusatorie ? Non risulta fossero politicizzati, in qualche caso basterebbe sapere a quale ala della magistratura appartengono, magari a quella considerata di destra. Dunque non reggerebbe il ‘sospetto’ delle toghe rosse tanto caro alla confraternita di berlusconiana memoria. Chiappori che sollecita: “Andrò subito dal prefetto e spero tanto che la giustizia abbia tempi veloci. Sono io a chiedere garanzie e basta con le accuse generiche”. Lui che seppure in attesa di giudizio (i ‘giudici’ grillini l’avrebbero invitato a non presentarsi e dimettersi) ha potuto contare sulla PUBBLICA BENEDIZIONE di uno dei leader dei giustizieri italiani, Matteo Salvini. Ma c’è chi sussurra che anche lo staff del segretario nazionale della Lega Nord abbia letto tutti gli atti giudiziari e in particolare le informative della ‘Dia’: aria fritta, semmai qualche piccola ingenuità.

Chiappori ha comunque dimostrato in politica, nella pubblica amministrazione e nella vita di essere un uomo tutto di un pezzo. Grinta, coraggio, compagnone. Tra gli ‘ammirati’ dalla provincial popolare Imperia TV. E’ per questo che suscitava tanta invidia, è per questo che un altro galantuomo alla stregua di Za Garibaldi, come ha titolato Il Secolo XIX, ha sbaragliato tutti; costringendo e rilegando nei banchi della minoranza, con punizioni esemplari, persino un ex sindaco, Angelo Basso, che tra i primi aveva denunciato con un’intervista al Decimonono di si essere finito nel mirino di un certo malaffare o se volete di qualche ‘simpatizzante’, a sua insaputa, del sistema ‘ndranghetoso che ha gettato qualche seme nel ponente ligure.

Diano Marina – con sparute eccezioni – che può godersi l’incoronazione – bis del suo amato sindaco, nonostante la ‘santina’ Rosy Bindi si sia permessa di gettare qualche ombra su alcune candidature dianesi, dopo aver vagliato carte ed atti investigativi. Non poteva aspettare qualche giorno, invece ha dato carburante. Anzi, gli analisti della politica imperiese avanzano il dubbio che “al trionfo di Chiappori e C.‘ abbia contribuito un formidabile sostegno proprio da queste maldicenze ed insinuazioni. Sarcasmo, rettorica, ipocrisia ? Chiappori rinviato a giudizio per voto di scambio. Non scherziamo ! Chi lo conosce bene è disposto a farsi tagliare una mano. Non solo, è proprio il primo cittadino del Carroccio, a far sapere che lui  può guardare negli occhi tutti i suoi ‘sudditi‘, in senso buono s’intende. E non sarà certo la giustizia ad ammainare la bandiera di  ‘Viva Diano’. La controprova ? Il più votato è stato il vice sindaco uscente ed assessore ai Lavori Pubblici Cristiano Za Garibaldi. L’unico che dovrà pazientare, rivela il sindaco, è Manitta  che non sarà nominato assessore fino a quando non avrà risolto i suoi problemi giudiziari. Oltre al voto di scambio ‘light’, abuso d’ufficio e peculato.  Intanto anche per lui c’è il premio del fedele elettorato.

Bocciata invece, nonostante la promozione pre-elettorale, la giornalista in pensione e memoria storica Loredana Gritta con la sua lista ‘Diano Oggi per domani’ che non ha raggiunto neppure il quorum. E poveri vecchi cronisti imperiesi – almeno alcuni – che si erano illusi di una ventata di rinnovamento. Troppo giustizialisti !? A Diano Marina non si scherza, l’elettorato è ‘ ‘maturo’ più di quanto si creda. Anche per questo i tanti turisti – dopo aver letto ‘la nube’ della commissione antimafia – erano timorosi, insicuri. Possono tirare un sospiro di sollievo. I nemici di Diano sono stati ‘sistemati’ e ridotti a non nuocere. La stessa cosa per i potenziali investitori di seconde case. Diano Marina, nonostante tutto, può esibire il suo ‘certificato’: Città della Legalità. (L. Cor.)

I DIFFAMATORI DI PROFESSIONE ? I GUASTAFESTE ‘ ?

 

 

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