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Biancolblù nella storia. Savona Fbc:
50 anni fa la promozione in serie B.
Oggi scelte sbagliate di patron Delle Piane

La stagione 1965-66 segnò il punto più alto del calcio savonese. La squadra di capitan Valentino Persenda, allenata da Manlio Bacigalupo, fu protagonista di un entusiasmante inseguimento concluso il 10 aprile 1966 con la vittoria (2-1 gol di Corucci e Pietrantoni) sul Como davanti a quasi 15mila spettatori. Un trionfo reso amaro dalla tragica scomparsa del patron Fausto Gadolla in tribuna a Valdagno nel match della certezza aritmetica della promozione.

 di LUCIANO ANGELINI – FRANCO ASTENGO

Savona, 10 aprile 1966: quasi 15 mila spettatori allo stadio, intitolato a Valerio Bacigalupo, per Savona-Como, la partita che con la vittoria 2-1 proiettò la squadra biancoblù verso la promozione in serie B

 

Valentino Persenda ”il capitano” per antonomasia e Manlio Bacigalupo allenatore campionato 1965- ’66

Cinquant’anni fa, stagione 1965-66, il Savona sale in serie B. Il coronamento di un percorso, il realizzarsi di un sogno a lungo inseguito e accarezzato. Un traguardo sfiorato già nel 1964 (secondo posto alle spalle della corazzata Reggiana) con una squadra tra le migliori nella storia biancoblù (Tonoli, Costantini, Persenda; Piquè, Ballardini, Mariani; Berto, Marinai, Cella, Colombo o Pietrantoni, Giordano; allenatore Pietro Pasinati, campione del mondo nel ’38). Ma un grande passo per arrivare all’obiettivo più ambizioso della storia biancoblù.

La Grande Scalata si materializzò due stagioni dopo.

Con la stagione 64- 65 si verificò il primo (e unico) passaggio del testimone tra Stefano Del Buono, il presidentissimo, e l’imprenditore edile Giovanni Conti (con Stirner Palmieri “padre” di Artesina, meta preferita di savonesi e genovesi con la passione dello sci, e dello sviluppo urbanistico nell’Oltreletimbro). Conti può contare su un gruppo dirigenziale corposo e variegato (industriali, commercianti, dirigenti d’azienda, operatori portuali, liberi professionisti, dipendenti pubblici), rappresentativo del tessuto socio-economico della Città. La squadra è affidata a Nino Rosso, ex Rapallo, gran signore in panchina e fuori. I risultati sono più che confortanti. Gli striscioni, pur giocando la carta dei giovani (Fazzi, Pozzi, “Pucci” Gittone, Pittofrati, Pietrantoni, Panucci e con l’innesto del terzino Umberto Ratti, ex Genoa), contendono a lungo il primato a Novara e Biellese. La squadra è in crescita. Le ambizioni crescono.

E’ la stagione 1965-66, quella in cui il Savona Fbc scrive le pagine più esaltanti della sua lunghissima storia. Cronache, racconti, articoli densi di particolari e di personaggi. Ivo Pastorino, Enrico Fabbri, Pino Cava, Felice Peluffo, Pietro Lessard, Mario Sicca, oltre a quelle di chi ha redatto queste note sono le firme più attente e apprezzate della folta pattuglia dei giornalisti sportivi). Pagine piene di pathos, emozionanti, intense, drammatiche, indimenticabili. Solo chi ha oggi i capelli grigi può vantarsi, sì vantarsi, di aver visto e gioito per la conquista della serie B con una squadra perfetta. Da ricordare. Sempre.

In plancia c’è Fausto Gadolla, imprenditore genovese, re delle sale cinematografiche, genoano di fede, al suo fianco l’avvocato Alfio Viola, filtro e manovratore delle cose biancoblù. Alla guida della squadra, rafforzata con gli innesti di Giuliano Taccola e Alberto Corucci, estreme di attacco di rara efficacia, e del terzino Osvaldo Verdi, c’è il riconfermato a Nino Rosso.

La partenza è a corrente alternata. La sconfitta di Treviglio (2-0), peraltro propiziata da un arbitraggio scandaloso, segna il destino di Rosso. Gadolla rompe gli indugi e lo dimissiona. In panchina va Manlio Bacigalupo, vadese puro sangue, fratello del mitico Valerio caduto a Superga. Arrivano anche il portiere Rosin, ex doriano in forza al Palermo, il libero Maurizio Bruno e l’ala Calzolari. La squadra cambia volto: Rosin tra i pali, Ratti, Valentino Persenda, Maurizio Bruno e Carletto Pozzi colonne difensive, Piero Natta e “Pucci” Gittone stantuffi di centrocampo; il magico Pietrantoni in cabina di regìa, Taccola, Fazzi e Corucci implacabili e insaziabili goleador, un giovanissimo Pittofrati, grande talento, sempre pronto alla bisogna.

Quello degli striscioni è un inseguimento lunghissimo, mozzafiato. Si comincia con il solito pareggio con l’Entella al “Bacigalupo” (0-0), poi un filotto entusiasmante: 4-0 al Marzotto, 3-2 ad Ivrea, 1-0 al Monfalcone, 1-0 all’Udinese. Si risale. Il girone di ritorno è un testa a testa con avversari di rango. Alla quarta giornata guida la Biellese con 29 punti (va ricordato che all’epoca la vittoria valeva due punti), seguita da Como e Treviso a 27; il Savona è a 25, Rapallo e Legnano a 24, mentre si profila la risalita di Como e Udinese. Si avvicina il momento della verità. L’ottava di ritorno segna la svolta: il Savona liquida il Legnano; il Como cade nel quasi derby di Solbiate; Treviso e Rapallo pareggiano con Triestina e Trevigliese; la Biellese impatta a Parma. In vetta, a quota 31, si forma un quartetto: Savona, Como, Treviso, Biellese. Nel turno successivo si rimescolano le carte: gli striscioni (a Trieste) e i lanieri (con il Legnano) pareggiano; risale il Marzotto vittorioso sui “cantierini”. La lotta si fa dura: sei squadre in tre punti (Como 33, Savona e Biellese 32, Treviso e Marzotto 31, Udinese 30). Il 27 marzo il sorpasso: i ragazzi di Bacigalupo battono la Trevigliese e salgono a quota 34; i lariani inciampano a Treviso e sono raggiunti dalla Biellese (pari con la Triestina) a 33. Ma la classifica è cortissima e trafficata: a 32 c’è l’arrembante Marzotto con l’Udinese; Treviso e Rapallo sono a 31.

Il 10 aprile, a sei giornate dalla fine, si arriva alla partitissima: Savona-Como. I biancoblù, vincendo (1-0 gol di Corucci) a Cremona, sono a quota 36, lariani e lanieri a 34, Udinese e Marzotto a 33. E’ la sfida che può valere una fetta sostanziosa di serie B, il match più atteso dalla tifoseria e dalla Città intera. Il “Bacigalupo” è un muro umano: 11.100 paganti, stimati 15mila spettatori tra omaggi e “portoghesi”.

La tensione è altissima. In campo e fuori. Il primo tempo è di marca comasca: all’11′ Pestrin porta in vantaggio il Como. Sullo stadio cala il gelo, ma il calore del pubblico lo scioglie in pochi minuti. Il grido storico “animo biancoblù” fa tremare lo stadio. Nell’intervallo Gadolla scende negli spogliatoi e carica i giocatori. Un viatico. Si riparte ed è subito un’altra musica. La ripresa è tutta di marca biancoblù. Il Como viene aggredito in ogni parte del campo. Corucci, scuola Genoa, pareggia il conto al 18′; Pietrantoni, romano de Roma, cervello pensante del centrocampo, mette il sigillo al 38′. Tripudio. La tifoseria urla di gioia: serie B, serie B. Ma non è finita. Il turno successivo si va nella tana dell’Entella, rivale di sempre. E bisogna difendere i due punti di vantaggio sulla Biellese e i tre sulle arrembanti Udinese e Marzotto.

Quello di Chiavari è un altro capitolo indelebile per non dire esaltante nella storia del Savona Fbc. E’ il giorno della “grande invasione”. La squadra passa come un rullo compressore (4-0, in gol trio delle meraviglie Fazzi, Taccola. Corucci, autorete di Colombo), ma lo spettacolo, e che spettacolo, lo mandano in scena gli sportivi savonesi. In migliaia raggiungono Chiavari con un lunghissimo treno speciale, auto private e pullman speciali. La partita la vincono anche loro. Il viaggio di ritorno è una festa con capitan Persenda a sorpresa in mezzo ai tifosi. Ad accoglierli, sul piazzale della vecchia e indimenticata stazione Letimbro (assurdamente abbattuta in una notte con un autentico colpo di mano dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Zanelli), c’è il resto della Città con le musiche della Banda Forzano. Immagine indelebile.

La successiva vittoria sulla Mestrina (2-0 gol di Fazzi e Taccola) porta il Savona a quota 42 con il Marzotto a 39 e l’Udinese a 38, a tre turni dalla fine. La serie B è ora a un passo, ma l’8 maggio si va a Valdagno. Imperativo non perdere. Una partita sul filo del rasoio, densa di emozioni violente. Troppo violente. Fausto Gadolla, realizzatore del grande sogno biancoblù, si accascia, stroncato da un infarto, sulla poltroncina della tribuna d’onore. Il resto del match si svolge in un clima surreale. Finisce 0-0, il Savona ipoteca la serie B, ma perde l’uomo che gliela aveva garantita e avrebbe potuto garantirgliela nelle stagioni a venire. Un’altra storia.

Poi il 5-1 all’Ivrea sul terreno amico del “Bacigalupo” in un crescendo di commozione: con gli ultimi tre goals in maglia bianco blu dell’indimenticabile e sfortunato Giuliano Taccola.

I numeri di quella stagione memorabile dicono più di una sentenza: 45 punti in carniere; 58 gol segnati (miglior attacco); 25 subiti (seconda miglior difesa); Taccola (13), Fazzi (11), Gittone (8) e Corucci (6) migliori realizzatori. Valentino Persenda è il capitano (per sempre) di quella fantastica squadra. Un Savona da incorniciare con il titolo più bello della sua lunga storia: “Il dolce sapore della vittoria” come recitava la prima pagina di “Riviera Notte Sport”. Poi nei giorni successivi la “camminata” ex-voto di 70 km organizzata da Valentino Persenda per raggiungere il santuario di Vicoforte (Valentino aveva detto: “ Se vinciamo il campionato andiamo a piedi al Santuario“. Tutti pensavano a quello di Nostra Signora della Misericordia, alle spalle di Savona, lassù dove la Madonna apparve al Beato Botta, invece il suo obiettivo era quello nel monregalese dalla grande cupola dello Juvarra). Un Savona da ricordare e incorniciare. A 50 anni da quella fantastica cavalcata che portò alla promozione.

p.s.: Oggi, a distanza di 50 anni, il Savona Fbc vive una delle pagine più buie della sua storia sportiva. E non solo. Una lunga storia strettamente intrecciata con le sorti, le passioni, l’entusiasmo e la partecipazione della Città, in ogni suo ganglio vitale: commercianti, imprenditori di vario ordine e grado, professionisti, dirigenti d’azienda, artigiani, dipendenti pubblici, lavoratori portuali (come non ricordare la raccolta della “Pippo Rebagliati” per l’acquisto del centrocampista Merighetto), semplici cittadini. Oltre cento anni di storia, certo attraversata da retrocessioni, fallimenti, deferimenti, penalizzazioni, condanne, fino all’onta del calcio scommesse, ma ricca di entusiasmanti imprese, indimenticabili trionfi, e grandi protagonisti, da Caburi a Pendibene, da Castagno a Moscino, da Bertolotto a Rinaldo Roggero, da “Ciccio” Varicelli a Roberto Longoni, a Vignolo, Molinari e Melandri, da Gennari, il “principe” dei gol su calcio d’angolo, all’implacabile Galindo, da Pierino Cucchi a Giulio Mariani, da Nanni Ciglieri a Nadali e Contin, da Bruno Ferrero (da non confondere con l’omonimo Ferrero, scuola Juventus, ma il compianto Gadolla voleva Mattrel, che costò la retrocessione in serie C con la fatal Catania) a Mino Persenda, a Teneggi, Caffaratti e Verdi, da Ratti a Fazzi, Taccola e Pietrantoni, ai cognati Natta e Gittone, fino agli indimenticabili Beppe Furino e Pierino Prati. E per tutti Valentino Persenda, “il capitano” per sempre, bandiera indiscussa e indiscutibile del Savona Fbc. Senza dimenticare, in ordine sparso, i grandi allenatori come l’ungherese Orth, che guidò il Savona in serie B negli anni ’40, Felice Levratto, Felicino Pelizzari, Manlio Bacigalupo, “Pinella” Baldini, Ezio Volpi, Vincenzo Rigamonti. E come non ricordare Stefano Del Buono, il “presidentissimo”, l’uomo che per decenni ha guidato il Savona Fbc e ha saputo coagulare attorno ad esso il meglio del tessuto socio-economico della Città.

Il campionato 2015-2016 si avvia all’epilogo. E vede la squadra biancoblù all’ultimo posto in classifica, umiliata più dalle penalizzazioni che dai risultati sportivi. La società, guidata da Aldo Dellepiane, cavaliere del lavoro, deus ex machina della Demont, già fiore all’occhiello dell’imprenditoria savonese, paga scelte sbagliate del suo patron, a cominciare da quella di affidarsi a collaboratori incompetenti, incapaci, squalificati e squalificanti, e culminate con gravi e pesanti manchevolezze sul piano tecnico, dirigenziale e gestionale.
C’è da sperare che la stagione non si chiuda con la retrocessione e l’uscita dal calcio professionistico. Sarebbe un oltraggio ai colori biancoblù, un’umiliazione per la storia del calcio savonese, per i tifosi, per la Città. Il rischio è grande, ma non tutto è (ancora) perduto. Mai rassegnarsi.

“Animo biancoblù”: questo l’incitamento che saliva dalle gradinate nell’indimenticato campo di corso Ricci, scuoteva i giocatori, faceva tremare gli avversari, vibrare le vecchie tribune in legno e risaliva la valle del Letimbro.
Perché non ritrovarlo e rinnovarlo. “Animo biancoblù”, dunque. Ora o mai più.

Luciano Angelini e Franco Astengo

Lo stadio Bacigalupo stracolmo di spettatori il 10 aprile 1966, giorno della partita decisiva contro il Como



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