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Ricordo di Don Ruffa: ‘Onorevole stia zitto!’ E’ Pasqua in Val Varaita. Si spegne in silenzio la nostra montagna, lezione di vita e di valori

Un piatto di patate  e salsa verde a Stroppo. La piccola Mariuccia, nel 1957, migrante a Pegomas, ritrova in un paese straniero la propria lingua. Altro che il girone dantesto dei campi profughi del terzo secolo. Il ricordo di don Bartolomeo Ruffa (vedi….), parroco di Blins, che negli anni 50 fonda la Comunità delle Figlie del Cuore Immacolata di Maria, con 40 giovani ragazze attratte dall’esperienza sociale. L’allora vescovo di Saluzzo, Fustella,  in visita pastorale, rifiuta di entrare nell’unico locale riscaldata, una stalla e successivamente allontana don Ruffa: “Pecore pazze di una pastore matto”. A Blins c’erano 63 bambini nella scuola primaria. Oggi 35 abitanti reali e uno scolaro che fa le elementari a Sampeire. Ancora don Ruffa quando zittisce il potente onorevole: “Onorevole stia zitto, ci spieghi in 5 anni cosa ha fatto per ….”.

Car Amis de l’Escolo de Sancto Lucio Forse per tanti di voi può risultare strano sentirsi augurare “ Bono Careimo e Bono Pasco “ insieme.

Certo è totalmente inusuale augurare una buona Quaresima ma mai come oggi tutti noi abbiamo bisogno di riflettere e capire il messaggio forte che originariamente esprimeva il periodo Quaresimale con i suoi periodi di digiuni e astinenza, ossia il saper fare un passo indietro, il saper chinare la testa, il saper essere meno egoisti e soprattutto meno superbi. Ancora adesso spesse volte ripenso a quanto mi era successo a Stroppo quasi 40 anni or sono. Era il primo giorno di Quaresima “ lou merque di senrette “ (mercoledì delle ceneri ) ed io giovane insegnante presso la locale scuola media, dato che nel pomeriggio c’erano i consigli di classe, avevo deciso di pranzare all’osteria appena sopra la scuola, da Tounin al Pasquiér. Ebbene quel giorno mi vedo arrivare la moglie di Tounin con un piatto di patate e un po’ di salsa verde e con piglio deciso mi dice “ Proufessour, encuéi es lou merque di senrette e tuchi mànjen acò “ (Professore, oggi è mercoledì delle ceneri e tutti mangiano questo) . Giro lo sguardo agli altri tavoli e mi accorgo che ogni cliente aveva davanti a sé un piatto di patate e la salsa verde. Una lezione di vita e di valori profondi simile non me la dimenticherò mai più.

Magari qualcuno di voi potrebbe obbiettare “ ma quelli erano altri tempi” Si, è vero, sono passati quasi quarant’anni da allora, ma cosa significa questo, quando vedi l’assurdo egoismo e la sfrontata superbia dei nostri politici e dei potenti del mondo che sono solo pavoni gracchianti ma che purtroppo tanta gente segue e asseconda per comodo e per egoismo. Era il 1957 e la piccola Mariuccia parte dalla Coumboscuro e va a Pegomas dove suo padre aveva trovato lavoro regolare come immigrato. Nel contratto era prevista una paga e l’alloggio . Il datore di lavoro alla giovane famiglia italiana di emigranti con due bambine piccole assegna un misero “ cabanon “ una di quelle casupole che si costruivano nei campi di Provenza per ripararsi dal Mistral o dalla pioggia provvisoriamente. Li ha trascorso i primi anni da emigrante la piccola Mariuccia fino a quando non trovò alloggio e lavoro altrove da ragazza delle pulizie in una casa nobiliare. E proprio in questa casa Mariuccia, che amava tantissimo leggere, scopre all’interno della biblioteca della villa, un libro scritto nella stessa lingua che le aveva insegnato sua madre e lo comincia a leggere con scioltezza perché al suo paese il suo maestro le aveva insegnato a leggere e scrivere la propria lingua materna. Era il poema premio Nobel della letteratura di Frederì Mistral “ Mireio “ Lei figlia di emigranti ritrova in un paese straniero le proprie origini e la propria lingua!!! Che differenza passa tra l’emigrazione di allora e il “ girone dantesco “ dei campi profughi in Grecia, o peggio ancora in Turchia e in tanti altri stati , e in tutta la civilissima Europa.

Un “ cabanon “ almeno Mariuccia e la sua famiglia lo avevano questi “ poveri dannati” no! Eppure tutti noi ci chiudiamo nel nostro egoismo, nella nostra “ superbia “ che ci fa diventare cechi e vendiamo i diritti e il rispetto e la dignità dei profughi alla Turchia per 6 miliardi. Quale differenza esiste tra i nostri 6 miliardi consegnati alla Turchia perché eseguano una politica di soppressione e delle libertà dell’individuo ai 30 denari dati a Giuda Iscariota dai sacerdoti ebraici perché consegnasse loro Gesù di Nazaret. Esattamente nessuna differenza eccetto il fatto che Giuda doveva consegnare ai Giudei il Figlio di Dio e i Turchi invece devono difendere il nostro egoismo a scapito dei disperati. Così ancora una volta noi superbi Europei ci mettiamo la coscienza a posto e liberamente possiamo continuare a vendere armi alle varie fazioni in guerra e acquistare petrolio al mercato nero ad ottimo prezzo. Personalmente provo vergogna e ribrezzo. La superbia poi riporta alla convinzione che noi siamo più forti della natura e dello stesso Dio che possiamo fare cosa ci pare e ci mascheriamo per soddisfare i nostri piaceri dietro a dichiarazioni ed affermazioni proprie di una persona fuori di senno. Siamo arrivati a mascherare la legalizzazione della “ prostituzione dell’utero “ affermando che si difende la dignità e la libertà della donna. Vorrei che qualche esimio parlamentare italiano che si vanta di questi successi provasse a portare in grembo una creatura viva, che ti senti tua, che per nove mesi ti muove dentro te stessa, ti parla, la coccoli, e poi un giorno ti sedano, taglio cesareo e ti trovi con il nulla, non sai neppure se era bionda, mora, con gli occhi blu o verdi non sai più NULLA . O uno è fatto di plastica oppure credo che ogni individuo che accetta per denaro di compiere un simile gesto, potrà mai e poi mai vivere senza rimorso La superbia, uno dei sette peccati capitali, il cinismo spinto all’assurdo! Ma scusate, che differenza passa tra queste pratiche e gli esperimenti di genetica per affinare la razza ariana fatti dai nazisti durante la seconda guerra mondiale Nessuno !!!

Don Bartolomeo Ruffa ha fondato nel 1\945 un ordine di suore per l’assistenza dei montanari

E pur davanti a questi fatti il clero di Provincia sta zitto, evita l’argomento perché ha paura che a quell’enorme pentolone fatto di amichetti, pedofilia e altro qualcuno tolga il coperchio e quindi fuoriesca il putridume che c’è all’interno. “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. “ aveva detto un certo Gesù 2000 anni or sono !!! Non voglio fare il predicatore anche perché dopo aver fatto per 40 anni l’organista nella mia Chiesa oggi ho serie difficoltà, davanti a tutto questo, a presenziare alle funzioni liturgiche. Non voglio andar oltre, penso alla nostra montagna che si sta piano piano spegnendo, alle parti alte delle valli praticamente desertificate. Penso a Don Ruffa, parroco di Blins, che aveva fondato negli anni 50 la Comunità delle Figlie del Cuore Immacolato di Maria. Un prete della montagna che aveva raccolto, principalmente in Val Varaita ma anche dalle valli vicine, più di 40 giovani ragazze attratte da questa nuova esperienza spirituale e sociale, gente di montagna che lavorava tutti i giorni coltivando la terra per sopravvivere a 1600 metri di altezza e quando Mons Fustella Vescovo di Saluzzo andò a Blins per la visita pastorale, lo accolsero nella stalla che era l’unico locale riscaldato . Il Vescovo, se avesse riflettuto un attimo, sarebbe stato orgoglioso di essere accolto in una stalla come il piccolo Gesù, invece neppure vi entrò e ritornò a Saluzzo dicendo con disgusto “ Pecore pazze di un pastore matto “ Nel 1972, Don Ruffa su ordine del Vescovo viene allontanato .

A Blins in quel momento ci sono sessantre bambini che frequentano la scuola primaria, tre sedi presenti all’interno del Comune. Oggi nel Comune di Blins ci sono 35 abitanti reali un bambino che fa le elementari a Sampeire. Le ultime suore della montagna si spengono nell’indifferenza generale una dopo l’altra a Sant’Orso, a Piasco dopo aver messo in funzione e gestito per anni i convitti alpini di Paesana, Stroppo, Demonte, Verzuolo, Sampeire e coadiuvato la gestione del Ricovero di Stroppo e collaborato con tutti i Comuni della Valle Varaita sempre in silenzio, come in silenzio si spegne adagio adagio il popolo della montagna . Mi vien voglia di rispondere a tutti i politici con le stesse parole che Don Ruffa zittì il potente onorevole che era venuto a chiedere i voti a BlinsOnorevole, per favore stia zitto, e visto che è da cinque anni che lei siede in Parlamento, ci spieghi cosa ha fatto per la gente di Bellino in questi anni”. Scusate lo sfogo ma come si può stare zitti davanti a questo trottola impazzita che è la nostra società? Sinceramente non lo so ma come augurio de bono Careimo e bono Pasco vi lascio il testo della canzone che normalmente per anni abbiamo cantato durante il periodo quaresimale. Oggi personalmente ho dei seri problemi a cantarla in Chiesa preferisco invece sommessamente, quasi fosse una preghiera cantarla quando lavoro lassù nei campi a sradicare gli alberi che sono nati nei campi ormai incolti da più di cinquant’anni oppure quando me ne vado solo per la coumbo. La canto volentieri, sicuro che nessuno mi ascolta, eccetto quel Qualcuno lassù in alto…………..

Toun Calvari

Senhour es drech toun chamin Senhour es drech toun Calvari Aquesto draio a jamài de fin Senhour es veire e afrous toun Calvari

Vién pus toun quiar Anen sus i peires e bricàies Sen las de chaminar

I quiò la lansso tres Crous Senhour l’an mes sus i cadre Ma aquesto ountouso mort fai ren per nous Senhour saben pus murir entrà dui ladre

Toun sanc fai pour Senhour nous douno lou courage de estrenhe toun sanc nòu (Sergio Arneodo)

Il tuo Calvario

Signore è ripido il tuo cammino Signore è ripido il tuo Calvario Questa strada non ha mai fine Signore è selvaggio e fa ribrezzoil tuo Calvario

Non vediamo più la tua luce Ce ne andiamo su ciotoli e pietraie Siamo stanchi di camminare

I chiodi, la lancia, tre Croci, Signore li hanno dipinti sui quadri. Ma questa vergognosa morte non fa per noi Signore non sappiamo più morire tra due ladri

Il tuo sangue ci fa paura, Signore donaci il coraggio di stringere il tuo sangue nuovo

Bono Careimo, Bono Pasco Escolo de Sancto Lucio de Coumboscuro

Arneodo Mauro

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