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La buona notizia da Mendatica. Il sindaco apre il ristorantino agreste ‘Bacì du Mattu’

C’era una volta una baracca di pali di legno, quasi un secolo di storia; utilizzata per ricovero degli attrezzi, ripostiglio di chi sudava sette camice nei boschi dell’alta Valle Arroscia. Case in pietre, la povertà, la fatica, la dignità erano l’identità comune. Un borgo di pietra a vista, tetti in ‘ciappe’. Solo in parte ‘ammodernato’. E c’è chi – il sindaco del paese- ha voluto onorare la memoria, il ricordo del nonno, realizzando un ristorantino tipico, famigliare al 100 %, rustico e simbolo di una civiltà antica. Significativo il nome, rigorosamente dialetteale: “Bacì du Mattu’. Da domenica 28 febbraio (neve permettendo) il ‘menù è in tavola’. Ai fornelli mamma e nonna Rosetta, la figlia Simona. Specialità: cucina bianca rigorosamente fresca e non solo. Genuinità e  fascino della ‘leggerezza’. Che piacere !

Un’immagine risalente agli anni ’20 del vecchio borgo di Mendatica, sulla sinistra di fronte alle case la piccola legnaia ripostiglio dove oggi è stato realizzato il ristorantino

L’aveva promesso Piero Pelassa che nel paese che gli ha dato i natali ha scelto di vivere e dedicarsi alla comunità. Dopo l’impegno come primo cittadino eletto in un’unica lista di coesione, ha creato una piccola azienda agrituristica prima e di ristorazione ora, dando man forte alle attività esistenti (un agriturismo con caseificio famigliare, tanto di gregge, ovini e bovini,  un ristorante – albergo, una pizzeria, un negozio di alimentari). Per la  buona regola assai predicata, ma non troppo praticata, che le ricette per l’entroterra ‘povero’, in gran parte spopolato, disabitato, sono tirarsi su le maniche, dando il buon esempio del fare, dell’intraprendenza messa in pratica. Piero ha trascorso parte della gioventù e della vita nella veste di idraulico, su e giù per la valle, lungo la Riviera ponentina. Tre soci, un’attività all’insegna della professionità, della fiducia, del successo. Da quando ha scelto che era il momento di staccare la spina, sciogliere la Srl, dedicarsi al Comune, ai suoi problemi, si è dato tre linee guida. Rendere Mendatica più accogliente, realizzare opere pubbliche possibili e sostenibili, tenendo pur conto delle disponibilità di bilancio, dare priorità al decoro. Biglietto da visita per l’unica risorsa a portata di mano, più promettente, il turismo. Il pendolarismo di chi sceglie la natura, l’ambiente, lo svago, l’aria salubre, l’acqua di fonte, i parchi giochi per i più piccoli, l’attrattiva della ‘cucina bianca’, salutari camminate tra sali e scendi. I profumi del bosco.

Non è un’impresa facile recuperare il tessuto economico e sociale in territori da decenni ‘aree depresse’, disagi viari con strade vecchie e strette, senza opportunità di lavoro per laureati e diplomati, difficoltà obiettive di investimenti produttivi che abbiano un ritorno per sopravvivere e farsi una famiglia. Aiutati che il ciel di aiuta, ma l’esempio dell’Alto Adige, del Trentino, della Val d’Aosta dimostrano che dove c’è un forte impegno delle istituzioni è più facile creare risorse destinate all’economia locale, allo sviluppo, opportunità di valorizzazione a 360 gradi: dalla pastorizia, al turismo verde, dai prodotti di nicchia della terra, al razionale sfruttamento del legname e dei boschi, agli incentivi ai giovani e alle nuove famiglie.

Come si presenta oggi l’agriturismo ed il ristorantino con 5 tavoli e 20 posti a sedere

Piero Pelassa, tra il dire ed il fare, tra chi promette magari in tivù e sui media di pensare ‘ a grandi progetti, grandi novità, grandi cose per l’entroterra’,  ha scelto la coerenza. Dalle parole ai fatti.  Niente cose in grande ai cinque tavoli dell’agriturismo. Un ambiente che può ospitare poco più di una decina di persone, possono raddoppiare se ci si sacrifica da seduti. Gli orari ed i giorni di apertura, agli inizi, prevedono i fine settimana pranzo e cena, con i tempi canonici. Nella stagione estiva si vedrà.

“Non vogliamo strafare, preferisco iniziare in punta di piedi – osserva il sindaco titolare -, del resto ho sempre coltivato la passione di condurre un’azienda agricola senza eccessi. Avessi iniziato da giovane, magari avrei avuto fortuna, oppure no. Dopo la coltivazione della terra, ho deciso, con la preziosa ed insostituibile collaborazione di papà e mamma, di mia sorella e del giovane nipote, di abbinare la ristorazione, facendo pure tesoro degli anni trascorsi, da cliente, al ristorante, negli agriturismo. Fare il sindaco mi ha dato sostegno all’aspirazione di promuovere il mio paese anche e soprattutto attraverso le sue peculiarità: la cucina semplice,  genuina, preparata come sapevano fare le nostre nonne, e ancora le nostre mamme, è una strada da seguire.  A Mendatica e a San Bernardo avevamo ristoranti, trattorie, alberghi, pensioni che attiravano clienti, per molti mesi all’anno, dalla Liguria e dal Piemonte. Non vogliamo competere con chef stellati, con menù goduriosi, con carrelli di portate per tutti i gusti. L’obiettivo è valorizzare la tradizione della ‘cucina bianca’ seppure rivisitata, migliorata dove è possibile, e le specialità della nostra valle, dell’imperiese che tra esse si sposano perfettamente. La freschezza dei prodotti e nulla di riciclato “.

La normativa prevede che gli agriturismi servino a tavola, per la clientela, almeno il 50 % di produzione propria. Prescrivono un  certo numero di giorni di apertura durante l’arco dell’anno. Non impongono di avere un’area parcheggio. Il ristorantino ‘Bacì du Mattu‘ si trova nel borgo appena sovrastante la chiesa parrocchiale, il municipio.  Non è accessibile alle auto, dunque zona pedonale tranquilla, incontaminata dalle polveri sottili . Una costruzione che meriterebbe una targa “Questo edificio è stato ricostruito pietra su pietra, con le proprie mani callose, col sudore della fronte, nelle ore libere della giornata, con passione certosina ed amore, a ricordo dei nostri cari, da Germano Pelassa“. E’ il papà, sulla soglia degli ottantenni, del sindaco. Un uomo che, nella vita, potrebbe vincere il guinness imperiese degli artefici dei muri e delle case in pietra vista. Ha lavorato, si è sacrificato, per decenni. Da Mendatica alla Riviera, alla costa imperiese. Prima come dipendente di impresa, poi artigiano in proprio. Un maestro del ‘cesello’, della precisione, del vecchio mestiere che ora è portato avanti da emigrati albanesi, rumeni, slavi. Germano finchè ha potuto non si è tirato indietro, orgoglioso della famiglia, della sua unità, di poter essere ancora utile nonostante il peso della terza età, i problemini di salute. Questa volta papà (e nonno) Germano potrà sedersi a tavola felice della sua ‘creatura’.  Forse con malcelata commozione, il magone in gola; vicino alla sua Rosetta, ammirevole compagna di un’intera esistenza.  Ancora attiva e dinamica, silenziosa, premurosa. (L. C.) 

 

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