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Tirreno Power, i fans del lavoro sporco e consigli di risparmio energetico in casa

La diatriba su Tirreno Power sembra covare ancora sotto le ceneri, ed i fans del “lavoro sporco”, i difensori della produzione di energia dal carbone, sperano ancora che la lobby del carbone risorga, dopo lo stop imposto dal tribunale di Savona. Pazienza per la proprietà dell’azienda, si capisce, vuole produrre al minor costo possibile, incurante delle ricadute negative sul territorio.

 

Ma è drammatico che sindacalisti e politici difendano ancora l’indifendibile. Oggigiorno c’è molto lavoro potenziale con le energie rinnovabili, molto di più che con la riattivazione della produzione di energia col carbone. Ma c’è anche un’altro filone importante che può produrre lavoro, molto, e nel contempo diminuire drasticamente la dipendenza energetica, la “bolletta” energetica, l’inquinamento, l’effetto serra: il risparmio! Vediamo come! Consumo energetico di “casa”, e risparmi sulle spese di “casa”: è possibile dimezzare le spese? La risposta è . . . . . . .! Il consumo energetico in Europa è destinato per il:

- 28% all’industria

- 31% ai trasporti

- 29% al settore residenziale

- 12% al terziario

E’ evidente che la componente maggiore del consumo di energia serve ad alimentare gli edifici nei quali viviamo, e nello specifico è destinata a:

- Riscaldamento (57%)

- Produzione di acqua calda (25%)

- Elettrodomestici (11%)

- Cucina (7%).

Emerge da subito che la parte più importante è quella legata al riscaldamento (ma se consideriamo anche la climatizzazione estiva il “peso” aumenta di molto). 
In sintesi potrebbe rivelarsi quindi conveniente:

- Migliorare l’isolamento verso l’esterno dell’edificio (vetri degli infissi e isolamento delle pareti)

- Adottare un sistema di climatizzazione più efficiente (pompa di calore)

- Istallazione un impianto solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria

A seconda della combinazione delle soluzioni impiegate, una casa può consumare nulla, poco o molto. Anche se il termine “nulla” può sembrare utopistico, occorre prendere atto del fatto che non solo ciò è possibile, ma in molti paesi nord europei ciò costituisce una realtà che si sta sempre più diffondendo.

Un edificio a basso consumo energetico si definisce quindi tale in base alla collocazione in una specifica classe energetica, definibile in base al consumo di energia all’anno, per ogni metro quadro di superficie riscaldata.

Gran parte degli edifici italiani ha un fabbisogno energetico superiore ai 200 Kwh/mq/anno (classe G).

Edifici conformi a normative più recenti hanno consumi inferiori ai 100 Kwh/mq/anno (classe D/E).

Edifici definibili a basso consumo energetico hanno valori inferiori ai 50 Kwh/mq/anno (classe B).

Edifici passivi hanno valori inferiori ai 15 Kwh/mq/anno (classe casa passiva).

Da notare che per ottenere un edificio classificabile come “a basso consumo energetico” il costo è praticamente nullo: basta applicare con perizia le soluzioni ed i materiali disponibili in fase di costruzione! Quindi una casa in classe A o B costa praticamente come una casa in classe G. Diverso il discorso se la casa in classe G è esistente e bisogna migliorarla per portarla a livello della classe A. Cappotto termico, finestre nuove, isolamento di sottotetti e scantinati hanno una certa incidenza. Quello che è importante sapere è che una casa in classe B consuma 1/4 di una casa in classe G. Ed una casa in classe “casa passiva” consuma circa 13 volte di meno. Morale si risparmia moltissimo. Gran parte degli edifici italiani sono in classe G, ma se “portassimo” due terzi di tutti gli edifici in classe B, potremmo passare dal 57% di energia usata per il riscaldamento ad approssimativamente il 20%, con un risparmio sulla “bolletta energetica” nazionale di circa il 10%. Un ottimo risultato. Minor costo, minor importazione, minor inquinamento, minor dipendenza dalle fonti energetiche “estere”.Ed anche più “lavoro” per gli italiani

Tanto per capirci: una famiglia che ha una casa in classe G e spende 1000 € /anno di bolletta del gas questa cifra è suddivisa fra: 640 € di riscaldamento, 281 € di produzione acqua calda, 79 € per la cucina. Passando da classe G a classe B la spesa per il riscaldamento passerebbe da 640 € a 225 €, con un risparmio di 415 € all’anno, ed inoltre incasserebbe i bonus governativi per il risparmio energetico. Spesa rapidamente ammortizzata e miglior qualità della vita in casa. Le perdite di calore da una casa sono circa: 33% dalle finestre e per ricambi d’aria, 19% dal tetto, 18% dalle pareti, 10% dalle cantine. Già cambiare le finestre vecchie con finestre nuove porta a notevoli benefici. L’installazione di un impianto solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria può dare un ulteriore aiuto al risparmio, ma specie per le case piccole, in quanto per i condomini il discorso di installazione è più difficile. Un ulteriore aiuto lo possono dare anche gli elettrodomestici. “E’ ancora buono”! E’ vero, ma magari “consuma” tanto! Conviene cambiarlo?

Vediamo la Direttiva Ue 2010/30. Una lavatrice che fa un lavaggio al giorno di 5 kg di capi in cotone a 60 ºC in classe G consuma > 1774 kWh all’anno; in classe A < 864 kWh all’anno. Il risparmio con una classe A rispetto alla classe G è di 910 kWh/anno che moltiplicato per 0,18 €/kWh fa 163,8 € all’anno. Un frigorifero tenuto sempre a porte chiuse in condizioni di laboratorio consuma in classe A++ <188 kWh, in classe G > 781 kWh. Risparmio annuo 593 kWh/anno che moltiplicato per 0,18 €/kWh fa 106,74 € all’anno. Le lampade Led consumano circa 6 volte meno di quelle “classiche”. Anche quì si può risparmiare. Numeri da considerare! . . . . lavoro pulito in . . . . arrivo!

 Paolo Forzano

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