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Piano di mobilità urbana senza smog

Di fronte alla grave situazione di emergenza ambientale e di salute pubblica, che ormai persiste in centinaia di città italiane soffocate dallo smog e dalle polveri sottili, il Ministro Galletti ha dichiarato che “nessuno ha la bacchetta magica” per risolvere il problema.

 

In piazza Sisto IV a Savona, in attesa di un radicale piano di mobilità urbana antismog, esposizione istruttiva di una moderna quattro ruoto elettrica

Si tratta di una evidente ammissione di impotenza, mitigata un po’ dal richiamo a provvedimenti tanto drastici quanto temporanei e non risolutivi, di blocco anche totale del traffico, assieme alla richiesta ai cittadini di assunzione di un comportamento responsabile, peraltro sempre opportuno.

Il Ministro dell’ambiente cita inoltre 130 interventi finanziati con 270 milioni in diversi anni, che ritiene futuribili : trasporto ecologico, piste ciclabili e riscaldamento moderno.

Si tratta di una visione riduttiva del problema che richiede invece con urgenza un piano di attuazione e una rilevante quantità di risorse, per una risoluzione definitiva su grande scala.

Premesso che la contingenza lo impone e la tecnologia lo consente.

Assodato che le altre cause dello stesso tipo di inquinamento, sono le centrali termo-elettriche, il riscaldamento degli edifici e il trasporto aereo e marittimo, è facile constatare che tutte richiedono una strategia di intervento più complessa e tempi di realizzazione più lunghi.

Così ad esempio, la più rilevante strada possibile e rapidamente perseguibile, è quella della mobilità elettrica sostenuta da un programma di incentivi immediati, capaci di equiparare il costo dei mezzi elettrici a inquinamento zero e a basso costo di esercizio, rispetto a quelli a combustibili fossili.

Con le risorse citate però si rottamerebbero circa 30 mila auto, oppure 200 mila scooter all’anno.

Quindi occorrerebbe probabilmente decuplicare l’entità dell’intervento.

Peraltro, da una parte le risorse ingenti necessarie, si possono attingere dal miliardario utile ottenuto dai petrolieri in conseguenza della vertiginosa discesa del prezzo del grezzo da molti mesi, che solo in parte è stato riversato a favore degli automobilisti.

D’altra parte è doveroso ricordare che il sistema nazionale degli incentivi finora praticati, ha reso allo Stato oltre 2 euro per gni euro concesso, grazie alle fiscalità connesse ai virtuosi sviluppi produttivi indotti.

Infine il numero di cittadini disposti ad acquistare un mezzo elettrico a condizioni eque, è notevole.

A più lungo termine poi, un piano oculato di sostegno ai costruttori sia di auto elettriche specificamente progettate, sia delle nuove batterie al grafene (leggere e ad alta capacità), entrambe prodotte in grande serie, dimezzerebbero il prezzo e annullerebbero la necessità degli incentivi in una decina d’anni circa.

Senza dimenticare il rsparmio del costo delle cure delle persone che nelle attuali condizioni di inquinamento muoiono e si ammalano con certezza.

Dunque un nuovo modello conveniente ed ecologico, da perseguire subito in coerenza con gli accordi planetari sottoscritti, alla conferenza di Parigi.

Giovanni Maina

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