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Andora si demolisce, svolta al camping Ariston. Il Comune respinge il condono

Svolta  epocale nella ventennale telenovela dell’ex camping Ariston (eredi Molinari), con opere edilizie abusive su un’area di 1600 mq. Il Comune di Andora ha firmato l’ingiunzione di demolizione, dopo aver respinto le istanze di condono- sanatoria. Se la proprietà non ottempererà il Comune diverrà proprietario e li demolirà a proprie spese, dice una nota ufficiale.

COMUNICATO STAMPA - Ingiunzione per la demolizione per le opere edilizie eseguite in assenza di permesso di costruire che occupano un’ area di 1600 metri quadrati all’interno di quello che era il campeggio dell’ex Complesso Ariston e per le quali il Comune ha respinto le istanze di condono. Si tratta di manufatti edilizi fatiscenti di vario genere che un tempo avevano destinazione turistico ricettiva, realizzati abusivamente all’interno dell’ex campeggio “Mare e Sole” che ora versa in stato di forte degrado ed abbandono.

Nei giorni scorsi, l’Ufficio Sportello Unico dell’Edilizia del Comune di Andora, ha trasmesso l’ordinanza di demolizione ai proprietari che hanno 90 giorni per ottemperare alla rimozione dei manufatti e alla messa in pristino delle aree. Se non lo faranno, l’area occupata dalle opere passerà, di diritto e gratuitamente, nel patrimonio del Comune. Le opere di demolizione, in caso di non ottemperanza, saranno realizzate dal Comune, a carico dei responsabili degli abusi e saranno applicate le sanzioni previste dalle normative vigenti. Potrebbe chiudersi un iter burocratico iniziato nel 1995, con le nove istanze di condono presentate dalla allora proprietà che nel frattempo ha venduto.

L’ingiunzione di demolizione segue al provvedimento di diniego dei condoni, notificato dal Comune e divenuto definitivo perché non impugnato. Inoltre, nell’agosto del 2014, a seguito di un sopralluogo dalla Procura e dalla Guardia di Finanza, a cui avevano partecipato anche il sindaco Mauro Demichelis ed i tecnici del Comune, gli Uffici avevano verificato e contestato che alcuni immobili oggetto di condono erano stati manomessi o parzialmente o totalmente demoliti, arbitrariamente modificando lo stato dei luoghi in assenza di autorizzazione edilizia.

“Si aggiunge un altro importante tassello al lavoro constante voluto dall’Amministrazione per cercare di risolvere le problematiche causate da un’area che, pur essendo totalmente privata, è un’evidente ferita nell’urbanistica e nel decoro cittadino oltre che un problema per la sicurezza pubblica – ha dichiarato il sindaco Mauro Demichelis – Se il Comune ne diverrà proprietario, provvederemo alla demolizione delle opere abusive che occupano un’area vasta. Abbiamo utilizzato tutti gli strumenti a disposizione degli uffici per fare in modo che la proprietà bonifichi l’intero complesso e lo metta in sicurezza. Siamo disposti, se necessario, anche a andare in Consiglio per cambiare il Piano Regolatore, ma si tratta, ne siamo consci tutti, di un cammino burocraticamente molto lungo”.

Il Comune di Andora, inoltre, nell’estate 2015, ha provveduto ad effettuare, un ‘opera di pulizia di parte dei rifiuti presenti nel complesso, dove vi erano anche i dormitori abusivi. Anche in questo caso, per i costi dell’intervento, sono a carico della proprietà. La costante presenza degli operai nell’area aveva allontanato i venditori abusivi che, in passato, lo hanno utilizzato come deposito merci.

UN ARTICOLO DI LA REPUBBLICA DEL 4 DICEMBRE 2011

‘ Ndrangheta, la pista genovese Puntano sulle sale da gioco

LA ‘ ndrangheta tenta la scalata al business dei videopoker in Liguria e per farlo organizza un incontro con Carlo Molinari, figlio dell’ ex questore Arrigo, e imprenditore del settore nonché proprietario de “Le Bistrot Bingo” ai Magazzini del Cotone. Non risulta che il progetto si sia poi concretizzato e, al momento, Molinari non risulta indagato. L’ episodio riveste però estrema importanza per i pm di Milano perché dimostrerebbe le mire espansionistiche delle cosche. Questo retroscena, oltre all’ arresto di un avvocato che a Genova difende un presunto boss, aprono un fronte ligure nella maxi inchiesta coordinata dal capo dell’ Antimafia di Milano, il procuratore Ilda Boccassini che ha portato in carcere diverse persone tra cui anche un giudice calabrese, dei politici e appartenenti alle forze dell’ ordine. In manette è finito anche un avvocato, Vincenzo Minasi, con studio in Calabria e a Milano, che è anche il co-difensore di Onofrio Garcea, in carcere da alcuni mesi dopo una lunga latitanza perché secondo la procura di Genova è uno referenti più importanti delle cosche in Liguria. Pur non avendo seguito tutte le fasi relative agli interrogatori (Garcea era assistito dal legale genovese Paolo Bonanni) Minasi veniva nominato dall’ indagato con una sorta di “automatismo” replicato anche per molti altri arrestati di ‘ ndrangheta nel nord Italia. Ma è il capitolo delle videolottery, le slot machine elettroniche che si stanno moltiplicando grazie alle continue aperture di mini casinò di quartiere, quello che riserva la sorpresa. Il 17 luglio del 2009, Giulio Lampada, che per la Dda milanese è uno dei capi del clan, entra in una sala bingo di via Artom. Poi, raccontano i poliziotti che filmano la scena, «intorno alle 17.05, nella sa1a Bingo è entrata una coppia, scesa da una Porsche Cayenne intestata alla società R&B Srl, via del Molo 17, Genova, dedita all’ esercizio di sale da giochi e agenzie scommesse, il cui amministratore è il noto Molinari Carlo». Carlo Molinari, residente ad Andora, è figlio dell’ ex questore Arrigo Molinari, figura nota sia per essere stato l’ investigatore che coordinò la clamorosa indagine sul suicidio di Luigi Tenco, per aver avuto la tessera della P2, e per essere stato ucciso nel 2005 da un dipendente del suo albergo. Carlo da anni lavora nel ramo bingo e sale giochi ed è presente in otto società, quasi tutte con sedea Genova, compresa Le Bistrot del Porto Antico. A presentare Molinaria Lampada sarebbe stato Francesco Pugliese, funzionario della Gamenet, una delle dieci concessionarie autorizzate dai Monopoli a gestire i collegamenti telematici con le videolottery. Secondo l’ accusa, i Lampada gestivano un giro in nero di videopoker e raccoglievano le vincite senza girarle ai Monopoli. Quando decidono di allargare il business Pugliese parla loro di Molinari: «Persona di lmperia serissima, proprietaria di 4 Bingo a Imperia Ventimiglia e Asti… che ha la concessione che serve… quindi oltre a tutti i giochi possono fare anche il Bingo on line». Ma la scalata, a quanto sembra, non sarebbe andata in porto.

MARCO PREVE

 

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