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A Ceriale boutique della pizza e farinata
con l’arma della qualità

Compie un anno la ’boutique’ della pizza e  farinata di Ceriale. La parola d’ordine: “Un prodotto digeribile con l’arma della qualità”. E’ la sfida – scommessa di un torinese che ha scelto una cittadina afflitta dalla crisi commerciale in tandem con Borghetto S. Spirito. Matteo Trucco, 54 anni, pizzaiolo, dice: “L’estate è andata benissimo, ora si vivacchia, ci vorrebbe più collaborazione tra il Comune ed il mondo del commercio cerialese”.

Il pizzaiolo Matteo Trucco: la sua specialità è la pizza a qualità totale e digeribile, senza l’aiuto del digestivo

La Pizzeria San Rocco di Stefania Masier è situata nella strada più frequentata e pedonalizzata di Ceriale: davanti alla chiesa parrocchiale, al municipio, di fianco alla canonica, all’oratorio. Anche in quest’angolo di forte passaggio, anni di crisi hanno messo ko attività, commercianti, esercenti. Qui un tempo c’erano un paio di negozi tra i più avviati e di storiche famiglie cerialesi, come lo sono gli stabili. In gran parte rinnovati, ristrutturati, ridimensionati per ospitare piccole attività e dunque affitti ‘sopportabili’ pur sempre altino in base al bilancio annuale. Se i tre mesi estivi fruttano bene e il lavoro da soddisfazioni, ci sono i periodi ‘morti’, con l’esclusione dei ponti festivi e di qualche  week end. I bilanci si fanno alla fine e spesso nascondono brutte notizie.

Cosa attrae un piccolo investitore, commerciante, esercente, in una Ceriale che fatica a riprendersi ? Intanto il centro storico, pur in buona parte spogliato dalle chiusure – cessazioni, cambi di gestione, compravendite, ha continuato a trovare imprenditori fiduciosi nella ripresa. L’amministrazione comunale, al di là dei risultati socio – economici, può senz’altro vantare il fatto che in almeno una decina di casi sono stati ristrutturati immobili in centro e nella periferia di ponente si è di recente insediato un market cinese su 640 mq di locali, oltre alla presenza consolidata e all’insegna del successo dei supermercati Lild e Famila, capaci di attrarre clienti dall’intero comprensorio albenganese e loanese, offrire posti di lavoro a donne e uomini, giovani in particolare.  Nei giorni scorsi è anche emerso che un altro grandioso progetto edilizio è stato presentato dall’imprenditore Franco Fresia e da un socio albenganese (Francesco Podestà, proprietario dell’area) per un’operazione immobiliare in un ex campeggio.  Un iter di cui  si era già parlato parecchi anni fa e si era arenato. Ora ha già avuto il via libera degli uffici comunali competenti, della giunta Fazio e doveva essere presentato in consiglio comunale il giorno 22/12/2015, ma per ragioni ignote è saltato all’ultimo momento. Il giornale on line Ivg, pur senza citare nomi, ha pubblicato una critica dichiarazione del consigliere Luigi Giordano (sempre più solitario nei banchi dell’opposizione).

Nuovo cemento per rilanciare, rimettere in moto la cittadina, con 8 palazzi bloccati nella stessa zona di ponente, la T 1 di  Andrea Nucera, con un fallimento sempre in attesa di un acquirente ? Ma anche degli sbocchi finale delle sentenze che potrebbero riservare sorprese. A fine febbraio 2016 scatterà la prescrizione, le udienze per gli imputati, riprendono il 19 gennaio. Una corsa contro il tempo? Una conferma a quanto trucioli, non oggi, aveva più volte ipotizzato sulla sorte dell’inchiesta? Il sindaco Fazio e l’ex Piero Revetria, ora  a capo della giunta di Vendone  (difesi dall’avvocato Franco Aglietto,  esponente di spicco del Pd e tra i papabili a sindaco di Savona) avevano votato la pratica. Il Comune si è costituito parte civile (avvocato Luciano Chiarenza, già esponente di primo piano della destra) ed attende l’esito per chiedere il risarcimento (sembra un paio di milioni di euro) per il mancato introito di tasse e oneri dalla mancata vendita degli alloggi. Vedi, non lontano, la vicenda del Porto Turistico di Imperia., gli scenari finali.

Nell’operazione Fresia – Podestà se lo strumento urbanistico (Puc) prevede e consente l’intervento e si tutelano gli interessi pubblici nel rispetto delle norme, c’è poco da discutere. Tra l’altro, è difficile ipotizzare che ci siano imprenditori – benefattori al punto di investire sapendo che il mercato è alla paralisi. Tutte le ultime proiezioni a livello nazionale e ligure danno il settore immobiliare in ripresa per i prossimi anni.  Favorito  dalla drastica riduzione dei tassi di interessi sui mutui. Da un eccesso di liquidità delle banche.  Persiste, a Ceriale,  il problema del degrado  del tessuto turistico e ambientale, del crescente abbandono della campagna coltivata e che per decenni ha rappresentato il traino dell’economia cittadina, unitamente ai campeggi, in particolare quella della pineta mare di levante, poi soppresso.  Un quadro complessivo che penalizza l’esigenza primaria dei posti di lavoro, l’avvenire delle giovani generazioni.  Quale futuro e prospettive.

Torniamo all’attualità della Pizzeria San Rocco.  Non è un servizio ‘porta a porta’. Non è un giropizza no limits, a 10 euro, minimo 4 persone, come sta reclamizzando un massiccio volantinaggio  della pizzeria Anema e Core, di piazza Assereto, a Loano. Non è l’unica in Riviera. La San Rocco di Ceriale offre 27 opportunità di scelta, una emerge a prima vista. Se in pizzeria, seduti al tavolo e serviti, si può gustare una pizza a 4 euro, spot convenienza, qui si paga 5.  ” Non sono un marziano – esordisce il pizzaiolo  Matteo -, ho fatto una precisa scelta dopo aver lavorato parecchi anni in pizzerie, sempre da dipendente e collaboratore. Ho avuto dunque la possibilità di rendermi conto degli errori,  della pratica di risparmiare sugli acquisti, sul prodotto o sul personale. Nulla da obiettare, ognuno fa la sua politica commerciale e culinaria, usa le strategie che ritiene più adeguate all’attività, alla posizione, alla clientela, ai costi complessivi.  Dico che lavorando per gli altri si può imparare molto. Mettersi in proprio alla mia età, lontano da dove hai vissuto, non è facile. Nel piccolo ho deciso di mettermi in gioco, dando il meglio di quanto ho imparato. Niente risparmi sulla materia prima, dalla mozzarella, alla salsa di pomodoro, all’olio, alla farina. Tutto di prima  scelta. Con l’aggiunta di qualche utile accorgimento: non uso l’acqua del rubinetto, bensì di sorgente, la lievitazione dell’impasto mai inferiore alle 24 ore, quando riesco 48 ore, faccio uso di lievito di birra, non ho un frigorifero per prodotti surgelati”. Tutto vero, non è l’unico pizzaiolo che invoca la qualità e alla fine dei conti la bontà della  pizza la giudica il cliente. E quando le cose non vanno si da la colpa alla crisi, anzichè al fatto che il cliente soddisfatto torna, altrimenti viene un paio di volte e sceglie  altri locali. Ma quanti sono, al fin fine, i clienti che sanno davvero giudicare, competenti e preparati ? Con la cultura del mangiare sano e leggero.

La Pizzeria San Rocco è quasi un fazzoletto, non ci sono posti a sedere. Decoro e pulizia. I clienti ordinano per consumare a casa, oppure cammin facendo, in strada, seduti su una panchina, in spiaggia. Le pizze più care  costano 7,50: la Parma, San Rocco,  Bufala e Pachino, Salciccia e friarielli.  C’è la specialità genovese per eccellenza: la farinata, poco unta e leggera, con una proporzione di olio d’oliva ed extravergine in modo da evitare il retrogusto amarognolo. Il più importante termometro  professionale di Matteo Trucco sono coloro che hanno problemi, grandi e piccoli, di digestione. “Mi è capitato spesso, con mia moglie – conclude – di frequentare pizzerie, anche nella zona, e tornati a casa bisognava prendere  bicarbonato, da noi si usa cosi, vecchio metodo digestivo. La mia pizza è digeribilissima, sfido chiunque, ma non vuole essere una gara, un’anatema”.  Ma senza forno a legna ? ” Non è indispensabile, dipende da chi lo usa e come, la pulizia e la qualità della legna, il camino se tira, il fumo. Comunque  la legge non consente più di realizzare nuovi forni a legna negli immobili, chi c’è l’ha va bene, altrimenti succede come per le panetterie“. Già, in Liguria vietano ai panettieri il forno a legna, non accade altrettanto in Piemonte. Basta superare i confini e nel cuneese  si compra il pane cotto nei forni tradizionali, una specialità  da gustare. Con qualche inevitabile eccezione e delusione.

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