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La storia di Memmo / Dopo 34 anni ha chiuso il negozio a Borghetto, a 12 anni in sartoria a Loano. Era assessore a Ceriale

E’ la storia di un cerialese comune: Memmo Baglietto, ricco di esperienze, risvolti, testimonianze di vita. Figlio di umili agricoltori (in affitto). Dopo le elementari, a 12 anni, lavorava in una sartoria di Loano. E’ stato commesso a Ceriale, poi in un’erboristeria a Pietra Ligure. L’ultima esperienza si è protratta per 34 anni. A Borghetto S. Spirito ha gestito un negozio di moda, conoscendo gli  anni d’oro. Un solo hobby, il ballo e senza scuola di danza. In coppia con la compianta moglie. Erano l’attrazione della sale del liscio della Riviera, dell’entroterra, del Basso Piemonte. Premiazioni, servizi su Tv locali, coppe, medaglie, articoli di giornale. Due grandi amici, il pioniere del mobilificio Fiorin (Albenga) e l’imprenditore – politico Alberto Galati.

Memmo Baglietto sul lungomare di Ceriale, vita da pensionato dopo aver iniziato a lavorare in sartoria a 12 anni

Bartolomeo (Memmo) Baglietto ha raggiunto il traguardo dei 79 anni mettendo insieme uno straordinario percorso umano. Un uomo semplice che può testimoniare alle future generazioni gli anni vissuti nella terra natia, nella Riviera contadina e marinara, di pescatori, trasformata dal turismo e  dalle seconde case. I fasti del boom. Il progresso e i benefici a macchia d’olio. Cosa è cambiato nel corso dei decenni. I ricordi del lavoro, i sacrifici, le soddisfazioni, i dispiaceri.  I genitori,  il nucleo famigliare, i figli, le difficoltà, gioie e dolori, le illusioni. Il travaglio di chi affronta il cammino senza essere baciati dalla fortuna o da un vincita milionaria. La corteccia dell’educazione, del rispetto, delle buone maniere anche nei momenti difficili, la virtù della pazienza, l’indole della mitezza. Memmo è stato, per un biennio, anche assessore anziano, per due legislature consigliere comunale. Un amministratore pubblico che sapeva ascoltare e forse con una dote piuttosto rara nell’agone politico: rifiutava le risse, gli scontri, le polemiche. Incapace di alzare la voce o di reagire agli attacchi. Buono e mite, senza rancori. Era per il dialogo, lo scambio di opinioni, senza voler imporre le sue. Alle critiche preferiva il sereno, civile confronto. E confida: ” A volte nelle riunione del consiglio comunale ci restavo male, andavo a casa mortificato, incapace a litigare, per me erano tutti amici, non valeva la pena farsi del sangue marcio, l’esistenza è già così breve….”

I genitori di Memmo Baglietto abitavano in una casa in affitto alle Muragne, sull’Aurelia. Coltivavano campi in affitto, due figli. La ricerca di un posto di lavoro era l’esigenza primaria della maggioranza delle famiglie. La scuola media non era obbligatoria. ” A Loano c’era la sartoria di Duilio Klein, italo veneto tedesco – ricorda Memmo -, si trovava nel palazzo che al piano terra ospitava i prodotti del monopolio di Stato. Un maestro del cucito assai affermato, si confezionava abiti su misura per uomo e donna. Il lavoro ed i clienti non mancavano. Avevo 12 anni.” Un periodo della vita fruttuoso e utilissimo, ha consentito di imparare un mestiere. E’ arrivato il giorno della leva, il servizio militare. Quindi la prima esperienza di commesso in un negozio (Durante) d’abbigliamento, a Ceriale. L’incontro con il rag. Alberto Galati, imprenditore edile, con altri interessi commerciali. A sua volta attratto dalla passione per la politica attiva, l’impegno  militante nelle campagne elettorali del Pli, le elezioni comunali e provinciali, soprattutto. Memmo per 5 sanni  collabora nell’eroboristeria di Galati nel centro storico di Pietra Ligure. Infine torna al ‘vecchio’ amore per moda, lo fa da commerciante e da sarto. A Borghetto S. Spirito, prima in un locale che si affacciava sulla caratteristica Piazzetta della Madonna della Guardia. Qui si sente realizzato, appagato di uno dei sogni che lo accompagnavano ‘cammini facendo’. Acquistava e vendeva grazie all’esperienza, alla fiducia, alla rigorosa serietà commerciale verso i clienti.

Proprio a Borghetto S. Spirito – narra Memmosi lavorava benissimo, c’era una clientela che pur senza essere Vip, spendeva, aveva buon gusto. Non solo borghettini, tanti ‘forestieri’ con la casa al mare.  Pensionati e piccola borghesia. Un periodo in cui c’erano alberghi, pensioni, ristoranti, il centro storico era un fiorire di attività, la cittadina continuava ad espandersi. Il passaparola faceva il resto, venivano in negozio pure dalle vicine località. Il lavoro dava soddisfazioni. Il paradiso degli affari ad un certo punto si è inceppato, credo di essere stato tra gli ultimi a risentire il declino della cittadina, della crisi e della recessione nazionale. Ho vissuto, una dopo l’altra, la chiusura di questa e quell’attività, colleghi commercianti, esercenti, albergatori, artigiani che spesso hanno lottato e resistito fino all’ultimo”.

Un disastro, il cuore commerciale ferito e trasformato in ‘deserto’. Serrande abbassate, cartelli ‘vendesi’ o ‘affittasi’. ” Ho vissuto la morte del commercio, mai più l’avrei immaginata di queste proporzioni. Direi che, anno dopo anno, è mancato il ricambio, man mano che la prima generazione che aveva comprato la seconda o la terza casa, invecchiava o veniva a mancare, i giovani, i figli, i nipoti, prima si facevano vedere ogni tanto, poi l’abbandono totale. Chi può ha venduto, pochi hanno affittato, molti alloggi e locali  rimasti senza acquirenti. Io – conclude Memo mentre passeggia sul lungomare di Ceriale, in compagnia di amici, un sabato mattina d’autunno soleggiato – ho deciso di gettare la spugna, d’accordo con il titolare del negozio, un ottimo commerciante ligure di Camogli. Ci eravamo trasferiti, causa lavori, in un locale della centralissima Piazza della Libertà. Non si vendevano capi di lusso, direi capi importanti, non di massa. Chi li indossava non rischiava di trovarne tanti altri in giro. Quando a fine ottobre abbiamo cessato, sono rimasti invenduti pochi pezzi, 9 per la precisione. L’ultimo inatteso successo e senza aquile d’oro o d’argento. Chiuso e con l’impossibilità di cedere, tempo perso nel pieno della deflazione perdurante. La fine di F.M, Moda, questa era l’insegna”.

Borghetto S. Spirito, serrande chiuse ed attività cessata in Piazza della Libertà per il negozio F.M. Moda maschile e femminile

Memmo è sempre rimasto cerialese, non ha più voluto farsi coinvolgere nella vita pubblica. Ha troncato l’hobby che tante soddisfazioni e svago gli aveva dato. Nelle sale da ballo, insieme alla sua insostituibile campagna di vita, Eliana Casella di Toirano che un crudele destino ha spezzato 9 anni fa, lasciando un vuoto profondo anche per il figlio e la figlia. Un libro di ricordi per Memmo ed Eliana,  sano divertimento: serate tra amici, gare avvincenti sulle piste da ballo, a suon ritmi sud americani e classici valzer, tango. Applausi. Un’esistenza costellata anche di ladri senza cuore. Per tre volte aveva fatto razzia, lasciando pochi cimeli. Memmo ha continuato a lavorare dopo aver raggiunto la pensione, a 58 anni. Casa, lavoro, i figli. La nostalgia che assale. La forza di resistere, i rimpianti, il magone della solitudine, degli affetti più cari, la fierezza del cittadino e di una generazione che se ne va in punta di piedi.

Serata di gare di ballo, anni ’80, da sinistra Eliana Casella ed il marito Memmo Baglietto, con il presentatore Carlo Spirito di Loano ed i coniugi Fiorin dell’omonimo mobilificio di Albenga (foto archivio trucioli.it)

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