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Perchè la politica fa male a giornali e web.
Se i giornalisti tramano con i finanziatori

La politica fa male: Giornale, Repubblica, Corriere, Fatto, Libero, La Stampa, Il Sole 24 Ore. Troppe pagine di politica, prezzo troppo alto, suicidio con siti internet troppo ben fatti: i giornali che si occupano di politica perdono oltre il 10%. Per alcuni giornali locali, però, il calo è del 2%: tanta cronaca, e edizioni on line molto modeste. E quelli che hanno un bellissimo on line soffrono anche loro. Leggi il servizio di blitz quotidiano…. Leggi i dati di diffusione del mese di settembre di prima comunicazione….  Leggi cosa leggono e che Tv guardano iscritti e simpatizzanti dei partiti.

Cosa succede in ‘casa nostra’, nel ponente ligure, le province di Savona e Imperia, per i due più diffusi quotidiani (Il Secolo XIX- La Stampa, uniti da un unico editore) e nei battistrada dei quotidiani on line ? Negli anni di ‘splendore’, Savona e provincia erano coperte da 5 redazioni, oltre a Savona Tv e Tele Trill. Più o meno stessa situazione nell’imperiese, con Imperia Tv ed un paio di settimanali. Oggi le uniche iniziative di potenziamento sono i giornali on line, blog e tre radio (Valbormida, Savona, Albenga). Tutti a caccia di clienti pubblicitari. Con qualche solitaria eccezione. Trucioli.it (solo volontari, non accetta neppure pubblicità, nè donazioni tipo onlus).

Non conosciamo dati ufficiali a proposito di spazi riservati alla politica e ai suoi più autorevoli e gettonati accoliti, protagonisti del momento. I più sono i ‘resistenti’, sulle spalle anni nella vita pubblica, in maggioranza con cambi di casacca. Ora di qua, ora di là, a seconda del vento e delle convenienze, a volta coronati dalla fortuna, altre volte spazzati via, nonostante candidatura ed associazioni elitarie di appartenenza. Può essere indicativo, tuttavia, uno sguardo alla rassegna stampa. Qui, se si fa eccezione a eventi di cronaca fresca, nera e giudiziaria, lo spazio maggiore viene riservato a beghe  in politichese, a personaggi che si ripropongono con dichiarazioni, prese di posizione, annunci più o meno illuminati. Purtroppo non è uso mettere a confronto, fare confronti, con analoghi interventi magari di qualche mese prima.  Non parliamo di anni, ci sarebbe solo da ridere nella maggioranza dei casi.

Facce ‘vecchie’ che tengono banco. Bisogna oscurarli’ ? Non sarebbe la soluzione ideale, magari anzichè titoloni e foto ripetitive, basterebbe una notizia ad una colonna.  La presenza. Sta di fatto che per i cittadini, dopo il record di diserzione delle urne ed assuefazione, il malessere ha finito per riversarsi sull’informazione politica, penalizzando le cronache locali. Non parliamo dei giovani, molto disinteressati, con qualche ammirevole eccezione come nel mondo dei cinquestellati di Beppe Grillo. Con località più presenti e dinamiche, in altre il deserto informativo, con cittadini disinformati  al 70- 80 per cento.

Perchè gli editori, i giornalisti di professione, non corrono ai ripari ? Il politico ti cerca, è sempre disponibile al cellulare, ti soffia qualche ‘chicca’. Le notizie che interessano alla maggioranza dei cittadini, i problemi quotidiani, dalla sanità ai rapporti con la burocrazia comunale, regionale e dello Stato, bisogna faticare per farle emergere. Bisogna dedicarci del tempo, approfondire. I giornalisti danno la colpa agli editori che ‘tagliano’ indiscriminatamente gli organici. Tutto o quasi è affidato ai collaboratori. Impossibile, ripetono alla noia, seguire la cronaca come dio comanda, come per anni si è fatto, premiati dal boom di vendite in edicola. E’ vero, non c’era il predominio di internet,  non si era sommersi  nella società digitale. Ora accade che i dati ufficiali documentano: anche l’informazione on line sta subendo i contraccolpi. Un vecchio cronista direbbe: pagano il debito dell’incapacità di fare i ‘cani da guardia’ dei cittadini, dei lettori – navigatori. Dopo gli anni del fallimento dei giornali di partito, degli allineati, si affaccia un altro vuoto. Un nuovo distacco tra società civile  e chi dovrebbe informare.

INDAGATI Bernardo Caprotti, il direttore di Libero Maurizio Belpietro e il giornalista Gianluigi Nuzzi. Le accuse: DIFFAMAZIONE, RICETTAZIONE, CALUNNIA E SPIONAGGIO in danno di Coop Lombardia. La campagna “finanziata” dal patron di Esselunga.

MILANO, 4 dicembre 2015. Il pm di Milano Gaetano Ruta ha chiesto il rinvio a giudizio del patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, del direttore di Libero Maurizio Belpietro e del giornalista Gianluigi Nuzzi nell’ambito di un’inchiesta con al centro una presunta campagna diffamatoria contro Coop Lombardia. La campagna si sarebbe svolta attraverso una ‘ricettazione’, con l’acquisto di un cd-rom contenente telefonate illecitamente registrate sulla linea del direttore della Coop di Vigevano (Pavia) per consentire ai giornalisti di “realizzare servizi contro Coop Lombardia, concorrente commerciale di Esselunga”. Bernardo Caprotti, si legge nell’avviso di chiusura indagini, e’ accusato di essere il “finanziatore della campagna diffamatoria” contro la concorrente Coop, al centro dell’inchiesta coordinata dal pm di Milano Gaetano Ruta che vede tra gli indagati il petron di Esselunga e i giornalisti Maurizio Belpietro e Gianluigi Nuzzi. Sulla richiesta di rinvio a giudizio si esprimera’ il gup (l’udienza preliminare non e’ ancora fissata). Secondo il pm Ruta, si legge nell’avviso di chiusura indagini, Caprotti, Belpietro e Nuzzi “in concorso tra loro acquistavano un cd-rom contenente telefonate illecitamente registrate sulla linea telefonica di ufficio” del direttore della Coop di Vigevano “ceduto” dai titolari di una societa’, la Servizi d’Investigazione e Sicurezza (Sis) che “si occupava di gestione della sicurezza in Coop Lombardia”. Un’operazione effettuata, secondo l’accusa, per consentire a Belpietro e Nuzzi di realizzare, nel 2010, “un servizio giornalistico sfruttando il contenuto delle suddette intercettazioni illecite” e screditare la concorrente di Esselunga. In cambio della fornitura del materiale, la Sis avrebbe anche ottenuto due contratti di appalto con Esselunga per “servizi di vigilanza armata presso alcuni punti vendita e servizi logistici”. Il 13 gennaio 2010 venne quindi pubblicato il primo articolo su Libero “dal titolo ‘La Coop ti spia’” nel quale “si riferisce che Daniele Ferré avrebbe partecipato a un incontro per la consegna di un cd-rom contenente oltre 800 telefonate raccolte illecitamente nei confronti di dipendenti della Coop Lombardia”. Altri articoli comparvero poi sul quotidiano il 14 e il 15 gennaio 2010, riportando “circostanze” che il pm definisce “tutte radicalmente false”.(ANSA).

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 ESSELUNGA: SPIONAGGIO COOP, CAPROTTI RISCHIA PROCESSO. Pm: finanziò una campagna diffamatoria su Libero; lui respinge le accuse. – di Andrea Gianni/ANSA – MILANO, 4 dicembre 2015. Rischia di finire a processo il patron di Esselunga Bernardo Caprotti, accusato di essere il «finanziatore» di una «campagna diffamatoria» contro la concorrente Coop Lombardia. Il pm di Milano Gaetano Ruta ha chiesto infatti il rinvio a giudizio del fondatore del colosso della grande distribuzione, che lo scorso 7 ottobre ha compiuto 90 anni, del direttore di Libero Maurizio Belpietro e del giornalista Gianluigi Nuzzi, coinvolti in un’inchiesta con al centro l’acquisizione di un cd-rom contenente telefonate illecitamente registrate sulla linea del direttore della Coop di Vigevano (Pavia) con l’obiettivo, secondo l’accusa, di screditare la concorrente attraverso articoli pubblicati sul quotidiano nel 2010. Una vicenda che si inserisce in quadro di rapporti tesi tra Esselunga e la società rivale, anche in seguito alla pubblicazione del libro ‘Falce e carrello’ con cui Caprotti attaccò il sistema delle Coop dando il via a una battaglia giudiziaria tra i due big della grande distribuzione. Si apre ora – con la richiesta di rinvio a giudizio sulla quale si esprimerà il gup – un nuovo capitolo nel contenzioso. Caprotti, Nuzzi e Belpietro sono accusati di ricettazione aggravata, per l’acquisizione del cd-rom. Il patron di Esselunga risponde, inoltre, dell’accusa di diffamazione. Mentre Nuzzi e Belpietro sono accusati anche di calunnia perchè «sapendolo innocente incolpavano Daniele Ferrè», direttore degli affari generali di Coop Lombardia, di aver violato la legge per aver spiato i dipendenti attraverso telecamere nascoste e intercettazioni audio e ambientali «simulando le tracce del reato attraverso l’acquisizione e la pubblicazione sull’edizione di Libero del 14 gennaio 2010 di un documento falso riprodotto nella sua integrità». Caprotti (ritenuto dal pm Ruta il «finanziatore della campagna diffamatoria»), Belpietro e Nuzzi, sono accusati di aver acquistato «un cd-rom contenente telefonate illecitamente registrate sulla linea telefonica di ufficio» del direttore della Coop di Vigevano «ceduto» dai titolari di una società, la Servizi d’Investigazione e Sicurezza (Sis) che «si occupava di gestione della sicurezza in Coop Lombardia». Un’operazione effettuata, si legge nell’avviso di chiusura delle indagini preliminari, per consentire a Belpietro e Nuzzi di realizzare, nel 2010, «un servizio giornalistico sfruttando il contenuto delle suddette intercettazioni illecite» e screditare la concorrente di Esselunga. In cambio della fornitura del materiale, la Sis avrebbe anche ottenuto due contratti di appalto con Esselunga per «servizi di vigilanza armata presso alcuni punti vendita e servizi logistici». Il 13 gennaio 2010 venne quindi pubblicato il primo articolo su Libero «dal titolo La Coop ti spia» nel quale «si riferisce che Daniele Ferrè avrebbe partecipato a un incontro per la consegna di un cd-rom contenente oltre 800 telefonate raccolte illecitamente nei confronti di dipendenti della Coop Lombardia». Altri articoli comparvero poi sul quotidiano il 14 e il 15 gennaio 2010, riportando «circostanze» che il pm definisce «tutte radicalmente false». Una vicenda che, se il gip disporrà il rinvio a giudizio, approderà in Tribunale. Intanto, Caprotti respinge le accuse. «Dimostreremo la sua estraneità davanti al gup – ha sottolineato il suo difensore, l’avvocato Ermenegildo Costabile – perchè il mio assistito non è l’attore principale in questa vicenda». (ANSA).

CASTELLO DI NARNI INDAGATI  IL DIRETTORE DEL GIORNALE SALLUSTI ED IL GIORNALISTA ENRICO CISNETTO CON UN PASSATO AL SECOLO XIX

Il Sole 24 Ore ha dato notizia che la procura di Roma, in relazione all’inchiesta scaturita dalla vicenda della  compravendita di Castello di San  Girolamo a Narni, ha indagato altre sei persone oltre a Francesca  Immacolata Chaouqui e al marito Corrado Lanino. Sono l’ex dirigente di Palazzo Chigi, Mario Benotti, l’editore de  Il Giornale, Paolo Berlusconi, l’imprenditore  Sauro Moretti, il direttore del giornale stesso, Alessandro Sallusti, tra i nomi gettonati a futuro candidato sindaco di Milano, il giornalista Enrico Cisnetto, che fu anche redattore al Secolo XIX, anni ’70, e l’imprenditrice  Rossana Daniela Guarnieri.

COSA GUARDANO IN TV I SIMPATIZZANTI DEI PARTITI ? TABELLA PUBBLICATA DA LA REPUBBLICA DICEMBRE 2015

 

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