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Federico, figlio adottivo di Mendatica, sempre con noi

Non è dato conoscere il tempo del vivere. Solitamente sono gli occhi pregni di memorie e di esperienze, carichi di fatica e di rassegnazione che si chiudono al tempo. Questa volta però gli occhi chiusi riflettevano aspettative, sogni e progetti, brillavano di forza e di coraggio. Erano luminosi, vivaci e buoni gli occhi di Federico Masiani, di soli diciassette anni.

Federico, strappato alla vita a soli 17 anni, ha trascorso giorni felici tra gli amici di Mendatica e con i nonni (foto Il Secolo XIX)

Mendatica negli ultimi lunghi mesi ha pregato e sperato che la gioia di vivere e l’energia del figlio adottivo, unita all’affetto di tanti, all’impegno dei medici e della scienza, avessero il sopravvento; ha confidato che non si sfidassero le regole della natura, a sostegno del cammino di crescita delle giovani leve.

Il paese, saputo che la tenacia, la dignità e il coraggio con cui ha lottato non sono bastati e che Federico aveva fatto ritorno alla Casa Celeste, dove l’attendeva il caro papà, è rimasto così colpito e commosso, che ascoltava ogni persona piena di affetto, dolore e rimpianto, raccontare continui episodi della giovane vita.

I ragazzi di Mendatica hanno rivisto i momenti in cui Federico volava da un lato all’altro del campo per trascinare la squadra locale alla vittoria, festeggiata poi con grandi risate e sana allegria. A tanti sembrava ancora di sentirlo pedalare in bici in compagnia del fratello Roberto, mentre, incuranti della forte salita, dal Piano in un baleno raggiungevano il Parco delle Canalette. Agli adulti tornavano in mente i suoi timidi sorrisi e gli incerti passi infantili in piazza della chiesa, sotto gli sguardi fieri e teneri di genitori e nonni. Ognuno aveva un ricordo del breve percorso di vita da far conoscere agli altri.

I due fratelli Masiani, appassionati di libertà e di sport, hanno trascorso le vacanze nei prati, nei vicoli, lungo le passeggiate e le strutture ricreative di Mendatica. Dai nonni Franco e Carla, inseriti nel nostro tessuto sociale da sessant’anni, premiati con medaglia quali villeggianti più fedeli, sono stati accompagnati alla scoperta del bosco e dei suoi segreti, dei profumi prativi e dei frutti spontanei, delle leggende, delle tradizioni e della fede del luogo. Sono cresciuti, come la mamma Laura e la sorella Paola, respirando l’aria tranquilla di questa montagna, condividendo giochi e speranze con i coetanei, dando a tutti generosamente spensieratezza, amicizia e sorrisi.

Nell’adolescenza ecco il contatto con la sofferenza, l’incontro con la malattia che li ha privati del papà. E ora la prova più dura, il male senza speranza.

Mendatica si è riunita nella chiesa di Cristo Re, per pregare, chiedere consolazione, essere vicina alle persone care che piangevano un figlio, un fratello, un nipote. E’ rimasta muta, immobile, perché parole e gesti non possono esprimere la profondità della partecipazione a tanto e indicibile dolore.

Ha ascoltato con indescrivibile commozione il saluto pieno di amore della mamma, l’applauso accorato del fratello, l’omelia che coniugava spiritualità e umanità del parroco, le parole e le lacrime dei compagni, delle scuole, della gente.

Mendatica confida ora che la grande fede del nonno Franco, costantemente a servizio nelle celebrazioni, possa sostenere la sua cara famiglia nella conquista della consapevolezza che Federico rimane sempre con loro e desidera la loro serenità e pace interiore. Federico angelo custode di una gioventù che oggi di ieri ha ‘fame’  di buon esempio, di persone credibili, oneste e coerenti, capaci di colmare i vuoti e gli abissi. Addio Federico, non ti dimenticheremo in fretta! Ma da lassù, non dimenticarti di noi.

Emidia Lantrua

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