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Cara Savona 2015 ti abbiamo fotografato nella Sala Rossa grazie all’ultimo libro. E Pasquale: con 440 mila € siamo più ricchi

Il contestatore ? Luciano Pasquale: “Io sono curioso, ho letto alcuni scoop che non sapevo… Ho letto e confrontato con i miei anni a Savona ed ho visto un film un po’ diverso. Nel libro ( Savona e l ‘identità perduta‘) il sindacato ne esce non correttamente, un po’ male sulle questioni ambientali anni ’80; ricordo che nelle trattative compariva per la prima volta la voce ambiente e salute. L’Acna ?… Da risanata l’hanno fatta chiudere… Teardismo ?… L’Unione industriali di allora era in opposizione a Teardo, basti pensare al presidente Paolo Caviglia. Diverso il discorso di qualche imprenditore isolato…. Il mondo dell’impresa era, nel suo complesso, trasparente e lineare… Savona ? Siamo più ricchi rispetto alla media nazionale…”. Un centinaio di presenze, in Sala Rossa, al primo esordio ufficiale del libro di Luciano Angelini, Franco Astengo, Giovanni Burzio. Un giornalista che ha fatto carriera, un politologo ex dipendente comunale, un sindacalista ex Ferrania, entrambi con esperienze nella politica militante, a sinistra. Purtroppo le cronache locali hanno disertato, privato i lettori di una pur minima cronaca dell’incontro. Mancanza di rispetto verso chi legge le pagine locali ? Una risposta – punizione all’intervento tagliente di Luciano Angelini che ha ‘chiuso’ l’incontro ? “Parlo da  vecchio cronista e non da cronista vecchio…con l’orgoglio personale, testimone del tempo… forse sgraditi  in questo palazzo…E’ con dolore che, mesi or sono, ho appreso la notizia che due testate, Il Secolo XIX e La Stampa, si univano…un solo editore. Come dimenticare che la sfida metteva in campo i migliori cronisti, a caccia di notizie, fin a rubare i certificati al pronto soccorso ! E oggi ? Sono in fotocopia, proprio in questa città, questa provincia. Oggi chi vi difende ?”.  Angelini ha rivelato che il libro è rimasto in forse più di quanto si pensi. “Credevamo di non farcela, solo l’opera di disboscamento di Burzio ci ha fatto superare dubbi e incertezze. Burzio col suo passato di  boy scout, cattolico, in buoni rapporti col vescovo Parodi, senza votare Dc.  Burzio che sfida Teardo e perde le elezioni”. Angelini  un nostalgico del  ’suo giornalismo’. “Il cronista di allora trovava notizie consumando le scarpe, ora consuma la batteria del cellulare, un’identità perduta… il cronista era il cane da guardia del potere, del palazzo ” Poi una similitudine al nuoto: ” Gli autori del libro non sono dei reduci, siamo della prima frazione e passiamo il testimone agli staffettisti….

L’ospite atteso era Luciano Pasquale, l’uomo forte di Savona e provincia, mai detronizzato. Tante investiture autorevoli. Rispettato e avversato, ammirato e biasimato. Gradito ai dibattiti, alle tavole rotonde. ‘Presenzialista’ nella pagine dei quotidiani cartacei e on line, sul piccolo teleschermo delle tv liguri. E’ lui stesso a tracciare il preambolo senza fronzoli: chi è Luciano Pasquale ? ” Da lunedì non sono più presidente di Carisa, da tre anni ho lasciato il posto di direttore  dell’Unione Industriali dove ero arrivato il primo febbraio 1983, assunto dopo una selezione fatta nel luglio 1982. Avevo 32 anni. “.  Quali considerazioni dopo la lettura del libro ? Alla platea dei presenti (i volti ed i nomi li propone Silvio Fasano storico fotoreporter della Riviera, tra i rottamati dell’editore unico), il ‘gelido’ Pasquale propone alcune sue testimonianze. Iniziando dai ricordi di un’inchiesta alla Camera di Commercio (anni ’80) che  riguardava i corsi di formazione professionale e tra gli indagati c’era Burzio che fu scagionato anni più tardi. Non tocca a Pasquale aggiungere che proprio attorno alla ‘zona grigia‘, paludosa, della formazione professionale si sono alternate polemiche, accuse trasversali nella diatriba politica, che negli anni hanno investito la Provincia, enti, sindacati, associazioni. Indagini, inchieste, processi. L’ultimo caso, in ordine di tempo, la vicenda dei presunti corsi fantasma nei centri di formazione Minetti di Varazze e Ial di Carcare. Chiamati in causa alcuni esponenti dell’Unione provinciale albergatori della provincia di Savona, dal 2009 al 2013, aderenti a Confindustria; tra essi Domenico Abrate, ex sindaco di Spotorno, ex presidente della Provincia quando scattò il blitz, tra gli arrestati e condannati della ‘Teardo story’, uomo di chiesa e di fede. Una sorpresa l’avvio dell’inchiesta? Chi ha qualche infarinatura sui corsi di formazione, in generale, non solo in questa provincia, difficile possa stupirsi più di tanto, al di là delle singole storie personali. Innocenti fino a sentenza passata in giudicato.

Luciano Pasquale ha ripercorso alcuni flash più significativi di Savona com’era. “Nel 1985 la crisi Fiat, riuscimmo a convincere tre aziende del settore auto a restare sul territorio. Tra queste ricordo un’importante famiglia di imprenditori di Niella Tanaro, significava 250 posti di lavoro.  Andai dall’allora sindaco Scardaoni, incontrammo l’imprenditore e ne è scaturito l’insediamento a Legino… una realtà molto positiva.  Vorrei citare i rapporti intercorsi per la realizzazione  del Campus Universitario. Credo che la stragrande maggioranza dei savonesi ignori cosa rappresenti. C’è un 20 per cento di studenti stranieri, una componente tecnologica importante e qualificata. Come non ricordare che il Campus è stato possibile grazie all’impegno e all’intelligenza con cui si è operato con il compianto Andrea De Filippi, il presidente  Aldo Dellepiane, il sindaco Armando Magliotto. Il punto di partenza fu la costituzione della società.  Ecco, mi piace dare atto anche dei rapporti costruttivi del mondo economico, sindacale e parte della politica. Oggi si dibatte dell’identità perduta ? Lasciatemi dire: prima che perduta dobbiamo ritrovarla. E non può essere solo un’identità istituzionale, ma un sentire comune. Perchè ? Savona, lo dicono le statistiche ufficiali, è seduta su una ricchezza che vale 440 mila € a famiglia contro una media italiana di 350 mila €.  C’è la  componente turistica, portuale, dell’industria, dell’agricoltura“.

E la sfida del futuro si può vincere  solo se c’è collaborazione tra le giovani generazioni e tutti coloro che possono testimoniare, far nascere un circuito virtuoso.  Parole di speranza, improntate all’ottimismo della volontà ? Con quali forze politiche e sociali ? L’acronimo e lo statuto di Spes ripropone il ruolo, il ‘miracolo’ della Società enti savonesi per l’Università.

Pare persino utile relegare solo alla storia le ‘colpe’ del passato. La testimonianza di Bruno  Manghi (Cisl Nazionale): “I comunisti  hanno impedito l’unità sindacale nelle fabbriche…la componente comunista è stata spesso protagonista del ‘no”‘. E Sandro Lorenzini, nato a Savona nel 1948, diplomatosi in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel 1988 in California, alla Scuola di Scultura dell’Arte Departement della Californian State University, come docente e ricercatore, autore della copertina del libro dice: ” Burzio un amico di quelli di ferro…se Savona è quella che è, nel bene e nel male,  perché i savonesi hanno interagito, il risultato è la Savona di oggi. La savonesità a volte ostacola, a volte vincola, in fondo abbiamo più positività che negatività. Sulla città non ho disegnato un clielo scuro ma sereno e questo è di buon auspicio”.  Il prof. Giunio Luzzatto, già assessore alla Regione Liguria, un passato da professore ordinario di Analisi Matematica alla Facoltà di Scienze M. F. N. dell’Università di Genova, titolare di contratto di ricerca presso la stessa Università. Membro, per la Commissione Europea, del Gruppo italiano dei “Bologna Experts”, amico e compagno di partito (Sinistra Indipendente) di Giovanni Burzio: “…Anzichè rottamazione preferirei parlare di archiviazione…della difficoltà dei nostri tempi di organizzare il dissenso, la capacità di reazione..“. Ha ricordato l’ottimo esempio del Circolo Calamandrei di Savona. Dal 1948 il circolo culturale, uno dei punti di riferimento per gli amanti della settima arte. Dedicato ad una delle voci più nobili della Resistenza italiana, il circolo aveva la propria sede in via Pia e le riunioni dei soci portavano a discussioni culturali molto accese. I temi erano i più svariati: dal teatro al cinema, fino alla letteratura. “Un circolo culturale liberal democratico – ha detto Luzzatto - che aveva tra gli ispiratori anche i fratelli Rossetti. Un socialismo Doc prima dei Craxi, dei Teardo. Con un costante elemento preoccupante. Non si è stati capaci, dopo il caso Teardo, di trarre le conseguenze, ecco perché non bisogna dimenticare le lezioni del passato”.

Appunto, archiviare e non cancellare. (L.C.)

 

 

 

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