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L’esito ottimale del caso Volkswagen di un savonese


L’ impatto globale delle auto VW inquinanti e dei software fuori norma, ha scatenato reazioni internazionali di ogni genere, da parte governativa e industriale del settore, proponendo di fatto un ottimo momento di riflessione sulle possibili soluzioni delle problematiche implicate.

 

Giovanni Maina, architetto, già presidente regionale di Italia Nostra

E’ in gioco lo stato del rapporto tra il modello della mobilità, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e l’ecologia, mentre per contro si constata l’inadeguatezza del sistema, insieme alla mancanza di proposte capaci di risolvere in modo integrale queste problematiche, mediante una svolta decisiva.

Pur essendo un caso rilevante di ben 11 milioni di auto che inquinano un po’ di più del limite, tuttavia il vero grande problema epocale da affrontare è quello di perseguire il livello zero delle emissioni nell’atmosfera, della mobilità, delle centrali, del riscaldamento e dell’agricoltura.

L’obiettivo della prossima conferenza sul clima di Parigi è di ridurle della metà entro il 2050.

Probabilmente un valore minimale se si considera la situazione globale.

Infatti uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature, sostiene che sarebbero 3 milioni le persone che ogni anno muoiono a causa delle grandi nubi di smog diffuse in Cina, India, Africa e un po’ dovunque come in Val Padana. Più delle vittime dell’Aids e della Malaria, che potrebbero raddoppiare nei prossimi tre decenni, anche a causa delle polveri sottili PM 2.5 e 10. Mentre l’anidride carbonica persiste 120 anni prima di essere assorbita dai processi naturali, l’aria, l’ultimo elemento gratuito che abbiamo, in due secoli ha perso il 3% di ossigeno e ora contiene 400 parti per milione di CO2 come nelle ere Vulcaniche, milioni di anni fa.

Spicca tra le cause principali, il motore endotermico di un auto media, che consuma 1000 volte l’aria che respira un uomo, trasformando l’ossigeno in anidride carbonica 400 volte di più.

Il motore elettrico, a carica solare, invece, non cosuma aria e non la inquina.

A quesi ritmi di emissioni connesse al modello economico attuale, l’aria del pianeta non potrà tornare salubre. Senza contare gli altri disastri ambientali connessi.

La risposta risolutiva totale e sicura, sta nella sostituzione dei veicoli a combustibili fossili con quelli elettrici o a idrogeno, con inquinamento zero e alimentati dal sole.

Una rivoluzione possibile in buona parte, entro il mezzo secolo indicato dagli scienziati, ma da iniziare subito con il contributo dei Governi degli Amministratori e dei cittadini da una parte, mentre dall’altra occorre la collaborazione delle Case Automonilistiche e del sistema industriale e finanziario.

Ad esempio, la Volkswagen, a compenso del danno globale procurato, dovrebbe sentire l’obbligo morale di produrre un modello di auto elettrica a pari costo e caratteristiche, per sostituire quello equivalente con motore termico.

Si noti che se prodotta in grande serie l’auto elettrica non costa di più di quella a combustione.

Anzi il motore elettrico a pari potenza, è molto più leggero, più semplice, ha un rendimento quasi triplo e costa molto meno della metà.

Inoltre le batterie di nuova generazione, di zinco – aria e quelle al grafene, sono più leggere, più capaci e di carica più rapida, tanto da raddoppiare l’autonomia di quelle tradizionali.

Un Governo ecologicamente virtuoso, in accordo alle prescrizioni degli scienziati e dell’ Enciclica di Papa Francesco, “deve” finanziare gli ecobonus anche per i veicoli elettrici e a emissioni zero, a partire dagli scooter.

Si noti che il sistema in atto delle detrazioni fiscali per i miglioramenti energetici e i pannelli termici e fotovoltaici per la casa, rende al fisco tre volte l’investimento dello Stato.

Ovviamente da subito anche il parco auto pubbliche, deve essere rinnovato con mezzi a emissioni zero.

Infine le Amministrazioni Comunali, a tutela della salute dei cittadini, devono pianificare il territorio con zone sempre più ampie, oltre quelle pedonali, riservate esclusivamente al traffico ad emissioni zero, con l’installazione diffusa, delle necessarie colonnine per la ricarica rapida ( 30min per 80% della batteria ).

Senza contare che esiste una consistente parte di cittadini disponibili sin da subito a investire per i mezzi elettrici e le centraline per la ricarica fotovoltaica privata..

Se poi la Volkswagen fosse “obbligata” dalla Comunità Europea e Mondiale, come indennizzo per

la frode e il danno provocato, ad attuare il programmma sopra citato, paradossalmente si troverebbe dopo pochi anni a godere di di un vantaggio industriale e di mercato.

Il che di fatto indurrebbe le case concorrenti a inseguire la nuova situazione, con un beneficio globale considerevole.

Infine è curioso constatare che “motu proprio” la corsa al modello energetico con le tecnologie a inquinamento zero, la stanno già facendo saggiamente gli Emirati Arabi, quelli che attualmente traggono il vantaggio massimo dal petrolio.

Con la certezza che tra pochi anni trarranno i ricavi delle royalty di quel lungimirante modello delle tecnologie ecologicamente virtuose, pagate dai paesi che con pervicacia e cecità, oggi si rifiutano di perseguire.

 

Giovanni Maina


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G.Maina

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