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Provincia al voto. A Cosio d’Arroscia piove manna dal cielo, il sindaco candidato esulta

Non è un pesce d’aprile, né la sorpresina dell’uovo di Pasqua. Dal cielo è piovuta manna vera. Un cadeaux di 612 mila €. Cosio d’Arroscia e il suo sindaco già vigile urbano, esultano. Non importa se il ‘padreterno’ che ha aperto la cassaforte, l’abbia fatto alla vigilia delle elezioni in Provincia e Danilo Gravagno è l’unico candidato della Valle Arroscia per lo schieramento di centro destra.  Tra 18 mesi lavori conclusi e tutti invitati a Cosio, 360 giorni l’anno. Non solo più nei due giorni di sagra e festa popolare.  

Il sindaco di Cosio d’Arroscia Danilo Gravagno (primo a ds) grande animatore del carnevale di Pieve di Teco

Questa volta Belfagor, il gran demonio che vive in una reggia sulle alture di Alassio e si muove in Cadillac, con maggiordomo, per i grandi reportage nei lussi dell’opulente Riviera. E’ inviato in missione speciale. Il mio editore, miliardario a Dubai, ha saputo delle prodezze del primo cittadino di un piccolo grande paese della valle, ormai proiettato nello sviluppo del terzo secolo dopo Cristo.

Prima di intraprendere il viaggio ho letto qualche articolo apparso su trucioli.it, negli ultimi due anni, che racconta Cosio d’Arroscia, il suo amato sindaco, uomo di polso e di coraggio. Con una lettera al vescovo era riuscito a far fare le valige al giovane parroco indiano inviso a parecchi fedeli. All’Expo di Pieve di Teco, alla prima edizione, lo stand del paese è rimasto per molte ore sguarnito, problemi organizzativi proprio in un giorno importante per visitatori e promozione. Lui si è prodigato ed ha coperto – unico sindaco della vallata – il posto vacante. Quando c’è da sacrificarsi per rispondere alle domande degli ottimi giornalisti intervistatori della devota Imperia TV del cav. ufficiale, Francesco Zunino, ultimo guerriero dell’editoria imperiese e ponentina, Danilo Gravagno sindaco, non si sottrae, stravede. Certo, non è il suo pane, ha qualche difficoltà di linguaggio,  di consecutio temporis, ma parla col cuore, esprime  concetti profondi sull’essenza delle strategie socio – culturali- economiche- turistiche- residenziali.

Non sarà un caso se la corazzata che può vantare di aver amministrato – sotto le bandiere politiche della destra moderata e leghista, berlusconiana e scajolana, manfrediana e adolfiana, saldiana – una delle più fiorenti province d’Italia, si riproponga agli elettori imperiesi per ricevere una meritata fiducia bis, tris, visto che negli ultimi 70 anni, la balena bianca o se volete azzurra, qui ha regnato per 60.  I meriti sono suoi, non possono essere sottratti men che mai dai giovani rinnovatori, dai rottamatori della vecchia guardia.

Il mio protetto Danilo Gravagno merita successo, i sindaci, i consiglieri comunali che vanno a votare, domenica 3 maggio 2015, rappresentano  66 Comuni, con l’esclusione del claudicante Aquila d’Arroscia, qui non erano neppure riusciti a formare una lista, si lamentavano per le casse vuote, eppure avevamo constatato – piccola cosa – che lasciano i cartelli di strada ‘chiusa’ vietata al transito anche quando era percorribile, soprattutto dai turisti, dagli stranieri. Perchè non hanno mandato una missione a Cosio d’Arroscia e consultarsi con uno del popolo, uno di noi come è appunto il buon Gravagno ? Avrebbe dato consigli e dritte, ad iniziare dal modo di darsi da fare per reperire risorse, denaro, con modestia e pazienza, senza urlare.

Belfagor, padrone assoluto dell’inferno eterno e degli indemoniati, abituato alla vita sfrenata del lusso, tra ballerine e champagne, non si era mai avventurato nei poveri e ‘dimenticati’ borghi della valle montanara. Forse ha letto che qui è nato e credo ogni tanto scriva una specie di giornalista – giornalaio assai vecchiotto e non credo abbia mai combinato nulla di buono e soprattutto di bello. La bellezza conta. Ecco perchè bisogna gioire, festeggiare per chi è riuscito a farsi finanziare dalle casse pubbliche di ‘Roma ladrona’ i lavori nella vecchia scuola elementare, due piani.  Ecco perchè Belfagor invita caldamente tutti i consiglieri dei Comuni imperiesi a sostenere la lista guidata da Eliano Brizio, 53 anni ben portati, l’uomo forte di Prelà e di Val  Prino. E al secondo posto premiare l’ambasciatore della Valle Arroscia dove la gioventù fiorisce e qualche volta partorisce. Spero siano davvero pochini quelli che mettono la croce su un cognome storico Fabio Natta primo miope cittadino (immeritato ‘) di Cesio, ma dei Natta  -  Alessandro, mitico segretario del Pci e Giulio, ingegnere chimico, premio nobel nel 1963 per le ricerche sul prolipropilene isotattico (moplen) e le sue trasformazioni in fibra sintetica ( meraclon)  - non credo abbia qualcosa da spartire. E poi diciamocela tutta, perchè dovremmo cambiare i cavalli di razza dopo tutti i traguardi raggiunti, anche e soprattutto nel nostro entroterra, con Monesi lanciatissima capitale che fa da traino. Guardate che casini sta combinando il Capacci sinistroso imperialista, capitalista ? Passa da un’inchiesta all’altra, denunciato e condannato (in attesa di appello) persino per via della moglie che l’avrebbe ‘ripudiato’. Frode fiscale… Che fiducia si può avere ?

Danilo Gravagno e la squadra di pallapugno di Eliano Brizio, Antonio  Becciu di Molini di Triora,  Massimo Calcagno di Diana Castello,  Alessandro Casano di Imperia, Luigino Dellerba di Aurigo, Maria Tresa Garibaldi di Santo Stefano al Mare, Giacomo pallanca di Bordighera, Umberto Riccio, consigliere provinciale uscente. Sanno quanto sia radicata la fede e la riconoscenza degli imperiesi onesti verso il perseguitato da giudici rossi e neri (Bogliolo ?) capitan sciaboletta Scajola. L’uomo che da ministro dell’Interno ha scongiurato la ‘macelleria G 8‘, in quel di Genova, che senza i disastri della giustizia avrebbe completato e rilanciato la macchina del nuovo porto turistico di Imperia. Tanti soldini, tanti posti di lavoro, come ai bei tempi quando persino dall’entroterra si correva verso il mare per coprire le esigenze in uffici pubblici, aziende pubbliche, posti statali. E chi furono i benemeriti benefattori ? Mica la dannata sinistra, va bene che i grillini non c’erano e  l’Umberto Bossi gridava “boia chi molla, a Roma magnano e noi paghiamo”. Forse è per questa ragione che quando è entrato al governo con Berlusca ha preferito far comprare diamanti.

Amici di Belfagor, mi complimento. Anche per l’accogliente ed ospitale Cosio d’Arroscia – presto potranno riaprire quel grande ed inutilizzato immobile alberghiero sulla strada di Mendatica, riproporre la fattoria dei profumi al letame genuino da anni in bella mostra sulla stretta provinciale – arriverà l’attesa e sofferta risurrezione. Scusate i lunghi incisi, pure Belfagor si emoziona ad ascoltare il sindaco Gravagno quando annuncia: “ Abbiamo raggiunto un’incontestabile vittoria, in tutta Italia abbiamo vinto insieme a 137 comuni che avevano presentato progetti simili. Trasformiamo l’ex sede delle elementari, quasi in rudere,  in un centro culturale con sala convegni e fulcro del turismo via internet. Grazie al progetto dell’ingegner Claudio Fusini, entro l’estate il via al lavori  e dopo 18 mesi inaugurazione“.

Bravo, dieci e lode. Intanto gente di mare, di terra, di montagna, raggiungete numerosi Cosio d’Arroscia, vi aspetta il sindaco per un aperitivo e tocco di buridda, poi tutti a tavola per gustare i piatti della mitica cucina di Maria, Trucioli ha già scritto, leggete in archivio e vi verrà tanto appetito. In bocca al lupo amici vicini e lontani. Malesuada fames. ….Mens sana in corpore sano.

Belfagor 

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