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Pape Satàn, pape Satàn aleppe. Il ‘concorso’ di Bardineto. Il canto di Grillo…

Il ritorno di Satanasso – i bei tempi del « mi consenta » e del “si contenga” - la decadenza del linguaggio politico – far west ligustico e sempre attesi acclaramenti – le rime del vetero compagno Pistarino premiato poeta bardenollo

    I nostri quattro lettori avranno certamente, come noi, avvertito un brivido d’orrore dinanzi alla scomposta e penosa reazione di svariati cosiddetti sacerdoti e fedeli, ma è accaduto davvero: hanno scambiato un poveretto per un indemoniato da esorcismo che, per un suo gesto paterno, è stato attribuito al Papa. In mezzo alla folla di piazza San Pietro e dintorni, come sempre, Papa Francesco si è chinato su di un ragazzo handicappato, ponendogli affettuosamente, da quel sant’uomo che è, le mani sul capo. Conosciamo tutti le reazioni che un essere umano in tali condizioni ha quando lo si avvicina, lo si accarezza o comunque lo si pone in contatto con il calore di chi lo accudisce.

Quei medioevalisti da caccia e rogo di streghe hanno affermato, spudoratamente, che il ragazzo ha aperto la bocca e ne sono usciti i démoni che lo infestavano (naturalmente, Padre Lombardi, portavoce del Papa, ha smentito).

    Chissà Dante in quale cerchio del suo inferno avrebbe conficcato costoro. Certo stanno al livello di Pluto che il grande poeta ha posto a guardia del quarto cerchio e che, ottusamente, affronta Dante e Virgilio con il famoso e minaccioso non-sense

    “Pape Satàn, pape Satàn aleppe”.

Sul recondito significato di questo verso si sono sprecati inutili fiumi di inchiostro, ma un fatto è certo: il Papa non c’entra niente (e infatti è scritto minuscolo) ma Satàn quale simbolo della stupidità del male, sì.

    A nostro avviso lo ha interpretato bene il grande poeta meneghino Carlo Porta che, nella sporadica traduzione dialettale di alcuni canti della Divina Commedia, lo ha tradotto così :

    ”Ara bell’ara, discesa carnara”

che sarebbe una puerile tiritera per decidere chi sta sotto a nascondino.

    Sulla catastrofe linguistica di questi ultimi anni (prosseneti i telefonini, i messaggi e le sparate on-line, i cosiddetti politici da strapazzo, la Lega nord, gli imputati di corruzione et similia), non è nemmeno il caso di fare esempi. L’ingiuria gratuita, gestuale e verbale, è diventata un quasi normale camminamento dialettico, perdendosi così il mordente che ha la parolaccia, se spiccata una tantum e a proposito.

    Rimpiangiamo persino il vetero-linguaggio introdotto nelle prime illusionistiche apparizioni televisive di “Lui”, quando, presentandosi col sorriso mielato del benefacente, infiorava le fallaci promesse imbonitrici di “mi consenta” o, nei casi di scontro, di “si contenga”. Roba da seminaristi! Per questo ha poi proseguito con le mistiche cene di Arcore.

    Tra esorcismi e parolacce, abbiamo assistito alle parziali elezioni amministrative meno frequentate della nostra giovane storia democratica. Sorprese a non finire: prova provata del baratro che separa gli specialisti dell’apparire e le loro sfigate profezie dalla realtà.

    Nel nostro far-west, laddove è di moda il rinvio dell’acclaramento (intanto di luce solare ce n’è a bizzeffe), abbiamo assistito ad una solenne sberla subita dalla destra parapolitica, nelle sue variegate sfumature corrose da criptici duelli intestini.

    Ma, ci scaraventa sotto il naso il vetero-compagno Pistarino, ” Mîa ün po’ Arâsce, lì ô gh’è ‘lo zoccolo duro’ dei berleghisti veggia scôeua. E a Leûa?.”

    ”Ma cosa c’entra Loano, Pista, da noi non si votava”.

” Nô gh’è ninte da fâ : Leûa fa rimma con Scaggieûa, e Arâsce fa rimma con ba…”

    ”Pista, piantala. Da quando ti sei messo a scrivere poesie – si fa per dire – per il concorso di Bardineto, stai a giocare con le rime, non siamo mica nell’ottocento!”

    “Ah sì? E allora beccati questa in italiano:

    Se non vota più nessuno

    il PD va al cinquantuno”.

Con cotanta amarezza or dunque, si festeggia da un vetero-compagno una vittoria? E non contento, dopo che, in rotta di collisione con i più antichi insegnamenti dei grandi maestri, Grillo se l’è presa con l’elettorato (mai prendersela con gli elettori ! mai. Se non ti hanno votato è colpa tua), Pista ha riesumato i Trilli, a modo suo, e si è allontanato cantando:

    “Grillo, Grillo, Grillo

     t’âè ciü môsse che bacillô

    e bacillô ti nô n’âè,

    t’âè ciü môsse che dinâe…

    ecc.”

BELLAMIGO



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