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Grand Hotel Moroni di Finale, progetto di rinnovamento. Lasciano i Vignone


Finale Ligure – “A tutti gli affezionati clienti del Grand Hotel Moroni….”.  Il cartello affisso da fine settembre sulla vetrata principale dello stabile  indica importanti lavori di ristrutturazione. Un annuncio importante e qualificante per il tessuto alberghiero della cittadina. Da una parte esce di scena dall’imprenditoria savonese una famiglia di prestigio, quali i Vignone, che per anni ha gestito il Moroni. Sull’altro fronte la buona notizia che l’erede Moroni (la figlia adottiva) continuerà sulle orme del padre, fondatore dell’hotel e operatore finalese di talento.

  Il cartello in 5 lingue (sul testo tedesco ci sono un paio di errori) rende noto: ” Vi anticipiamo i progetti di ristrutturazione in programma per la nuova stagione, in occasione del ritorno della famiglia Moroni alla gestione dell’albergo. Ammodernamento sale comuni, rifacimento reception e ristorante, centro benessere, sala congressi, baby room e altro…A partire da Natale 2012.”

Va da se che nell’intervento sia previsto il rinnovo delle camere e dei servizi. Un’esigenza primaria per una struttura ricettiva ed in particolare per un quattro stelle. Non è un mistero, infatti, che proprio le condizioni complessive dello stabile lasciavano piuttosto a desiderare, creando di fatto una situazione non ottimale per chi lo aveva in gestione (Vignone).  Bastava consultare nei vari siti internet-web i giudizi di clienti italiani e stranieri.

Una buona notizia, si accenava, su più fronti. Intanto un altro passo avanti nel potenziamento di Finale Ligure  del suo patrimonio alberghiero, proprio in anni in cui si susseguono le dismissioni-trasformazioni di hotel sia per la crisi, sia per il più interessante e redditizio mercato del mattone e della seconda casa (ma pure in difficoltà).

Il progetto di ristrutturazione e gestione diretta è un segnale di incoraggiamento che premia, peraltro, gli sforzi compiuti dalla giunta Richeri. Pur tra critiche, spesso esagerate rispetto allo scenario di altre località rivierasche, l’amministrazione in carica ha dato importanti segnali e di  scelte a favore dell’industria alberghiera. Per la valorizzazione complessiva ambientale. E’ probabilmente l’unico centro della costa ponentina dove negli ultimi anni si è costruito di meno (a scapito degli oneri di urbanizzazione, introiti assai ricercati dagli enti locali), salvaguardando in particolare le zone agricole, scelte in molte località come scorribanda per speculazioni ed arricchimenti facili. Vedi inchieste e sequestri.

Il Grand Hotel Moroni non ammainerà  la bandiera che dagli anni ’50 aveva visto Romoli Moroni tra i personaggi più attivi ed intraprendenti della cittadina. Persona schiva e riservata, sempre pronto a collaborare attivamente quando si trattava di rendere un servizio concreto alla comunità, alla società civile. Basti pensare che tra le tante iniziative (pur rimanendo estraneo alla vita politica) il comm. Moroni fu tra i soci fondatori del circolo nautico di Finale. Era il 5 maggio 1965. Con lui altri nomi di spicco  e di spessore: il mitico comandante (fu sindaco) Migliorini, Buraggi, Ghigliazza (Giacomo e Piersanto, tuttora in vita), Acqua Barralis, Ferrari, Accinelli, Moretti. Solo per citare i più noti.

La storia dell’hotel Moroni dapprima in gestione diretta, poi affidata alla famiglia (coniugi) Vignone che nel corso dei decenni hanno saputo conquistare prestigio ed un bagaglio di professionalità-serietà. Fino ad un importante svolta, con l’acquisto a fine anni ’90 del Grand Hotel Majestic di Diano Marina e dove oggi si sono di fatto trasferiti, con successo e  nuova intraprendenza. A papà Orazio, un altro imprenditore che ai riflettori e alla ribalta ha preferito lavorare sodo e con  tenacia, alla infaticabile moglie, si è aggiunto da qualche tempo il figlio Paolo diventato perno importante dell’azienda famigliare. Al motto della concretezza e dei risultati piuttosto che dei facili luoghi comuni, del tipo “Ora bisogna rimboccarsi le maniche’.

Per tornare alla sorte dell’albergo Moroni, quando fu inaugurato (erano gli anni in cui la città contava 170 esercizi alberghieri, locande  comprese) disponeva di  78 camere. Anche in quel periodo l’apertura non era annuale, iniziava a marzo e terminava a fine ottobre).  Con l’arrivo dei Vignone si è passati  all’apertura invernale, in particolare sfruttando i gruppi di anziani. E questo consentiva sia di offrire a Finale un quattro stelle aperto di fatto tutto l’anno, sia di mantenere importanti posti di lavoro. E’ seguita una prima ristrutturazione (da parte della proprietà Moroni) con la trasformazione in residence di un settore. Da quel momento il Moroni scese a 57 camere e 108 posti letto.

Ora l’importante e promettente svolta. Una iniezione di fiducia. Un motivo di plauso ed incoraggiamento sia per chi si
aggiunge all’investimento e all’obiettivo di rilancio, sia per quanti pur tra mille difficoltà sono impegnati nel tenere viva la speranza verso un turismo capace di far fruttare gli investimenti. La vocazione turistica, insomma, non raccontata all’infinito sulle ali delle illusioni, ma una dinamica realtà socio-economica. Così come accade in quelle aree del mondo e dell’Italia (basti pensare all’Alto Adige) dove il tessuto alberghiero-turismo montano sono l’asse portante dello sviluppo e dei tanto auspicati posti di lavoro, con annesso l’indotto. Con al priorità della valorizzazione ambientale.

Bentornato, dunque, Grand Hotel Moroni vestito di nuovo!


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